Somma Vesuviana: viaggio tra antiche fiere, mercati e il fascino del mastromercato

 

 

Dalle concessioni angioine al mastromercato: storia e interrogativi sulle antiche istituzioni mercatali sommesi

 

 

Nel capitolo VII della sua opera La Regia Città di Somma del 1703, l’abate Domenico Maione – primo storico della città – offre una preziosa testimonianza sulle consuetudini giuridiche e mercatali del territorio sommese. Secondo quanto documentato, il martedì in Albis, ossia il martedì successivo alla Pasqua, si teneva una celebre fiera nello spiazzo antistante la Chiesa di Santa Maria del Pozzo.  Sotto il profilo storiografico, Maione ipotizza che tale fiera coincidesse con le antiche nundinae, istituite nel 1294 mediante licenza di Carlo II d’Angiò (1254 – 1309), re di Napoli: Summe fratribus Predicatoribus mentio de donatione terre in loco qui dicitur Campus Dompnicus et hominibus licitum sit faciendi nundinas [Migliaccio F., Storie e notizie di Somma Vol. 1, inedito, riferimento archivistico R.A. 1294. 245. f. 156]. Maione, poi, soffermandosi sulla variazione del giorno della settimana destinato al mercato locale, scrive ancora: Di più si fa il mercato in Somma ogni settimana nel giorno di Domenica; però anticamente si ottenne per gl’uomini di Somma dal predetto Re Carlo II, come si legge nel Registro della Zecca del 1292. 1293. A. car(ta) 212 di poter fare la fiera ogni martedì della settimana. Notizia confermata pure dalle ricerche dell’avvocato e appassionato storico Francesco Migliaccio (1826 – 1896) nelle sue notizie inedite su Somma [c/o Archivio storico Somma Vesuviana, Vol. I, Donazione R. D’Avino]. All’epoca della stesura del volume, nel 1703, la cadenza di tale mercato risultava, quindi, stabilizzata nella giornata domenicale. Maione, pertanto, ci garantisce che non solo, nel 1293, Carlo II d’Angiò aveva già concesso agli uomini di Somma il privilegio di tenere un mercato settimanale ogni martedì, ma che l’anno successivo, nel 1294, confermava tale diritto alla comunità locale e accordava anche ai Padri Predicatori la concessione del vasto Campus dompnicus. Sei anni più tardi, l’8 marzo del 1300, il sovrano Carlo II concesse nuovamente alla terra di Somma il privilegio di una fiera annuale. L’atto, stavolta, registrato nella cancelleria angioina [Reg. 101, car. 386], recita in estratto: Rendiamo noto a tutti che, accogliendo la supplica dei cittadini del nostro Castrum di Somma, concediamo che ogni anno, in occasione della festività di San Giorgio e per la durata di otto giorni consecutivi a decorrere dal 23 aprile, chiunque vi abbia interesse possa radunarsi per l’acquisto e la vendita di merci, a condizione che tale svolgimento non rechi pregiudizio allo Stato né alle comunità limitrofe [Di Mauro A., Università e Corte di Somma, I Magnifici, Ed. Ripostes, Salerno 1998, pag.78]. Il documento d’archivio offre, pertanto, una duplice evidenza storico-culturale: da un lato attesta l’antichità del culto di san Giorgio martire nel territorio di Somma, documentandone la presenza già nel 1300; dall’altro, evidenzia il legame diretto tra la fiera e la devozione al santo cavaliere, intitolata proprio in corrispondenza della sua ricorrenza liturgica.Rimane tuttavia sconosciuto il luogo in cui si teneva questa fiera del 23 aprile.

 

        san Giorgio martire

Rimane da chiarire, sul piano storiografico, se l’antica manifestazione fieristica tradizionalmente allestita nei pressi della chiesa di S. M. del Pozzo, riportata dal Maione, costituisca una diretta filiazione della fiera medievale di San Giorgio, nonché l’esatta paternità della sua concessione istituzionale. La memoria storica locale la attribuisce a Giovanna di Trastamara (1455 – 1517), vedova di re Ferdinando I, che si era ritirata nella prestigiosa residenza sommese della Starza fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1517. Candido Greco a pagina 163 del suo libro I Fasti di Somma, pubblicato nel 1974, scrive che: Fondata la Chiesa con relativo convento, la Regina per incrementare il culto della Vergine del Pozzo indisse una solenne festa da iniziarsi il Martedì in albis di ogni anno. Greco prende tale notizia nel libro del 1927 del padre francescano Cirillo Caterino dal titolo Storia della minoritica Provincia Napoletana a pag. 221-224. Ciononostante, allo stato attuale della ricerca, tale datazione manca del supporto di un’evidenza diplomatica certa, restando confinata nell’alveo della tradizione congetturale. Infatti, sebbene la celebre manifestazione fieristica si svolgesse tradizionalmente nello spiazzo antistante la chiesa, quest’ultima non coincideva con l’edificio odierno: l’attuale struttura fu consacrata solo nel 1575, a cinquantotto anni dalla scomparsa della regina consorte, mentre il convento fu completato un poco prima. A meno che la regina Giovanna III non avesse espresso, prima di morire nel 1517, il desiderio che si tenesse una fiera all’esterno dell’edificio da lei avviato. La fiera, quindi, si svolgeva sì nell’area antistante alla chiesa, ma questa era la trecentesca abbazia angioina Sanctae Mariae de Puteo, ossia l’odierna chiesa sotterranea che l’alluvione del 1488 seppellì. A partire poi dal 1510, su questo nucleo originario ebbe inizio la costruzione del nuovo tempio rinascimentale. L’edificazione fu promossa dal determinante mecenatismo della regina Giovanna, come ampiamente attestato dalle fonti documentarie. Poiché l’istituzione della fiera era legata alla festa liturgica di Santa Maria del Pozzo – come attestato da padre Cirillo Caterino [op. cit., vol. III, p. 224] –, è legittimo ipotizzare che la sua nascita possa essere antecedente all’epoca aragonese. Alla luce di tali premesse cronologiche, infatti, è plausibile ascrivere il privilegio istitutivo della fiera alla politica di concessioni regie dell’età angioina piuttosto che a quella aragonese, dal momento ché il nucleo originario del complesso ecclesiale risale alla fondazione di Roberto d’Angiò nel 1333. Un’altra notizia, a conferma, è la menzione di una fiera di San Francesco all’interno delle fonti della Regia Camera della Sommaria, in particolare nell’Indice dei Processi del 1595 (Proc. n° 614) e nei registri Partium del 1590, riguardanti Somma. Tutto ciò induce a ipotizzare una terza transizione devozionale: con l’arrivo dei frati francescani presso il convento, la preesistente fiera di Santa Maria del Pozzo avrebbe infatti assunto la nuova denominazione legata al fondatore dell’Ordine. Pertanto, riassumendo, è plausibile che la prima fiera in onore di San Giorgio, di privilegio angioino, sia successivamente confluita – mutando l’intitolazione – nella Fiera di Santa Maria del Pozzo (dedicata alla Vergine sotto tale titolo e anch’essa di origine angioina), per poi diventare definitivamente la Fiera di San Francesco. Tale ricostruzione, tuttavia, rimane confinata all’ambito delle congetture, non essendo supportata da evidenze documentarie univoche.

