I Volontari Antiroghi hanno avviato controlli a tappeto del territorio. La polizia municipale ha raccolto le denunce e fatto scattare i sigilli agli appezzamenti
Ormai basta scavare anche ad appena un metro di profondità per trovare rifiuti di ogni sorta nel sottosuolo della zona industriale di Acerra. Qui ieri, nell’area Asi, a pochi passi dalla ex Montefibre e dal termovalorizzatore, la polizia municipale è stata costretta a sequestrare l’ennesima area contaminata, un appezzamento grande quanto un campo di calcio in cui è stata scoperta l’ennesima megadiscarica abusiva occultata sotto il terreno. Lo spiacevole ritrovamento è stato fatto durante i lavori di realizzazione di un opificio da parte di un’azienda che opera proprio nel settore dei rifiuti e che si occupa del noleggio di macchinari per la raccolta differenziata.
La scoperta
Mentre le ruspe del cantiere scavavano nel terreno sono stati trovati valanghe di rifiuti stratificati. Secondo le prime indiscrezioni finora trapelate nel sottosuolo del cantiere c’era ogni sorta di materiali di scarto: rifiuti solidi urbani, plastiche, inerti, gomme, scarti bruciati, bitumi e altre sostanze non identificabili a occhio nudo. Sarà necessario l’intervento dei tecnici dell’Arpac per capire meglio la tipologia dei veleni emersi e soprattutto l’entità del ritrovamento, anche se il sospetto è che purtroppo sia interessato dalla contaminazione uno spazio considerevole del sottosuolo. Ad ogni modo la polizia municipale di Acerra, giunta sul posto a seguito di una denuncia firmata dai coraggiosi ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Michele Pannella, dei Volontari Antiroghi, ha provveduto a sequestrare tutto il cantiere, ampio circa 10mila metri quadrati. E’ un sequestro preventivo che dovrà essere sottoposto al vaglio del tribunale di Nola.
Drone Anti Rifiuti
Comunque da diversi giorni i volontari Anti Roghi stavano osservando la zona in cui alla fine sono stati trovati i rifiuti sepolti. “Abbiamo usato un drone per capire cosa stesse succedendo – racconta Cannavacciuolo – i filmati tratti dalle telecamere del mezzo aereo – aggiunge l’ecologista – ci hanno consentito di capire che i rifiuti emersi sono stati rimescolati al terreno e invece di essere smaltiti in modo corretto sono stati utilizzati come materiale di riempimento delle fondamenta dell’opera in costruzione”. Accuse comunque tutte da provare nelle apposite sedi ma che sono contenute nella denuncia degli ambientalisti a cui sono state allegate le immagini catturate dal drone che documentano tutta la fase dei lavori nel cantiere. Intanto c’è rabbia e amarezza. “E’ mai possibile – si chiede Cannavacciuolo – che nessuno si sia mai accorto di quest’anomalia visto che i rifiuti emersi erano stati accatastati dopo lo scavo nel cantiere fino a formare intere collinette ben visibili dalla strada ?”.
Il Secondo Sequestro
Il 27 febbraio la polizia municipale aveva sequestrato un terreno agricolo non coltivato ma adibito a deposito, in via Tappia, zona nordoccidentale della città, sulla strada che conduce a Caivano. L’operazione è scattata con l’ausilio dei carabinieri della stazione di Acerra. Il sequestro dell’appezzamento, di circa 1200 metri quadrati, è stato motivato dal fatto che nello spazio appena sigillato sono stati trovati manufatti di cemento abusivi. Ad ogni modo i sigilli sono stati apposti dopo che l’ambientalista della zona, Alessandro Cannavacciuolo, ha consegnato ai carabinieri una denuncia. Stando alle indiscrezioni nella denuncia è scritto che questo appezzamento era già stato sequestrato nel 2014 per la massiccia presenza di rifiuti speciali interrati fino ad una profondità di oltre quattro metri, come accertato dall’Arpac. Ma nonostante l’allarme dell’Arpac i rifiuti interrati non sono mai stati rimossi: niente bonifica. Ci fu solo la rimozione dei rifiuti superficiali. Sempre stando alle indiscrezioni, nella denuncia è scritto anche che il terreno nel 2023 fu oggetto di una compravendita da parte di soggetti condannati per disastro ambientale.



