“Epidemia di tumori nel vesuviano”: confermati i timori degli attivisti

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Dopo la diffusione dei dati del “Progetto Sentieri”, torna alla riscossa la Rete dei Comitati Vesuviani che vede nello studio epidemiologico la conferma scientifica di ciò che viene denunciato da mesi

“Quello che da anni la cittadinanza attiva dei territori vesuviani urlava al muro di gomma delle istituzioni, sorde e cieche al disastro ambientale che si consumava ai danni della popolazione del sito d’ interesse nazionale del litorale vesuviano trova oggi finalmente, ma sarebbe più giusto dire purtroppo, conferma dagli studi della comunità scientifica”.

A dirlo è la Rete dei Comitati Vesuviani-Zero Waste Italy dopo aver appreso i risultati del “Progetto Sentieri” (“Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento – SIN“) appena reso pubblico, che dimostra come nei comuni della cinta vesuviana si riscontrino percentuali di patologie, tumori e malformazioni congenite di gran lunga superiori ad altre aree della nazione, causa l’esposizione ultradecennale a inquinanti di qualunque tipo e da discariche di Stato e non, nelle quali si è sversato, senza controllo, praticamente di tutto.

“Siamo stati derisi mentre denunciavamo il disastro ambientale – dice il portavoce Franco Matrone – nonostante gli SOS lanciati da cittadini, medici territoriali, legali sensibili e denunce prodotte: tutto ciò, in primo luogo, per la colpevole assenza di chi, rappresentando le istituzioni, ha pensato bene di rispondere alla legittima richiesta di salvaguardare la salute della popolazione campana, sancita dalla Carta Costituzionale, con la “militarizzazione” del territorio attraverso discariche di Stato imposte senza il consenso delle popolazioni residenti. Senza tacere l’assordante silenzio di alcune Procure – prosegue Matrone – che da anni compulsate ripetutamente sulle grandi questioni di legalità violata dal fenomeno delle discariche non è stata in grado di produrre atti sanzionatori, in base al principio di precauzione, a salvaguardia del grave danno alla salute arrecato ai cittadini di tali territori, e più in generale dell’intera Campania”.

Da oltre un anno si attendono i dati delle perizie commissionate dalla Procura della Repubblica di Nola per valutare lo stato di inquinamento della falda dell’area di Terzigno, ripetutamente segnalato da relazioni dell’Arpa Campania, da studi commissionati dall’ISPRA e da inchieste sollecitate al Ministero dell’Ambiente e ad alcune ASL. “In questo deserto Istituzionale solo l’Europa ha risposto al grido di sofferenza dei cittadini – conclude Matrone – e all’Europa si guarda ora e, in particolare, alla Corte di Giustizia Ue, per riportare lo stato di diritto in un territorio profondamente devastato da illegalità dominante, da degrado diffuso e da devastazioni ambientali senza fine”.

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