È evidente che quando si esprime un’opinione critica sui condoni o si è a sfavore della cementificazione del territorio, per molta gente è come parlare di corda in casa dell’impiccato ma il problema, è che la corda, l’impiccato vuol mettersela lui!
Orbene, siamo tirati ancora una volta in ballo per l’articolo sul "maxiemendamento", quello che lo scorso agosto ha tenuto banco per un po’, soprattutto nell’area commenti ad esso dedicato. Questa volta tocca all’associazione Neanàstasis, attiva da anni a Sant’Anastasia
Premesso che ho sempre apprezzato l’operato di Neanàstasis per le sue battaglie in favore della legalità e della tutela del territorio e con la quale spesso ho lavorato sullo stesso versante, rimango però perplesso, per non dire deluso, per l’articolo apparso ieri sera su ilmediano.it ma soprattutto per il tono col quale è stato redatto, nei confronti di chi, fino a quell’articolo dei primi d’agosto (LEGGI), era persona di confidenza e con la quale si sarebbe potuto affrontare l’argomento davanti a un buon caffè, così come altri, meno intimi hanno più saggiamente proposto. Magari avrei appreso qualcosa in più di questo imprescindibile mondo del cemento.
Iniziare poi una discussione, non certo priva di argomentazioni, con delle etichette, non è invero cosa elegante, poiché si bolla a priori chi viene criticato e che porterà questo presunto marchio d’infamia per tutta la lettura dell’articolo e oltre, spero quindi che "ignoranza, malafede e fondamentalismi" non ricadano tutti sulla mia di persona e che possano, quanto meno, essere equamente condivisi con l’amministrazione anastasiana, quella che una volta, l’agguerrito gruppo dei neanastasiani combatteva con veemenza proprio su tematiche affini. Ma forse erano altri tempi e vale dunque la pena prendersela prioritariamente con uno qualunque come me. Ma andiamo al dunque.
Il sottoscritto non è certo un esperto di burocrazia ma capisce quello che vede, e mentre ci si appella ai cavilli e al fatto che quest’emendamento non faccia danni, si continua a costruire abusivamente, in zona rossa, gialla, blu e a pois! Sorgono come risultato emotivo nuove impalcature per ristrutturare o adeguare gli stabili e aumentano le cubature. Niente di male per certi versi, molti sono anche edifici storici, pericolanti ma il problema è sempre lo stesso, viviamo in una zona ad alto rischio vulcanico ed idrogeologico e soprattutto con densità abitative da record. E, per quel che ne capisco io, si continua ad incentivare la popolazione a vivere nel Vesuviano invece di decongestionarlo.
Inoltre, se è vero che esistono migliaia di pratiche inevase è anche vero che sono il frutto di calcoli sbagliati (o forse fin troppo corretti?) di chi ha promulgato i condoni dell’85 e del ’94 e quindi cosa si fa? Si riaprono i termini, perché è un diritto di chi ne ha fatto richiesta, certo! Ma anche chi ha rispettato la legge, a maggior ragione, ha i suoi diritti ma, disgraziatamente, come premio, patirà i danni di chi invece la legge l’ha evasa. E se entro il 31 dicembre del 2015 non saranno concluse tutte le pratiche, si andrà avanti ad oltranza, fino al prossimo condono (quello vero!)? Ma soprattutto, in mezzo a tanta illegalità chi ci garantisce che tra le maglie larghe della nostra normativa non vi passi anche qualcos’altro?
Il Vesuvio e il Vesuviano non sono un luogo come un altro e questo non solo per l’unicità del Vulcano e del Parco Nazionale che dovrebbe tutelarlo ma anche e soprattutto per il fatto che è stato, negli ultimi cinquant’anni, oggetto di un assalto totale soprattutto da parte del cemento e dell’immondizia. E allora, invece di fare tesoro degli errori passati cosa si fa? Si continua a dare spazio, in un modo o nell’altro al cemento. A questo punto se essere fondamentalisti, in un luogo dove è giusto e necessario esserlo, significa che allora sì, io lo sono! Perché di sicuro non sono ipocrita
L’articolo poi scende nel più pietistico dei luoghi comuni: "E’ opportuno allora ricordare che le attività delle costruzioni contribuiscono in misura non trascurabile alla produzione della ricchezza nazionale e, quindi, a mantenere l’occupazione. Non è un caso che l’attuale alta disoccupazione che affligge l’Italia è concomitante anche al crollo delle costruzioni." Ora mi vien da pensare: com’è possibile che dopo tanta perizia forense, chi ha redatto la lettera, possa scendere così di livello? Al di là infatti della monocultura edilizia, se in tanti anni non ci si fosse affidati esclusivamente a questa, come unica alternativa alle sorti dell’economia locale e nazionale, molto probabilmente non saremmo arrivati a quello che oggi corrisponde a una sorta di bolla speculativa che è scoppiata in Italia come in Spagna e soprattutto negli USA, innescando una crisi di portata planetaria. Nel primo decennio del 2000, l’edilizia italiana è stata favorita da una bolla immobiliare. Il risultato è stato quello di un eccesso di case nuove rispetto alla domanda togliendo investimenti a settori più produttivi. È plausibile quindi che i problemi della crisi dell’edilizia non siano da ricercare negli articoli di Ciro Teodonno ma nella poca avvedutezza di chi ha incentivato il cemento rispetto, ad esempio, ad agricoltura e turismo. Perché allora non si è mai pensato a una sorta di riconversione industriale? Perché non si vuol pensare ad altri settori dell’economia, perché in un modo o nell’altro si vuol portare sempre acqua al proprio mulino?
Sorvoliamo sulla bassezza dell’allusione all’impiego statale che implicherebbe un non diritto a un’opinione per chi ha commesso l’errore di studiare e fare concorsi per guadagnarsi da vivere e arriviamo ad un altro punto del discorso: "Oggi più del 80% degli Italiani è proprietario della casa in cui abita, percentuale che non trova riscontro negli altri paesi. Questo è certamente l’aspetto positivo di quell’attività che gli ecologisti, poco attenti alle molteplici sfaccettature della realtà, tendono ad ignorare." Essere ecologista, ammesso che io lo sia, è un’altra etichetta, ma di quelle negative, un ecologista è uno che non capisce "le molteplici sfaccettature della realtà"! Uno che evidentemente vive nel suo mondo di ignoranza, malafede e fondamentalismo. Invece, chi è convinto che si possa, o che addirittura si debba ancora costruire sotto al Vesuvio è uno realista e di buon senso. E poi scusate, cari amici di Neanàstasis, ma se uno ha il diritto di costruire la prima casa e anche la seconda, dov’è finito il diritto di chi vuole vivere in un ambiente salubre e sicuro?
Per "il recupero e l’adeguamento alle nuove normative sismiche e di contenimento dei consumi energetici degli edifici" ho già discorso nell’articolo di agosto esprimendo la mia opinione.
Per concludere, qualora mi sbagliassi sarò sempre pronto a farne ammenda ma solo per onestà intellettuale poiché non ho scrupoli sulla coscienza. Sono convinto di non esser stato io a fare danni sotto al Vesuvio, e chi sarei per farlo? Ma il pro-memoria, risultato dell’azione di decenni di edilizia selvaggia o pseudo legale e soprattutto dell’ipocrisia di chi non vede al di là dei propri interessi, i venditori di acqua sempre fresca, è sotto gli occhi di tutti e saranno costoro che dovranno passarsi la mano sulla coscienza quando la natura deciderà di chiedere il conto.

