Futuro dell’auto al Sud: Di Maio convoca FCA e sindacati di Pomigliano
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha convocato le parti per discutere del futuro prossimo della fabbrica più importante del Mezzogiorno, la FCA di Pomigliano. La riunione si terrà domani, al ministero dello Sviluppo Economico, alle 14 e 30. La FCA chiede al governo l’approvazione di 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione, dal 10 settembre prossimo al 10 agosto del 2019. Ma la questione è complessa. Sia i sindacati firmatari del contratto specifico aziendale, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, che la Fiom chiederanno a loro volta al governo che l’approvazione del lungo periodo di cig straordinaria sia vincolata all’illustrazione da parte dell’azienda di un piano industriale dettagliato, vale a dire all’annuncio di produzioni in grado di garantire gli attuali livelli occupazionali ammontanti, tra l’impianto automobilistico di Pomigliano e il reparto logistico di Nola, a 4622 addetti. A questo proposito per il momento Fim, Uilm, Fismic e Ugl sono sicure che la produzione della Panda, cioè dell’auto più venduta del gruppo, continuerà a Pomigliano fino al 2022. Ma per saturare l’occupazione nel polo auto partenopeo sarà necessario dare il via a una seconda nuova produzione da affiancare a quella dell’utilitaria, le cui vendite peraltro sono in calo. Su questo punto FCA non si è ancora espressa e non si sa se sia intenzionata a farlo proprio domani, in occasione dell’importante appuntamento sindacale al MISE. Finora FCA ha ottenuto dalla Regione Campania il via libera a tre mesi di cassa integrazione straordinaria, partita il primo luglio e in vigore fino al 10 settembre prossimo. Una cig, questa, ottenuta sempre con la motivazione della riorganizzazione ma senza che il gruppo automobilistico specificasse alla Regione e ai sindacati che cosa effettivamente intenda fare sul fronte produttivo a Pomigliano e a Nola. Il futuro del polo automobilistico napoletano resta dunque appeso al filo dell’incertezza. A meno di clamorose novità che potrebbero emergere proprio dall’incontro di domani.