La causa vinta dai lavoratori napoletani fa da apripista nelle altre fabbriche
Dopo la vittoria al tribunale di Nola da parte dei lavoratori trasfertisti degli stabilimenti aeronautici Leonardo di Pomigliano e Nola, in lotta per il riconoscimento di emolumenti delle trasferte non erogati dall’azienda, il sindacato dei metalmeccanici Fiom-Cgil ha annunciato l’apertura dello stesso contenzioso anche in un’altra grande fabbrica della Leonardo, l’impianto di Brindisi, in Puglia.
Il comunicato
« Abbiamo appreso della vittoria dei lavoratori di Nola e Pomigliano – scrive la Fiom dello stabilimento brindisino – pertanto chiediamo alla Leonardo di sanare questa situazione anche a Brindisi e ad adeguarsi sin da subito alla corretta applicazione di quanto previsto dall’accordo integrativo aziendale e quindi di riconoscere ai lavoratori di Brindisi in trasferta presso gli altri siti le dovute spettanze ed indennità. Infine, attraverso le rsu e il suo ufficio vertenze, la Fiom resta a disposizione dei lavoratori che vogliono ricevere ulteriori approfondimenti su questa questione ».
Il contenzioso
Nella prima settimana di marzo una sentenza del tribunale di Nola ha causato un piccolo terremoto dentro le grandi fabbriche Leonardo di Pomigliano e Nola. Un gruppo di lavoratori di questi due impianti che erano stati impiegati nelle “trasferte lunghe” in altri stabilimenti italiani hanno infatti vinto una causa di risarcimento che potrebbe espandersi a macchia d’olio in tutto il gruppo aerospaziale. « Si tratta di cifre – spiegano alla Fiom – non riconosciute dalla Leonardo sulla base di una sua interpretazione ed applicazione del contratto integrativo aziendale, interpretazione ed applicazione conseguente che poi però sono state smentite dal tribunale del lavoro di Nola ».
Il calcolo
La sentenza ha stabilito l’infondatezza della procedura aziendale, che è stata applicata unilateralmente attraverso procedure di “policy interne”, cioè di regolamenti che disciplinano il corretto comportamento dei dipendenti, che però sottraggono ai lavoratori la quota parte prevista come onnicomprensiva, quota parte che invece veniva ricalcolata in base alla presenza. Per esempio, se un lavoratore in trasferta usufruiva del venerdi o del lunedi di ferie per rientrare (a proprie spese) a casa l’azienda gli ricalcolava anche il sabato e la domenica. Una situazione, questa, che ha fatto indispettire sia i lavoratori coinvolti nel ricalcolo, risultato ai legali della Fiom sempre al ribasso rispetto a quanto previsto dal contratto integrativo.



