Sant’Anastasia, l’ex consigliere Carmine Capuano e il Puc: «Sul mio ruolo soltanto bugie e gossip»

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comune di sant'anastasia
Carmine Capuano

Sul piano urbanistico comunale, prima, durante e dopo la scorsa campagna elettorale, se ne sono dette di tutti i colori. Soprattutto dal momento in cui l’ex vicesindaco Carmen Aprea decise di rilasciare un’intervista al mediano.it raccontando le ragioni per cui non si sarebbe candidata e quelle per cui, pur scegliendo per principio di restare in carica, era palese una frattura tra lei, l’ex sindaco Abete e buona parte della precedente amministrazione comunale.

Questa frattura era dovuta a divergenze sul piano urbanistico comunale, responsabilità insita nella delega detenuta dallo stesso avvocato Aprea che in quell’intervista, pur non facendo nomi e cognomi, raccontò di pressioni e richieste che non aveva giudicato legittime, augurandosi che il piano urbanistico, oramai pronto e secondo il suo parere rispondente alle naturali aspirazioni di sviluppo del paese, fosse adottato prima del voto. Non fu così. Del Puc in tanti hanno detto in campagna elettorale, additando esplicitamente o meno palesemente, un «responsabile» della non approvazione del piano, un consigliere comunale che avrebbe influito molto sull’arenarsi dello stesso. Tale ex consigliere è Carmine Capuano e, nell’esposto che l’ex funzionario responsabile dell’urbanistica, Luigi Pappadia, ha firmato e presentato ai carabinieri di Castello di Cisterna prima dell’inchiesta Concorsopoli – venuta fuori con gli arresti che datano esattamente un mese fa e che ha poi causato lo scioglimento del consiglio comunale – è chiaramente nominato. Due giorni prima degli arresti, Capuano rilasciò un’intervista al mediano.it e in quell’occasione gli furono rivolte domande precise, gli fu chiesto cioè se avesse interessi di qualche genere, sul Puc per esempio, e lui rispose sostenendo che gli unici interessi riguardavano quelli condivisibili dall’intero paese, prima di ogni altro lo sviluppo di Sant’Anastasia. Oggi, rendendo noto (leggi qui) quanto Luigi Pappadia ha raccontato agli uomini dell’Arma, abbiamo ritenuto opportuno fornire ai lettori entrambe le versioni, affinché tutti possano farsi un’idea della vicenda, un’idea che sia scevra da condizionamenti di ogni genere e risma. Dunque, abbiamo chiesto a Carmine Capuano di rispondere ad alcune domande e l’ex consigliere socialista ha accettato di buon grado. Quella che segue è la trascrizione dell’intervista realizzata ieri, 5 gennaio 2020.

Era a conoscenza di un esposto firmato dal dipendente comunale Luigi Pappadia in cui lei viene citato in merito a suoi presunti interessi sul Puc?

«Non ero a conoscenza di alcun esposto, della sua esistenza ho appreso, come credo tutti, leggendo le notizie degli ultimi giorni e ribadisco che non ho interessi “personali” rispetto al piano urbanistico comunale».

Nell’articolo che sarà pubblicato contemporaneamente a questa intervista, è raccontata la versione di Luigi Pappadia in merito. Nell’esposto si fa il suo nome e si riferisce di un incontro, con l’allora funzionario all’urbanistica e con l’assessore pro tempore, l’avvocato Carmen Aprea, in cui lei avrebbe chiesto di ubicare una zona turistico ricettiva su specifiche particelle, identificabili con terreni di proprietà di una iscritta al Partito Socialista di Sant’Anastasia, una zona che sarebbe stata di interesse di un grosso investitore cinese. E si sostiene che, nello stesso incontro, lei avrebbe insistito sulla necessità di prendere in considerazione, a questo fine, solo e unicamente quelle particelle. Risponde al vero tutto ciò?

