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Dal Catasto di Nola del 1754 Felice Romano, disegnando di fino, trae un vivo ritratto della “Terra di Piazzolla”

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Il libro di Felice Romano “La terra di Piazzolla nel catasto onciario di Nola” verrà presentato  sabato 5 novembre. L’autore descrive, sulla base di documenti inediti,  le complesse relazioni economiche che, attraverso il territorio di Piazzolla, si intrecciano, a metà del ‘700, tra il Nolano e il Vesuviano interno.

 

In uno dei tanti giorni consumati nella sala dell’Archivio Storico di Napoli, alla caccia di notizie e a duellare con le carte, Felice Romano trova, finalmente, l’arché di tutti i documenti, un foglio in cui sta scritto che nel 1562 “Plateola seu Piazzolla, terra sita in territorio nolano” il 20 aprile 1562 venne donata dal Monastero di San Severino e Sossio a Girolamo Albertini. In nota, l’autore ricorda che questo Girolamo é Girolamo II, illustre giureconsulto e uomo di Stato, la cui lapide sepolcrale venne “eretta” dai figli Pietrantonio, Fabrizio, Francesco e Claudio nella “Chiesa della Salute dei PP. Riformati di San Francesco in Napoli”. Completata la notizia da ogni punto di vista, Felice Romano “entra” nella pagina di storiografia per rivelare che sarebbe impossibile “esprimere l’emozione e il turbamento che la scoperta “provocò” nei suoi pensieri: solo il “silenzio richiesto dalla sala” lo” indusse a reagire con molta compostezza”. In questo passo sono indicati i tre principi che danno vita e forma al libro di Felice Romano: l’attenzione per i dettagli, la passione per la ricerca, l’amore per la sua terra. L’amico Felice stampa i risultati dei suoi studi, dopo aver misurato per anni le linee di sviluppo della storia contemporanea della sua terra nella privilegiata prospettiva dell’esperto di economia e di finanze: egli diventa così prezioso testimone del procedimento storiografico per cui non si studia il passato per capire il presente, ma, al contrario, si leggono le carte di ciò che fu alla luce dell’esperienza di ciò che è. Da qui deriva, a parer mio, una nota importante del libro, sottolineata da Vincenzo Ammirati nella densa e corposa introduzione: “dalla scarna tessitura narrativa” “balza vivo all’occhio del lettore” “un minuscolo mondo rurale brulicante di miseria, asservito a protervi esponenti di uno Stato, ingordi e sciatti boiardi: una vera e propria diarchia costituita da clero e nobiltà”: e accanto a questi signorotti  la classe media già si avvia a diventare borghesia, “non meno spregiudicata di tanti ecclesiastici e nobili”.

Questo lavoro di Felice Romano è prezioso per molte ragioni: ma io voglio sottolineare, in questa sede, due pregi. Prima di tutto, il libro riempie un vuoto, perché finalmente ci viene descritto  il complesso sistema di relazioni economiche e giuridiche che attraverso il territorio di Piazzolla congiungeva la società del Nolano e quella del Vesuviano interno in un momento in cui incominciano a delinearsi, a valle e a monte, le tendenze di uno sviluppo strutturale che agevolava traffici e scambi liberandoli dai lacci di impedimenti di vario tipo. Ci viene ricordato, per esempio, che già nel 1583 gli amministratori di Lauro e “il magnifico barone di Ottajano” trovarono un accordo che consentisse ai mercanti del Vallo di trasportare “le robbe et le mercanzie” attraverso “la Piazzolla” senza pagare il “tributo di passo” agli esattori dei Medici di Ottajano. Fu sotto il profilo giuridico un accodo importante: sul piano della prassi risultò poco efficace, poiché altri documenti ci dicono che almeno fino al 1660 gli “esattori” dei Medici continuarono ad esigere dai mercanti del Vallo che passavano per Piazzolla”angherie” e tributi più o meno legittimi.

Felice Romano ci dà notizie inedite sulla questione dei confini tra Palma e Nola, e tra Nola e Ottajano, e non è una questione da poco, perché essa è la prova immediata del fatto che le economie locali erano in movimento e si accingevano a superare, sotto la direzione di giuristi e politici del ceto medio, gli schemi feudali: proprio questo era uno degli obiettivi che il re Carlo si era proposto di raggiungere attraverso la complicata e difficile operazione dell’indagine catastale. E la definizione dei confini tra i Comuni fu un atto fondamentale del procedimento che mirava a spazzare via le reliquie ancora velenose del feudalesimo.

Piazzolla – lo dice anche il nome –è uno spazio piccolo, nitidamente circoscritto, all’inizio poco più di una “massaria”: tuttavia è una “piazza”, un luogo in cui si incontrano e si scambiano cose e idee quelli del posto e quelli che vengono da fuori, che vi passano, perché lì portano le strade, e sono strade importanti, aperte in tempi antichi, e percorse sempre da flussi imponenti di traffico. Non era facile scrivere la storia di questa dialettica contrapposizione tra “chiuso” e “aperto”: ma Felice Romano ha accettato la sfida, e ha vinto, perché i protagonisti del suo racconto storico sono, con gli abitanti di Piazzolla, gli Ottajanesi, i Nolani, i Palmesi, i Savianesi. E questo è l’altro pregio, forse più importante del primo, che mi interessava sottolineare. Ovviamente, questo libro, per l’abbondanza di notizie inedite e significative, offre molti spunti di riflessione a quegli “eroi” che la lingua del settore definisce “storici locali”.

Anche Felice Romano  si lascia piacevolmente conquistare da quel particolare fascino che gli antichi documenti irradiano, come per un prodigio, dalla grafia, dalla consistenza stessa della carta, quando elencano le cose, gli animali e i mestieri del tempo che fu: una “sorella in capillis”, “famigli”, “cocchieri”, “servi”, “un cavallo per uso campagna”, “due cavalli per fatica”, “tre cavalli per uso di carrozza” – a loro abbiamo dedicato l’immagine di copertina- “un mulo zoppo per fatica”, “utensili del palmento, vinacciaro, cellaro, vasi per il vino”, “livree, calzette, corvatte” – e cioè le cravatte –“ cappelli e scarpe di portieri”.

E poi Michele Martinelli, che vive con una nipote, e con quattro fratelli, di cui due sono sacerdoti, uno è canonico arcidiacono, e il quarto è “padre gesuita”..E poi i nomi dei luoghi…

E poi Felice Romano sa che questa è solo la prima tappa del viaggio.

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