Divelta la struttura dedicata alla memoria di Mario Di Sena, strappati e bagnati anche i libri. L’associazione IRIS ha denunciato l’accaduto ai Carabinieri e consegnato le immagini della videosorveglianza. Ma dopo quattro episodi la domanda va oltre il gesto vandalico: quanto siamo ancora capaci di avere cura di ciò che appartiene a tutti?
Era nata per mettere in circolo i libri. Qualcuno, per la quarta volta, ha deciso di fermarli.
Della Casetta dei Libri inaugurata lo scorso 26 giugno in piazzetta San Nicola, a Castello di Cisterna, questa volta non è rimasto soltanto qualche segno di danneggiamento. La struttura è stata divelta dal suo sostegno e trascinata fino al sagrato della chiesa, dove è stata distrutta. Poi è toccato ai libri: alcuni sono stati strappati e bagnati con l’acqua della fontanina pubblica.
Non è il primo episodio. È il quarto dalla sua inaugurazione.
Le immagini della videosorveglianza e la denuncia
Dopo l’ultimo danneggiamento, la presidente dell’associazione IRIS, Anna Riva, ha presentato formale denuncia presso la stazione dei Carabinieri di Castello di Cisterna insieme agli altri due membri dell’associazione Mario Giannini e Andrea Di Sena, quest’ultimo consigliere comunale.
Ai militari sono state consegnate anche le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza, che, secondo quanto riferito dall’associazione, avrebbero ripreso l’intera sequenza.
Nel filmato sarebbero visibili sei giovani mentre divelgono la casetta in legno, rimuovono il sostegno metallico e trasportano la struttura sul sagrato, dove viene ulteriormente danneggiata. Le immagini sarebbero ora a disposizione dei Carabinieri per gli accertamenti del caso.
Il progetto iniziale
Il progetto era nato da un’idea semplicissima: prendere gratuitamente un libro e, se possibile, lasciarne un altro. Un romanzo amato, una storia che ci ha accompagnato in un momento particolare, un libro capace di aprirci un mondo oppure, più semplicemente, un volume dimenticato da anni su uno scaffale.
Un libro passa da una mano all’altra e continua a vivere.
Era questo il senso della Casetta inaugurata a giugno: mettere in circolo la lettura e, insieme ai libri, provare a mettere in circolo un po’ di comunità.
Ciò che è di tutti non significa che non sia di nessuno.
Una struttura in legno si può ricostruire. Un sostegno si può sostituire. Anche altri libri potranno riempire nuovamente quegli scaffali.
Il problema comincia quando un bene viene riparato e qualcuno torna a distruggerlo. Una volta può essere un gesto isolato. Quattro episodi impongono almeno una riflessione.
Perché quella casetta non appartiene all’associazione che l’ha acquistata. Dal momento in cui è stata collocata in una piazza e affidata ai cittadini, è diventata un piccolo bene comune.
Ed è forse proprio questa la parte più difficile da comprendere: ciò che è di tutti non significa che non sia di nessuno.
Significa esattamente il contrario.
Una piazza, una panchina, un’aiuola, un libro lasciato gratuitamente a disposizione di uno sconosciuto funzionano soltanto finché esiste un patto, spesso non scritto, tra le persone che condividono uno stesso luogo: io me ne prendo cura anche se non è mio, perché domani potrà servire a qualcun altro.
Una telecamera può trovare un responsabile, ma non basta
Le immagini della videosorveglianza potranno aiutare i Carabinieri a ricostruire quanto accaduto e, eventualmente, a individuare i responsabili. Ma la vicenda pone una questione che nessuna telecamera può risolvere da sola.
Il senso civico non nasce dalla paura di essere ripresi. Nasce dalla consapevolezza che danneggiare qualcosa che appartiene alla collettività significa sottrarlo anche a sé stessi.
Ricostruirla sarà relativamente facile. Più difficile sarà ricostruire quel senso di responsabilità collettiva senza il quale nessuna casetta, nessun parco e nessuna piazza potranno mai essere davvero della comunità.
Fonte foto: pagina facebook