«Assolutamente no. Io ho chiesto, come ribadisco ancora oggi, che in quel piano urbanistico si prestasse attenzione allo sviluppo di due zone del paese in particolare: una è la zona di via Vallone da via Casaliciello fino alla stazione di Madonna dell’Arco, l’altra è un’area di via Marra, in zona Marciano nelle prossimità di Somma Vesuviana. Per quest’ultima zona c’è un progetto approvato, con finanziamenti della Città Metropolitana che serviranno ad ampliare quella strada e che merita di sicuro attenzione essendo sulla direttrice che porta agli scavi archeologici di Somma».

Ed è su quell’area che ci sarebbe un interesse di non meglio identificati investitori cinesi?

«Guardi, ho sentito anche io questa fantasia, questa storiella. Non ne conosco, di investitori cinesi interessati a quell’area, ma laddove esistessero non vedo il problema, ben vengano».

Lei però avrebbe insistito, in un incontro avvenuto nell’ufficio urbanistica, alla presenza dell’architetto Pappadia e dell’avvocato Aprea, sulla necessità che si prevedesse un’area turistico ricettiva su particelle precise e non su altre. Su terreni cioè che risulterebbero proprietà della famiglia di un tecnico militante nel suo partito.

«Io ho sentito solo inciuci e gossip. E se anche fosse? Se quell’area, che ribadisco va sviluppata in questo senso, appartenesse ad uno piuttosto che a un altro quale sarebbe il problema? Io non ho mai chiesto di favorire nessuno e non ho mai indicato a chicchessia particelle precise. Ho solo fatto presente che sarebbe stato opportuno prendere in considerazione quell’area, e ancora ne sono convinto. Ricordo poi benissimo l’unico incontro avuto con l’assessore e l’architetto, un incontro al quale andai, su invito dello stesso assessore Aprea, dopo l’unica riunione avvenuta in materia e alla quale erano presenti sia i consiglieri di maggioranza, sia i consiglieri di opposizione. Fui invitato, rammento bene, perché avevo fatto rilevare, in quella riunione, che c’erano molte cose non chiare, anche rispetto alle normative, e altre che non ci erano state illustrate. Inoltre, va detto chiaro e tondo, quel Puc non piaceva a nessuno. Esiste una lettera firmata da consiglieri di maggioranza ed erano tutti d’accordo sul fatto che il piano andasse messo in discussione».

Perché?

«Dovrebbe chiederlo a chi ha continuato a dire di non conoscere il piano, di non averlo mai visto, e che pure ha cavalcato l’argomento in campagna elettorale sostenendo che andasse approvato così com’era…non comprendo, se non lo si conosce come si fa a dire che va bene? La verità, l’unica verità, è che quando hanno compreso che quel Puc non sarebbe stato mai adottato, quando il sindaco lo ha detto al suo vice, in tanti hanno pensato che non conveniva sposare la stessa tesi della maggioranza, affermare le stesse cose di Abete. Dunque si sono creati l’alternativa, la contrapposizione, il “mostro” che doveva fare chissà che affare in campagna elettorale…è tattica politica – elettorale, null’altro. Ma scusi, se le dico che qualcosa che non conosco va approvato a prescindere, lei non mi considera schizofrenico?».

Per cui lei invece quel piano lo conosce?

«Come tutti, da quel che ci è stato illustrato. E, da quel poco che conosco, sono convinto fermamente che sia un pessimo piano, non rispondente alle esigenze di Sant’Anastasia. Ho citato lettere firmate da consiglieri comunali, ne ricordo una in particolare protocollata dall’allora presidente del consiglio comunale, Mario Gifuni. Chiedeva, tra l’altro, di riaprire i termini per le manifestazioni di interesse, anche alla luce di quanto il funzionario Pappadia aveva detto in un incontro ufficiale: ossia che esistevano decine di cittadini e imprenditori interessati a presentare istanze. Gifuni chiedeva anche un’altra cosa: ossia che fossero previsti lotti minimi che andassero dai 1000 ai 1500 metri, e quella richiesta aveva una logica condivisibile per non favorire solo i grandi imprenditori. Ed è uno dei motivi alla base della mia convinzione che tuttora non rinnego, quel Puc è fatto male, malissimo».

Tuttavia considera come gossip tutto ciò che la identifica come colui il quale ha spinto a non approvare il Puc così com’è?

