Sanità a Somma Vesuviana: la casa della comunità tra grandi promesse e l’ombra del fallimento

Al convegno promosso da “La città cambia” emergono dubbi e criticità: tra lavori a rilento, carenza di personale e il rischio di un inutile doppione.

Somma Vesuviana. Fare rete, partecipare e rivendicare il diritto a una sanità territoriale efficiente: sono state queste le parole d’ordine emerse dal convegno “Case della Comunità: un presidio di salute per il territorio”, promosso dal movimento “La città cambia” presso la Sala Santa Caterina.

Nel suo intervento introduttivo Selenia Ambrosio, segretaria cittadina del Movimento e consigliera comunale (eletta nella lista “Noi con Svanera sindaca”), ha evidenziato l’importanza dell’iniziativa, orientata a informare i cittadini sulle opportunità di assistenza e sulle prestazioni sanitarie a disposizione sul territorio. Sulla stessa linea Rosario Maresca, del Coordinamento Campano Diritto alla Salute, che ha rimarcato la necessità di una vigilanza e partecipazione dal basso per pretendere attenzione e servizi in un territorio ad alta densità abitativa, ma storicamente carente di strutture sanitarie pubbliche.

Tutto bene, dunque? La Casa della Comunità in costruzione in via Circumvallazione è davvero pronta ad affiancare i cittadini? In realtà la situazione è ben più complessa, come ha spiegato con dovizia di dettagli Oreste Vibrati, medico di medicina generale e potenziale operatore all’interno della futura struttura. Vibrati ha lanciato un monito chiaro: se la Casa della Comunità si limiterà a replicare le prestazioni già erogate dagli studi medici, diventerà un doppione inutile e persino dannoso. Servono personale formato, apparecchiature adeguate e un’effettiva integrazione socio-sanitaria: elementi che oggi mancano e che rischiano di trasformare una buona idea in un fallimento.

Un rischio concreto condiviso anche dal dottor Paolo Fierro, di Medicina Democratica. Ripercorrendo la storia della medicina territoriale, Fierro ha ricordato l’innegabile beneficio di una continuità assistenziale garantita h24 per i cittadini, avvertendo però che il progetto rischia di naufragare sotto il peso di resistenze corporative e lacune organizzative. Dello spinoso tema delle liste d’attesa ha parlato invece il rappresentante dell’associazione A.Ba.Co. (intervenuto al posto di Giuseppe Ferrucci), illustrando le proposte inviate al presidente della Giunta regionale Roberto Fico.

Qual è, dunque, l’anello debole della sanità territoriale? Per Tommaso Sodano, ex senatore e presidente dell’associazione “Città Aperta”, il nodo centrale risiede nella scarna presenza di personale medico. Per evitare che la struttura si riduca a un semplice poliambulatorio, Sodano ha sollecitato una mobilitazione dal basso e chiesto alla politica la fermezza necessaria per superare le pressioni corporative, assumendo i nuovi medici come dipendenti del servizio sanitario pubblico anziché avvalersi di liberi professionisti.

Dal canto suo l’amministrazione comunale ha espresso la propria posizione tramite Maria Giuliano, pediatra e assessora con delega alla Promozione della Salute e ai rapporti con l’ASL e le aziende sanitarie. Giuliano ha ribadito l’impegno della giunta nel creare una rete solida tra sanità, territorio e Comune, rendendo noto di aver già chiesto un incontro al direttore sanitario del Distretto 48 per fare chiarezza sullo stato del cantiere di via Circumvallazione.

Sul valore del cambiamento culturale si è soffermato infine Ciro Raia, vicesindaco e assessore alla Cultura e alle Politiche Sociali. Per Raia, la partecipazione collettiva e la pretesa legittima di servizi sanitari all’altezza di una comunità vasta come quella sommese rappresentano passaggi obbligati per tutelare, in primis, le fasce più fragili della popolazione.

Sulla carta, il tavolo dei relatori ha mostrato attenzione e interesse attorno al futuro della Casa della Comunità. Tuttavia, la realtà ci consegna un immobile che resta tuttora un cantiere, nonostante la scadenza legata ai fondi del PNRR ne prevedesse il completamento entro fine giugno 2026. Il timore strisciante è che l’opera rischi di rivelarsi soltanto un pretesto per spendere i fondi europei.

Sfiducia e rassegnazione sono concetti che non sono stati citati dai relatori, ma una certa aria mesta e smarrita aleggiava senza dubbio tra un intervento e l’altro.