Una medaglia d’onore per Armando Lo Sapio: Somma Vesuviana ricorda il suo IMI il 4 novembre

Il militare di Somma Vesuviana deportato dopo l’8 settembre 1943 e internato nello Stalag XVII-B sarà ricordato, insieme ad altri 10 cittadini napoletani, con un importante riconoscimento. L’onorificenza, consegnata dal Prefetto di Napoli al figlio Luigi, verrà conferita durante la cerimonia ufficiale del IV Novembre in piazza del Plebiscito a partire dalle ore 11:30. All’evento prenderanno parte anche la sindaca Silvia Svanera e il presidente della sezione locale ANCR, Giuseppe Piccolo.

Il 4 novembre 2026 la storia di Armando Lo Sapio, cittadino di Somma Vesuviana e Internato Militare Italiano, tornerà al centro della memoria pubblica. In quella data sarà conferita alla sua memoria la Medaglia d’Onore commemorativa destinata agli italiani deportati nei lager nazisti e avviati al lavoro coatto dopo l’8 settembre del 1943. Il riconoscimento sarà consegnato dal Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, al figlio, Luigi Lo Sapio, nella gremita e centrale Piazza Plebiscito in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

La notizia era stata già condivisa nel corso delle celebrazioni commemorative svoltesi a Somma Vesuviana in ricordo della rappresaglia nazista che colpì la cittadina nell’ottobre del 1943 con la morte di tre civili. Un omaggio che restituisce visibilità alla vicenda di un uomo e, insieme, a quella di tanti militari sommesi ed italiani che, dopo l’armistizio, furono catturati e internati per essersi trovati dalla parte sbagliata della guerra agli occhi dell’ex alleato tedesco.

Armando Lo Sapio nacque a Somma Vesuviana, in strada Vignariello, il 1° gennaio del 1921, da Luigi e Luigia Allocca, entrambi contadini. Si sposò il 22 febbraio del 1953 con Pasqualina Romano; rimasto vedovo, contrasse un secondo matrimonio con Teresa Alaia. Morì il 10 settembre del 1991 nel suo paese natio. La sua storia è ricostruibile attraverso il foglio matricolare e caratteristico, documento che registra le tappe fondamentali del servizio militare e della prigionia.

Il 20 marzo del 1940, in qualità di soldato di leva presso il Distretto militare di Nola, fu collocato in congedo illimitato provvisorio. Richiamato alle armi e giunto l’11 gennaio del 1941, venne assegnato alla 10ª Compagnia di Sanità. Il 27 gennaio del 1942 fu trasferito all’Ospedale Maggiore di Novara, nell’unità indicata nei documenti come 301ª Sezione di Sanità. Le unità sanitarie militari operavano anche in prossimità della linea del fronte: prestavano il primo soccorso ai feriti, li stabilizzavano e ne organizzavano il trasferimento verso gli ospedali delle retrovie.

Il 17 febbraio del 1942, Armando Lo Sapio partì per il Montenegro, territorio allora dichiarato in stato di guerra, dove rimase fino al 18 novembre dello stesso anno. La documentazione richiamata nella ricostruzione della sua carriera militare identifica il reparto come 301° Reparto Someggiato Sanità Alpini, inquadrato nel Gruppo Alpini Valle. Per il servizio svolto gli fu consentito di apporre sul nastrino corrispondente al distintivo di guerra in corso due stellette. Il 26 agosto del 1942 gli fu concessa una licenza straordinaria di quindici giorni per gravissimi motivi familiari. Trattenuto alle armi, proseguì il servizio dal 20 novembre del 1942 fino all’8 settembre del 1943. In questo periodo fu aggregato al Reggimento Salmerio, incaricato del trasporto delle salmerie, ossia il complesso di rifornimenti, viveri, munizioni e attrezzature al seguito di un esercito.

Il 9 settembre del 1943, fu catturato dai tedeschi e deportato nello Stalag XVII-B di Krems-Gneixendorf, dove venne registrato con il numero di matricola 94527. Il campo si trovava a Gneixendorf, a circa sei chilometri a nord-ovest di Krems an der Donau, nell’Austria annessa al Terzo Reich, allora indicata come Ostmark. Era parte del sistema di prigionia tedesco dipendente dal distretto militare XVII, con comando a Vienna.

La prigionia – esperienza disumana, caratterizzata da fame cronica, sfruttamento estremo e totale privazione dei diritti – si concluse dopo la guerra. Lo Sapio rimase trattenuto dalle Forze Alleate fino al 2 ottobre del 1945, giorno in cui rientrò al Centro Alloggio di Nola. Gli furono concessi sessanta giorni di licenza straordinaria; riconosciuto a tutti gli effetti come prigioniero di guerra, il 15 marzo del 1946 venne collocato prima in congedo illimitato e poi in congedo assoluto.

Se oggi mio padre fosse qui – afferma l’ing. Luigi Lo Sapio, figlio del deportato – probabilmente guarderebbe questa medaglia con commozione e grande umiltà. Come molti della sua generazione, tornò dalla prigionia, portando dentro ferite profonde, di cui parlava poco, quasi a voler proteggere noi figli da quell’orrore. Stringere questo riconoscimento il 4 novembre sarà per me un onore immenso. Custodirò questa medaglia con orgoglio, tramandandola ai suoi nipoti affinché sappiano da quale radice forte e coraggiosa provengono.

A distanza di decenni, la Medaglia d’Onore rappresenta dunque molto più di un riconoscimento formale: è un segno pubblico di rispetto per la vicenda di Armando Lo Sapio e per la dignità di quanti vissero la deportazione e l’internamento. La consegna al figlio Luigi, il prossimo 4 novembre, unirà la memoria familiare a quella collettiva, perché il sacrificio e la sofferenza di quegli uomini continuino ad essere conosciuti e ricordati.