Criminalità che si ribella alla criminalità, spacciatori di clan più deboli che fanno arrestare dai carabinieri i loro estorsori appartenenti a clan ipoteticamente “più forti”, quantomeno dai nomi più altisonanti. Spacciatori che per legge sono stati definiti “vittime”, proprio come gli onesti commercianti e piccoli imprenditori vessati ogni giorno dalla camorra del pizzo. La storia davvero paradossale spunta da Casalnuovo, un centro di 50mila abitanti del difficile hinterland a nord est di Napoli. Qui alcuni spacciatori, le cui “attività” si svolgono in un rione popolare, il rione “Macello”, frazione di Licignano, hanno infranto il muro di omertà denunciando alle autorità competenti i loro presunti estorsori. Ne sono scaturiti cinque arresti di altrettanti personaggi ritenuti legati al clan Veneruso-Rea, operante da tempo immemore a Casalnuovo e nella vicina Volla. Un gruppo che è anche accusato dagli inquirenti di aver taglieggiato pesantemente la ditta di nettezza urbana del Comune, la Ecologia Falzarano. In questo caso, però, i titolari della Falzarano non hanno denunciato nessuno, come ben diversamente hanno fatto gli spacciatori del rione Macello. L’accusa di estorsione relativa all’impresa di nettezza urbana del Comune si basa infatti sulle confessioni di alcuni pentiti della confinante Acerra. Intanto ecco i nomi dei personaggi per i quali ieri è stata notificata dal gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Dda, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Ciro Paduano, 30 anni, detto “Ciccio”, Antonio Scarpato, 39 anni, Antonio Parolisi, 53 anni, detto “mano mozza”, Antonio Barone, 46 anni, detto “o’lettrauto”, e Giuseppe Piscopo, 61 anni, detto “o’nfermiere”, quest’ultimo fratello del consigliere comunale di maggioranza e vice presidente della commissione ecologia del Comune di Casalnuovo, Luigi Piscopo, nonché cugino dell’omonimo Giuseppe Piscopo, detto “il metronotte”, un ergastolano che ha scritto interi capitoli di storia della camorra nel popolatissimo territorio compreso tra Casalnuovo, Pomigliano, Volla, Acerra e Afragola. Ma veniamo alle accuse che ora gravano sui cinque arrestati. Secondo gli inquirenti il gruppo finito in manette pur di ottenere dagli spacciatori la tangente sulla vendita della droga avrebbe minacciato uno di loro giungendo sotto casa della “vittima” con un’ascia. Un altro trafficante di stupefacenti sarebbe stato minacciato con un metodo diverso ma altrettanto brutale. I componenti del clan Veneruso Rea avrebbero infatti tentato di investire a bordo di un’auto la moglie e la figlioletta, mentre stavano attraversando la strada. Episodi gravi, dunque. Antonio Barone, attualmente già recluso nel carcere toscano di San Giminiano, difeso dall’avvocato Emiliano Iasevoli, era stato accusato e poi assolto due anni fa per la stessa accusa: pizzo agli spacciatori. Per quanto riguarda invece l’accusa di estorsione alla ditta di nettezza urbana che opera per il Comune, la Ecologia Falzarano, questa si basa sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia della confinante Acerra, Impero De Falco, Vincenzo Di Nuzzo, Alfonso Piscitelli, Salvatore Autore e Ciro De Caprio. In base alle loro dichiarazioni è stato affermato che il gruppo dei Veneruso in manette ha chiesto alla Falzarano una prima tangente di 7mila euro ogni tre mesi, una seconda di 20mila euro ogni sei mesi e una terza di 10mila euro al mese. Una situazione da allarme rosso. Intanto il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, ieri ha annunciato che << Il Comue si costituirà parte civile al processo >>. << Si tratta di un’operazione importante – ha aggiunto il primo cittadino per cui ringrazio magistratura e forze dell’ordine >>.