«Non avevo certo questa potenza, non avrei mai potuto imporre al sindaco una cosa del genere».

Aveva la forza di chi poi con la maggioranza uscente ha fatto un’alleanza elettorale…

«No, un attimo, chiariamoci bene. L’alleanza con Abete è maturata a marzo 2019, poco prima della presentazione delle liste, ed è facilmente riscontrabile. Tutta la discussione sul Puc avviene prima, a gennaio, quando noi stavamo ancora ragionando con il Pd per cercare una strada alternativa che, purtroppo, non siamo stati capaci di offrire al paese. Anzi, in una riunione avvenuta nella sezione Psi, furono il presidente del Pd e il suo segretario di allora (Antonio Dobellini e Raffaele Mollo, ndr) a dire che i consiglieri comunali avrebbero dovuto chiedere un convegno pubblico sul Puc. Quel piano era inviso a tutti, poi è stato estremamente facile trovarsi un capro espiatorio, costruirsi un “nemico” da abbattere in campagna elettorale inciuciando e mistificando, montando casi, creando il “mostro”. In tanti la politica la intendono così al fine di crearsi consensi maggiori, è uno stile che non mi appartiene e che evidentemente non ha pagato, infatti le elezioni poi le hanno perse lo stesso».

Di quest’ultima affermazione le chiederò tra poco ma le faccio notare che la versione dell’ex vicesindaco Aprea è ulteriormente corroborata da quanto il funzionario all’urbanistica di allora, Pappadia, ha raccontato in un esposto.

«Ripeto, non conosco l’esposto. Ma posso chiedere e chiedermi come mai questo signore, che è al comune di Sant’Anastasia dalla fine degli anni ’90, non ha parlato subito. Perché, se riteneva questi fatti tanto gravi, non è andato a denunciarli nell’immediatezza e non solo dopo che chi gli aveva conferito un incarico fiduciario ha ritenuto di toglierglielo. Che cos’è, una pressione morale, una vendetta? Io trovo alquanto inqualificabile che un’intera comunità debba sottostare a quelle che posso solo chiamare angherie. Ho letto quanto dice della Gpn e mi chiedo se per caso in questo esposto ci sia anche l’ombra di una parola sulla gestione del cimitero comunale, per esempio, perché di quella gestione è lui il responsabile. Non solo da funzionario, si è anzi nominato responsabile unico del procedimento. Rup. Vale a dire che un responsabile di settore percepisce anche uno stipendio aggiuntivo per tale responsabilità e non mi risulta sia legittimo. Vorrei conoscere un solo anastasiano, politico o no, che parli bene di quanto accade al cimitero comunale. Ha mai applicato penali a quella ditta? Non mi pare proprio. Se posso vorrei lanciare una sfida…».

Una sfida?

«Si, una sfida. Mi farebbe piacere che ilmediano.it organizzasse un confronto pubblico. Sono disponibile a qualunque discussione, ma non con un funzionario che è pagato per fare quel che deve e che di certo non “eredita” le posizioni e che, anzi, a questo punto fa sorgere il dubbio che lavori per nome e per conto di altri, utilizzando due pesi e due misure. Il confronto, se qualcuno accetterà, andrebbe fatto con soggetti politici. Con altri, onestamente, non discuto».

Un confronto sul Puc, dunque?

«Certo, quel piano così com’è va rigettato completamente. Non dico di più solo per decenza».

Ha fatto riferimento agli argomenti di campagna elettorale di chi poi ha perso le elezioni. Non avrebbe preferito perderle anche lei, alla luce degli ultimi accadimenti?

«Io posso solo dire che a noi, intendo al Partito Socialista, non c’è nulla che si possa addebitare. Ciò che è accaduto è una cosa vergognosa per l’intera comunità a prescindere da come andrà a finire, perché per la seconda volta in pochi anni viene sciolto il consiglio comunale. Ma quando i fatti di cui parliamo – quei fatti di cui si sta occupando la magistratura – accadevano, noi eravamo opposizione. Non potevamo immaginare una cosa del genere».

