Nel mese di agosto prese fuoco un appezzamento di terra, in via Panoramica Fellapane. La qual cosa, di per sè, non è una notizia eclatante ma quello che le fiamme alla fine ci hanno svelato è un qualcosa da non sottovalutare. Foto da Google Earth
A poco più di un mese di distanza ci siamo recati in via Panoramica Fellapane, per vedere il risultato di quell’incendio ma soprattutto per constatare quello che le fiamme avevano messo in luce, e dobbiamo dire che lo spettacolo è stato dei più indegni. Il fuoco, consumando la sterpaglia, i rovi, gli ailanti e le altre piante infestanti caratteristiche dei nostri luoghi, ha liberato uno spesso strato di rifiuto indifferenziato.
Ci muoviamo tra la cenere, in certi casi anche recente, indice che in quei luoghi si reitera il dolo dei roghi tossici, e riscontriamo subito la presenza di eternit e copertoni, tanto rifiuto “talquale”, da poco scaricato, sfalci domestici e l’immancabile materiale di risulta edilizio. Una cosa su tutte ci colpisce ed è quella della presenza di resti di ossa animali, soprattutto di bovini, ma non solo; il pensiero che ci sovviene è stato quello che qualcuno c’abbia smaltito i residui di una macellazione e forse, vista la facile putrescenza di questi, qualcun altro, se non lo stesso, gli abbia dato fuoco. Ma è solo un’ipotesi, una delle tante in questa terra martoriata, perché sono tante le ragioni per dar fuoco a un rifiuto e tanti i misteri del luogo che vi stiamo descrivendo.
L’incendio, sviluppatosi lo scorso 8 agosto, fu prontamente domato dalla protezione civile di Massa, San Sebastiano e dai Vigili del Fuoco di Sorrento, i quali, costatavano quanto segue: “presenza di materiali di risulta (eternit, stracci, vernici, spazzatura, pneumatici)” e chiedevano l’intervento del nucleo NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico ndr.) dei VV.F, al fine di verificare l’eventuale presenza di agenti tossici e nocivi per la salute umana.
Sappiamo che il sindaco del comune vesuviano aveva prontamente stabilito (come da normativa) che i proprietari del fondo smaltissero a proprie spese i rifiuti ivi presenti (o nell’eventualità avrebbe dovuto smaltirli a spese del comune e in danno del proprietario) e il tutto doveva essere espletato entro 20 giorni, cosa che ovviamente non è accaduta. Sembra inoltre, per le fonti in nostro possesso che “il rilevamento strumentale forniva indicazioni rientranti nell’ordinaria fluttuazione del fondo naturale, sia in riferimento ad agenti chimici che a sostanze radioattive denotando assenza di pericolo immediato" ma la nostra costatazione di tanto materiale pericoloso quale l’amianto e il singolare incendio ci ha incuriositi e abbiamo deciso di approfondire la questione.
In realtà non è stato così difficile vederci più chiaro, smanettando su Google Earth ci si è resi conto della strana evoluzione che quel podere di 2.000 metri quadri ha subito nel corso degli anni della cosiddetta crisi dei rifiuti. Infatti, le foto storiche di G.E. almeno quelle tra il 2007 e il 2008, mostrano la presenza, in quel luogo specifico, di accumuli di materiale. Certo non sembrava essere sterpaglia o alberi da frutta, il tutto però scompare nell’immagine satellitare del 2010. Abbiamo quindi verificato se quel luogo fosse stato oggetto di indagini specifiche in quegli anni bui e di sospensione del diritto, dove la spazzatura ci arrivava fin sotto il naso e, meraviglia delle meraviglie, scopriamo che il Corpo Forestale dello Stato, proprio nel 2010, aveva sequestrato proprio il fondo in questione perché, l’area, era stata adibita a discarica dallo stesso comune di San Sebastiano al Vesuvio, ed era priva di ogni autorizzazione, e di conseguenza, era in difformità con le leggi in materia di rifiuti e delle regole dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.
Hai capito San Sebastiano! E grazie che la crisi dei rifiuti da noi è durata poco, la spazzatura la mettevano tutta lì, in quella terra circondata da vigneti e albicocchi! I proprietari avevano dato disposizione di depositare temporaneamente in quel sito privato materiali di risulta e altri provenienti dalla pulizia del territorio cittadino e dalla potatura degli alberi. Questo, fino a una denuncia anonima che faceva intervenire i militari per constatare il reato, cogliendo, letteralmente con le mani nel sacco (o meglio, nel sacchetto!), i dipendenti comunali che assieme a una ditta del posto scaricavano i loro camion di immondizia e smuovevano il terreno.
È lecito ora pensare che quel terreno, evidentemente in dislivello rispetto alla campagna circostante, possa essere pieno di rifiuti e che l’incendio non abbia fatto altro che esporre la punta dell’iceberg, dove quello che abbiamo visto non è altro che lo sversamento più recente. Oppure, la differenza d’altezza, è dovuta soltanto al pendio, ma comunque, la zona va bonificata e al più presto, poiché il comune è in buona parte responsabile di quello scempio.
I dubbi restano comunque tanti, ma una cosa è certa, San Sebastiano non è diverso dagli altri paesi, ha anche lui le sue discariche e sicuramente, se qualcuno avrà la bontà e la pazienza di leggerci, non ci dica ancora una volta che, all’epoca, non si poteva fare altrimenti, e che non si poteva lasciare la spazzatura per strada, perché la scusa è vecchia!

