Da Sant’Anastasia a Somma Vesuviana, il ricordo di uno studioso appassionato che ha dedicato la vita alla ricerca e alla conoscenza del patrimonio archeologico. La sua eredità continuerà a vivere negli scavi della Villa Augustea e nelle generazioni di studiosi da lui formate.
SANT’ANASTASIA – SOMMA VESUVIANA. La notizia della scomparsa del professor Antonio De Simone lascia sgomenti Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e l’intero territorio vesuviano. Con lui se ne va una figura di primo piano dell’archeologia, uno studioso stimato per le sue competenze, un professionista di grande valore e, soprattutto, un uomo che ha fatto della ricerca una ragione di vita.
Archeologo di fama internazionale e docente presso l’Università Suor Orsola Benincasa, De Simone ha dedicato anni di studio e di lavoro alla ricostruzione della storia antica del territorio vesuviano, contribuendo a riportare alla luce testimonianze preziose di un passato ancora ricco di interrogativi e scoperte.
Il suo nome resta profondamente legato alla Villa Augustea di Somma Vesuviana, uno dei cantieri archeologici più importanti del territorio, dove la collaborazione con gli studiosi giapponesi dell’Università di Tokyo ha consentito di portare avanti una lunga e significativa stagione di ricerche, avviata nel 2002.
Come ricordava lo stesso professore in un’intervista pubblicata da Il Mediano nel 2024, la missione archeologica ha potuto proseguire negli anni grazie alla collaborazione con l’ateneo giapponese, al contributo scientifico delle équipe coinvolte e alla formazione di studenti impegnati direttamente nelle attività di scavo. Un lavoro paziente e rigoroso, nel quale De Simone ha messo a disposizione soprattutto la propria esperienza, accompagnando la ricerca sul campo e lo studio dei reperti.
Un’eredità scientifica che ha superato i confini locali, portando Somma Vesuviana all’attenzione della comunità archeologica internazionale e favorendo la presenza di ricercatori e studenti provenienti dal Giappone e da altri Paesi.
Il professore ha sempre sostenuto l’importanza di leggere la storia del territorio attraverso le testimonianze materiali, andando oltre le poche notizie tramandate dalle fonti scritte. Gli scavi di Somma Vesuviana e quelli condotti nell’area vesuviana hanno contribuito a ricostruire aspetti fondamentali della vita antica, del popolamento e delle trasformazioni avvenute dopo le eruzioni del Vesuvio.
Ma Antonio De Simone non è stato soltanto uno studioso. È stato un ricercatore appassionato, un uomo abituato a stare in prima linea, tra cantieri, reperti, documenti e nuove domande scientifiche. La sua curiosità e il suo entusiasmo hanno rappresentato un esempio per tanti giovani, ai quali ha trasmesso il valore della ricerca, la necessità del rigore e il desiderio di comprendere ciò che il passato continua a raccontarci.
Una passione che ha trovato continuità anche nella sua famiglia. Il figlio Girolamo Ferdinando De Simone ha intrapreso a sua volta un importante percorso nel campo dell’archeologia, dirigendo progetti di ricerca e scavi internazionali, tra cui l’Apolline Project nell’area vesuviana. Un segno concreto di come l’amore per lo studio e per la storia possa diventare un’eredità capace di attraversare le generazioni.
Nel corso degli anni, De Simone è stato anche una voce autorevole nella divulgazione della storia locale, convinto che le scoperte archeologiche non dovessero rimanere patrimonio esclusivo degli specialisti, ma diventare occasione di conoscenza e di crescita per le comunità.
In un articolo pubblicato nel 2025, Il Mediano lo ricordava come il professore che, con garbo e competenza, preferiva definirsi un ricercatore piuttosto che un promotore turistico. Una distinzione che racconta bene il suo approccio: prima di tutto la ricerca, la verifica delle prove, il rispetto della storia e dei ruoli.
Oggi, nel giorno del dolore, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana si ritrovano unite nel ricordo di un uomo che ha contribuito a dare valore e visibilità a un patrimonio straordinario, dimostrando quanto le radici storiche del territorio possano parlare al mondo.
Resta il lavoro svolto, restano le scoperte, restano gli studi e gli allievi che hanno raccolto il testimone. E resta soprattutto l’esempio di un professionista che non ha mai smesso di interrogare il passato per aiutare tutti a comprendere meglio il presente.
Alla famiglia del professor Antonio De Simone, ai suoi figli, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene giungano le più sentite condoglianze.
La sua lezione continuerà a vivere nella terra che ha studiato, nei luoghi che ha contribuito a valorizzare e nelle persone alle quali ha trasmesso la passione per la conoscenza.
Fonti di approfondimento: Il Mediano, “Antonio De Simone, una vita dedicata all’archeologia” (6 aprile 2016); “Villa di Augusto, l’archeologo De Simone spiega le ultime acquisizioni” (2 maggio 2024); “Somma Vesuviana, le ‘bufale’ spacciate per notizie storiche…” (11 maggio 2025).
