Riceviamo e pubblichiamo
Riceviamo e pubblichiamo
Doveva essere uno dei progetti destinati a cambiare il volto della città, con un investimento di circa due milioni di euro. Il futuro parco pubblico di via Selva si ritrova invece impantanato nelle procedure amministrative: la pratica trasmessa alla Città Metropolitana di Napoli presenta carenze documentali che hanno determinato la sospensione dell’iter della variante urbanistica. E il caso diventa terreno di un nuovo, durissimo confronto politico. La comunicazione porta la data del 9 settembre. La Direzione Pianificazione territoriale metropolitana, chiamata a pronunciarsi sulla coerenza della variante approvata dal Consiglio comunale il 26 maggio, ha chiesto al Comune di Castello di Cisterna di integrare gli atti ricevuti.
Nell’elenco figurano documenti tutt’altro che marginali: mancano, tra gli altri, gli elaborati del progetto di fattibilità tecnico-economica e la pubblicazione sul Burc dell’avviso di adozione della variante. Sulla vicenda ha acceso i riflettori Domenico Esposito Alaia, consigliere comunale e metropolitano, che sta seguendo il procedimento anche a Palazzo Matteotti. «Sul nostro territorio si sta nuovamente facendo una grossa speculazione edilizia», afferma Alaia. Poi l’affondo sulla gestione della pratica: «L’Ufficio tecnico, nell’invio della documentazione richiesta alla Città Metropolitana, ha omesso o dimenticato la pubblicazione sul Burc, fondamentale per decidere le sorti del parco pubblico, e addirittura gli elaborati».
Una denuncia politica pesante, mentre sul piano amministrativo resta un dato: senza le integrazioni richieste il procedimento non può proseguire. Ed è proprio il fattore tempo a rendere il caso particolarmente delicato. L’intervento è finanziato nell’ambito del CIS “Terra dei Fuochi” e il termine indicato per gli interventi è il 31 dicembre 2027, salvo proroghe. Ogni rallentamento della variante rischia quindi di trascinarsi sulle fasi successive: eventuali procedure espropriative, approvazioni, avvio del cantiere ed esecuzione dell’opera. Un ritardo che, se non recuperato, può incidere sul cronoprogramma e aprire scenari problematici per la disponibilità delle risorse e il completamento dell’intervento. Alaia annuncia che continuerà a vigilare sull’iter in Città Metropolitana e a chiedere conto delle carenze emerse. La battaglia politica, dunque, si sposta sulle responsabilità e soprattutto sul futuro dell’area. Perché dietro carte mancanti e procedure sospese resta una questione sostanziale: evitare che a pagare il prezzo delle inefficienze sia la comunità, privata o costretta ad attendere ancora un parco finanziato con denaro pubblico e destinato ai cittadini.
