Con un duro comunicato stampa il presidente della GORI intima l’altolà ai politici che vogliono l’acqua pubblica. Ma c’è chi non si fa intimorire.
Amedeo Laboccetta è un politico di lungo corso, da sempre schierato a destra con il MSI di Giorgio Almirante ha seguito tutto il cammino verso il centro del suo partito, prima Alleanza Nazionale e poi il PDL fino ad essere rimasto al palo alle elezioni politiche del 2013.
Torna in sella alla presidenza della GORI S.p.A., Ente da sempre nell’orbita politica del centro destra campano. Da subito si distingue per l’uso, quasi militare, dell’Ufficio Stampa aziendale attraverso il quale minaccia gli utenti morosi e quelli che aggrediscono i tecnici intenti a staccare il contatore a chi è indietro con i pagamenti. Ancora nessun commento verso i ripristini scadenti delle ditte appaltatrici della GORI.
La settimana scorsa il presidente Laboccetta, attraverso l’Ufficio Stampa aziendale, ha inoltrato alla stampa locale un volantino degno di un tribuno di opposizione con cui intima ai candidati, sindaci e consiglieri, alle prossime amministrative, di non fare campagna elettorale sul ritorno all’acqua pubblica. Il tono è di quelli cari a certa destra nostalgica del ventennio: “In vista dell’appuntamento elettorale del 25 maggio, che prevede lo svolgimento delle elezioni comunali in diversi comuni dell’ATO 3 Campania, si stanno intensificando negli ultimi giorni gli interventi a mezzo stampa di politici e, soprattutto, di aspiranti sindaci e consiglieri comunali, nell’ambito dei quali si promette ai cittadini la “fuoriuscita” dalla gestione GORI ed il ritorno alle gestioni comunali del servizio idrico. A tali personaggi, GORI intende rivolgere un caloroso appello: NON PRENDETE IN GIRO I CITTADINI!”.
Ricorda poi che la GORI “società mista a prevalente capitale pubblico, è il soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato dell’ATO 3 Campania, individuato nel 2002 dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, nel pieno rispetto della Legge 36/94 (Legge Galli), che ha riformato la gestione dei servizi idrici in Italia”. Peccato che preso dal tono aggressivo dimentichi che il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani si siano espressi per l’acqua pubblica al 54% e che purtroppo si è ancora in attesa che il Parlamento legiferi in tal senso.
Laboccetta dà il meglio di se minacciando chiunque osasse pensare di cambiare le regole: “E’ vergognoso che, a distanza di 12 anni vi siano ancora persone che per meri fini elettorali utilizzano strumentalmente un tema come quello della gestione delle risorse idriche, spesso senza avere neanche approfondito un minimo la materia e comunque senza alcun tipo di supporto normativo. L’acqua può senz’altro essere tema di discussione politica, ma costruttiva e non meramente speculativa. Tra l’altro, con i Comuni GORI ha da tempo avviato sinergie per il miglioramento del servizio offerto. Il potenziamento della distribuzione idrica, la qualità dell’acqua erogata, l’impegno per la realizzazione delle reti fognarie e per il disinquinamento del mare tramite la depurazione delle acque. Questi sono temi sui quali confrontarsi con i cittadini e per i quali GORI è stata, è e sarà sempre disponibile al dialogo, volto esclusivamente al miglioramento del servizio offerto e, quindi, a vantaggio (reale) dei cittadini”.
Sul passaggio del potenziamento della rete molti cittadini si sentiranno sicuramente offesi visto che proprio l’inerzia della GORI ha rallentato i lavori del Commissariato Bonifica del Sarno, come nel caso di San Giuseppe Vesuviano, dove è mancata la sinergia fra Enti bloccando totalmente la bonifica della Vasca al Pianillo.
Ma abbiamo voluto sentire anche l’opinione di uno di questi “sobillatori” del popolo minacciati dall’ex On. Laboccetta. Ha risposto al nostro appello Antonio Borriello consigliere comunale a San Giuseppe Vesuviano per Vocenueva-Libera-PD che insieme al capogruppo Agostino Casillo ha fatto della battaglia per l’acqua pubblica una bandiera.
“Il fatto stesso che il presidente di una società, per quanto mista pubblico-privato, faccia un intervento così politico dovrebbe di per se destare preoccupazione. D’altronde Laboccetta questo è: un politico messo dalla politica a fare il manager. Un politico senza più consenso, ma anche senza alcuna esperienza pregressa nel settore della gestione idrica. Laboccetta dovrebbe spiegare ai cittadini perché negli ultimi dieci anni di vita della GORI le tariffe siano state moltiplicate. Dovrebbe spiegare perché la GORI ha incrementato massicciamente le assunzioni, aumentando i costi e riducendo l’azienda sulla bancarotta, scongiurata solo grazie all’intervento della Giunta Caldoro che ha, fra abbuoni e prestiti a tasso zero, concesso all’azienda circa 290 milioni di euro.
Certo, non tutto è imputabile a Laboccetta, messo a fare il presidente da poche settimane. Certamente molte delle colpe ricadono sul centro- destra campano, che ha sempre avuto la golden share sulle nomine apicali dell’azienda. Eppure, il 51% della GORI è ancora controllato dai comuni dell’Ato3. Se i comuni decidono di uscire dalla società e di ripubblicizzare la gestione di un servizio essenziale come quello della fornitura d’acqua, non ci sarà Laboccetta che tenga. Altrove in Italia, ma anche in grandi città europee come Parigi, l’acqua è stata ripubblicizzata, con risultati enormi in termini di riduzione delle tariffe e miglioramento del servizio. Perché gli utili, che società gestite in modo efficiente producono, vengono reinvestiti nel miglioramento della rete. I cittadini si sono già espressi positivamente con il referendum contro la privatizzazione dell’acqua nel 2011. Laboccetta stia sereno: i cittadini l’hanno già bocciato alla prova delle urne, lo manderanno a casa anche questa volta”.
I temi messi sul tavolo da Antonio Borriello sono molto seri, specialmente quello riferito ai sindaci dell’ATO 3 che “teoricamente” avrebbero il controllo della GORI S.p.A. ma poi nella pratica per chiedere un ripristino passano per il numero verde come tutti i cittadini. Ai cittadini, tristi spettatori di queste anacronistiche prese di posizione restano,per ora, le buche provocate dai ripristini delle ditta appaltatrici mandate a tappare le tante falle che si creano tutti i giorni nella sgangherata rete idrica dell’Area Vesuviana.


