Decine di fabbriche, don Peppino, il prete degli operai, le mogli dei cassintegrati, cantanti e musicisti. Ma soprattutto loro, gli studenti. Voci e cori della mobilitazione (LE FOTO).
Sotto un sole primaverile i fumogeni rossi colorano il corteo della Fiom nel giorno della protesta europea “ contro le politiche recessive ”. Ma questo è anche il giorno dei metalmeccanici della Cgil, a Pomigliano, nella fase della dura contrapposizione con la Fiat. La mobilitazione comincia presto, all’alba, con i picchetti all’Alenia e all’Avio, i due impianti aeronautici che si trovano proprio accanto alla grande fabbrica automobilistica. Nel frattempo la Fiat teme azioni anche davanti ai suoi cancelli e fa anticipare l’ingresso degli operai del primo turno. Una precauzione che si rivelerà inutile perché i militanti della Fiom non vogliono prendere di mira la grande fabbrica. Quindi, il lungo intervallo, fino alle dieci. Ci sono le televisioni su viale Impero, la strada degli stabilimenti.
I leader politici nazionali e Maurizio Landini sono calamitati dai microfoni e dagli occhi delle telecamere. Nel capannello c’è chi racconta una storia emblematica. “ Alla Sirti, azienda degli appalti telefonici, dopo una grande battaglia abbiamo salvato i nostri posti di lavoro con i contratti di solidarietà ”, spiega Mario Pollio, rsu Fiom, insieme a un altro operaio, Geppino Canfora. Il concentramento si gonfia. Arriva Tommaso Sodano, vicesindaco di Napoli e pomiglianese doc. “ Qui – afferma l’esponente della giunta De Magistris – si può rivivere una pagina nuova dopo anni di oscurantismo ”. Ma le divisioni sindacali sono più profonde che mai. Proprio oggi, sotto gli occhi degli inviperiti militanti anti Marchionne, i sindacati firmatari, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, hanno affisso sui muri un comunicato che spiega le ragioni del loro si alla Fiat. Qualche manifesto viene stracciato. Su qualcun altro c’è chi scrive con della vernice spray: “ Servi”.
C’è spazio anche per la parolaccia. Ma la tensione si stempera in un clima di festa quando giungono gli studenti degli istituti superiori di Pomigliano. Sono tantissimi. Alla fine costituiranno almeno la metà del corteo: Itis Barsanti, Istituto professionale Europa, liceo Imbriani, liceo Classico, liceo Serao. Tutti determinati i ragazzi, tutti composti. Raramente il forsennato di turno fa scoppiare il solito petardo da stadio. Alle undici il corteo si muove. E si gonfia ancora. “ Pomigliano non si piega ”, lo striscione alla testa del lungo cordone di folla. Dietro gli operai della Fiom che dovranno rientrare in fabbrica: Stefano Birotti, Antonio Di Luca, Sebastiano D’Onofrio, Aniello Niglio, Mario Di Costanzo, Franco Percuoco, Mimmo Loffredo, Ciro D’Alessio.
“Abbiamo fatto il ricorso al tribunale di Roma contro la discriminazione che la Fiat vuole operare nei riguardi dei 19 operai che intende licenziare – spiega Andrea Amendola, segretario regionale della Fiom – oggi siamo in settemila anche per loro ”. Dietro gli striscioni si avvicendano le facce stanche di tante vertenze difficili: Irisbus, Fiat Melfi, Fiat Cassino, Fiat Termoli, Formenti Sessa Aurunca, Firema Caserta Sud, Fincantieri, Ergom-Magneti Marelli, Gnk Firenze, Selex, Alenia, Avio, Simmi Acerra, coordinamento precari della scuola. Stefano Fassina s’intrattiene con tanti lavoratori. “ Vorrei chiederti: vi fidate più dei democristiani e non di noi? ”, domanda Antonio Cipollaro, operaio dell’Avio.
Davanti al palco allestito a piazza Primavera giungono le mogli dei cassintegrati che intonano la canzone del partigiano. Una di loro, Maria Molinaro, consegna a Landini la lettera d’invito all’assemblea operaia che le donne hanno organizzato per il 24 prossimo, sempre a Pomigliano. Ma è l’intervento dal palco di don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice, che tocca i cuori dei più: “ Questo è il mio posto, la Chiesa deve stare con voi, io non sto con i potenti: che Dio ascolti il vostro grido ”. La manifestazione termina con il concerto dei Zezi e la voce “ operaia e contadina” di Marcello Colasurdo.


