Gervaso, il sorriso e la malinconia: un ritratto su Rai 1

Sulla porta teneva un cartello: «Lavoro in corso». È uno dei ricordi con cui Vittoria Gervaso racconta il marito, restituendo un’abitudine che dice molto del suo rapporto con la scrittura. Il mestiere continuava anche in casa, occupava le giornate, accompagnava la vita familiare. Da quella porta comincia il ritratto di «Roberto Gervaso – Come si diventa un intellettuale italiano», il documentario scritto e diretto da Giovanni Filippetto, che sarà trasmesso domenica 18 ottobre su Rai 1, in seconda serata, all’interno di Speciale TG1.


Prodotto da Mario Rossini per Red Film in collaborazione con Rai Documentari, il film dura 25 minuti. L’anteprima è in programma oggi, lunedì 12 ottobre, alle 17 nella Sala Koch del Senato, a Roma, con il saluto istituzionale di Maurizio Gasparri.
La testimonianza della moglie si intreccia con quella della figlia Veronica. Nei loro ricordi affiorano le abitudini, le manie, il bisogno di controllo e le fragilità di un uomo che il pubblico aveva imparato a riconoscere per l’eleganza e la prontezza della battuta. La dimensione domestica dà profondità a quell’immagine, mostrando quanto lavoro e quanta inquietudine potessero convivere con la disinvoltura delle apparizioni televisive.


Enrico Mentana lo definisce un «giornalista fuori dal suo tempo». Nicola Porro richiama la sincerità con cui aveva raccontato la depressione. Sono testimonianze che accompagnano lo spettatore dentro una biografia nella quale l’ironia aveva un posto importante, accanto alla malinconia. Il film raccoglie queste voci senza perdere di vista l’autore e la sua lunga esperienza di divulgatore.
Il sodalizio con Indro Montanelli è una tappa centrale del racconto. Paolo Mattera ne ricorda il contributo alla divulgazione storica, capace di raggiungere un pubblico ampio. Bruno Vespa si sofferma sull’eleganza dello stile. Attraverso i materiali d’archivio torna anche l’Italia attraversata da Gervaso: personaggi, ambienti e vicende sui quali aveva esercitato il proprio sguardo di giornalista e scrittore.


Enrico Vanzina e Fedele Confalonieri aprono invece il capitolo delle amicizie e delle passioni musicali. Charles Trenet, Frank Sinatra e Cole Porter appartengono a quel repertorio di gusti che aiuta a conoscere una persona oltre il lavoro. Il documentario affronta anche la vicenda della P2, richiamata nel racconto della sua vita.
Gli aforismi attraversano il film, letti e talvolta quasi sussurrati. La brevità che aveva reso riconoscibile Gervaso diventa così parte del racconto, insieme alle parole di chi gli era stato vicino. Il ritratto trova la propria misura nell’accostamento fra la precisione della scrittura e una vita emotiva assai più difficile da contenere in una frase.


«La storia non insegna nulla, ma fa ripetere gli esami», ricordava Gervaso. Il documentario torna alla sua opera e alla sua esperienza attraverso ricordi che conservano il tono delle relazioni personali. Il cartello sulla porta, le canzoni amate, il lavoro mai del tutto interrotto: dettagli dai quali riemerge un uomo, insieme alla firma che molti lettori hanno conosciuto.