           Abbazia di S. Maria del Pozzo

Infine, sotto il profilo istituzionale, è parimenti necessario far luce sul quadro cronologico e documentario relativo alla concessione del privilegio del magister nundinarum. Nel suo volume del 1928, Breve Descrizione della Città di Somma, lo storico Alberto Angrisani colloca l’istituzione dell’organo giuridico-amministrativo in oggetto al 1496, indicando una concessione di Giovanna IV. Al di là delle possibili sviste storiografiche inerenti alla corretta successione e titolatura delle Giovanne — o delle eventuali confusioni con la linea di discendenza della corona d’Aragona, dal punto di vista metodologico, tuttavia, l’asserto dell’Angrisani poggia su una filiazione storiografica fragile: l’autore mutua infatti tale datazione dalle opere di Augusto Vitolo e Lorenzo Giustiniani, i quali, a loro volta, omettono l’indicazione delle fonti documentarie primarie a supporto della propria tesi. Questa aporia documentaria e la conseguente assenza di un riscontro diplomatico diretto non sono sfuggite alla critica successiva. Già il compianto storico Raffaele D’Avino, nei suoi rigorosi studi sul territorio sommese, esprimeva forti perplessità in merito a tale cronologia, evidenziando come la mancanza di regesti o di copie del diploma regio lasci aperta la questione interpretativa sull’effettiva genesi e formalizzazione dell’istituto. Il 1496, inoltre, rappresentò l’anno di massima devastazione e transizione per la terra di Somma, sospesa tra le violenze degli ultimi contingenti francesi e il tragico epilogo del sovrano Ferdinando II d’Aragona; in un simile contesto, era del tutto improbabile che vi fosse il tempo o l’opportunità di concedere un privilegio. Resta il fatto che sempre nel capitolo VII della sua opera, lo storico Maione documenta che proprio in occasione della fiera del Martedì in Albis, un cittadino designato dall’Università locale assumeva la straordinaria carica di mastromercato o magister nundinarum. A tale magistratura straordinaria, sappiamo bene, veniva conferita, per l’intera durata della manifestazione e per gli otto giorni successivi, la piena giurisdizione civile e criminale sulle controversie insorte sia all’interno della Città sia nei Casali di Somma. Questo temporaneo trasferimento di poteri determinava l’automatica sospensione delle prerogative del Governatore Regio, in virtù di un antico privilegio originariamente concesso dalla regina Giovanna di Trastamara (1455 – 1517). Tutto ciò fino al 1806, quando tale privilegio scomparve definitivamenrte con la venuta dei francesi.  Pertanto, accogliendo la ricostruzione del Maione in merito all’istituzione del mastromercato, l’emanazione di tale privilegio regio va necessariamente collocata prima del 1517, anno della scomparsa della sovrana. Come rileva Candido Greco [op. cit. nota 24, p. 164], l’eccezionale prerogativa di poter intercedere direttamente presso il sovrano fratello, Ferdinando il Cattolico, spettava esclusivamente a Giovanna durante la sua permanenza a Somma, a meno che il privilegio non sia stato concesso durante la luogotenenza della regina stessa  È tuttavia opportuno ribadire che Giovanna di Trastámara si spense nel 1517, circostanza che le impedì di assistere al completamento sia del cenobio sia dell’odierno edificio ecclesiale, che fu consacrato nel 1575 alla presenza di mons. Aurelio Griani e dedicato a S. Maria salutata dall’Angelo, anche se, ancora oggi, è appellata con il titolo di S. M. Pozzo nuova. La questione solleva pertanto numerosi interrogativi storiografici che restano tuttora aperti; nodi problematici che soltanto un’assidua e sistematica indagine documentaria presso gli archivi napoletani potrà auspicabilmente sciogliere nel tempo.

Magister nundinarum