Mi scusi, ma quando in campagna elettorale si parlava dei concorsi e delle «stranezze» riscontrate, anche senza supporre il futuro intervento delle forze dell’ordine e della magistratura, voi c’eravate.

«Quante cose ha sentito lei nelle innumerevoli campagne elettorali e che si sono poi rivelate inconsistenti? Credo tante. Si montano casi, si insegue il consenso con illazioni, poi sarà tutto da dimostrare, si faranno i processi».

Questo è indubbio, i processi si fanno altrove e chi oggi è indagato potrà nel caso dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ma quel che le chiedevo è altro: non le è sembrato strano che Sant’Anastasia non abbia aderito al concorsone regionale, che si sia scelto di ricorrere ad un’agenzia privata con affidamento diretto, che ci fossero tra i selezionati nomi che qualche dubbio potevano farlo sorgere?

«Io ho appreso i nomi di chi partecipava al concorso quando è cominciata la polemica e comunque non avrei trovato strano ci fossero figli o parenti di chicchessia, oggi sono tutti affamati, assetati, di lavoro. Lo si cerca dove e come si può. Non sta a me, a noi, giudicare se sia corretto o meno che funzionari o persone vicine alla politica facciano partecipare i propri figli o parenti, non so nemmeno se oggi un genitore sia in grado di imporre ad un figlio di non farlo per questioni di opportunità, ma ho seri dubbi in merito. Quanto al concorso regionale, non ci siamo proprio posti il problema perché i concorsi sono stati banditi prima che uscisse il bando Formez».

Ed è una scelta, in ogni caso.

«Una scelta che politicamente poteva anche essere compresa. Le preselezioni Formez sono finite di recente, si dovranno fare scritti, orali, graduatorie, formazione….vuol dire che, se Sant’Anastasia avesse aderito, i nuovi dipendenti sarebbero arrivati tra tre anni. Il nostro Comune è, non da oggi, senza personale. C’è un’esigenza di forza lavoro urgente, urgentissima. Per cui, all’oscuro di quanto abbiamo appreso poi dell’inchiesta giudiziaria, era una scelta politica che appariva lineare. Un errore? Sfido chiunque a dirlo adesso, troppo facile. E non posso non ripetere che, lungi dall’immaginare una simile vicenda, abbiamo avuto la convinzione, può anche chiamarla presunzione se ritiene, che il nostro gruppo potesse politicamente raddrizzare il tiro rispetto ai primi cinque anni di amministrazione».

Ed è già in campagna elettorale adesso?

«Se si riferisce a me, Carmine Capuano in particolare, assolutamente no. Dopo le ultime vicende sono fortemente amareggiato».

In una recente intervista, risalente ai primi di dicembre, lei disse che è sempre preferibile una cattiva amministrazione ad un commissariamento. Solo due giorni più tardi la comunità ha dovuto digerire gli arresti di un sindaco, di un consigliere, di un segretario comunale. Alla luce di tutto ciò, la pensa ancora così?

«Resto fermamente convinto dell’affermazione che feci in quell’intervista. Ma ci sono le eccezioni ad ogni regola, dunque in questo clima dove non si parla più di politica, dove ci sono singoli e fazioni l’una contro l’altra, non credo sia possibile amministrare con serenità. Sant’Anastasia necessiterebbe di un lungo periodo di decantazione, farebbe solo bene alla comunità. Questa è la mia visione personale, d’altronde se come pare si votasse a maggio insieme alle regionali, nuove elezioni amministrative potrebbero rivelarsi risolutive, anche perché immagino che in tanti, posto che abbiano un minimo di amor proprio e dignità, si asterranno dal prendervi parte».

E lei? Sarà candidato?

«Non ci penso proprio. Assolutamente no. Ma non credo potrò mai smettere di fare politica, con passione e serietà».

Un’ultima domanda, che profilo dovrebbe avere secondo lei il futuro sindaco di Sant’Anastasia?

«Dovrebbe essere una persona competente, che abbia già dimostrato di voler bene al paese, che metta la politica e il bene comune prima di ogni altra cosa, che non sia animato da alcuna motivazione di rivalsa o di affermazione del proprio ego rispetto agli altri, una persona che si metta al servizio della comunità».