L’esponente Pd e presidente del Copasir liquida con un fendente sul viso di Marchionne il via ai licenziamenti di 19 operai della newco per far posto ad altrettanti colleghi iscritti alla Fiom, il cui reintegro è stato deciso dalla magistratura.
Trecento persone per vedere e ascoltare lui, il Massimo nazionale, ormai ex di quasi tutto ma sempre nei cuori di parte della sinistra campana e nazionale. Un confronto pubblico preceduto da un fuori programma, un’enorme scritta fresca di vernice rossa su una parete di plexiglas, proprio a pochi metri dall’evento: “Servo della Fiat”.
Ad ascoltare D’Alema, ieri mattina, nella casa del Popolo di Pomigliano, ci sono, tra i tanti altri, gli ex sindaci Michele Caiazzo e Antonio Della Ratta, l’europarlamentare Andrea Cozzolino e il segretario regionale del Pd, Enzo Amendola. Argomento principale della discussione: la vertenza Fiat, appunto, i 19 licenziamenti decisi dall’azienda dopo la sentenza di reintegro degli operai discriminati iscritti alla Fiom, le migliaia di cassintegrati rimasti senza lavoro nonostante l’avvio, stentato, della produzione nuova Panda. Sull’argomento relativo all’avvio delle procedure di licenziamento D’Alema non ci pensa due volte a scagliare un bel fendente sul viso di Marchionne: “ I licenziamenti a Pomigliano ? Partoriti da una mente malata: un provvedimento che ricorda gli anni Cinquanta ”.
“ Ma non dimenticarti dei reparti confino creati negli anni Duemila, come quello di Nola ”, l’interruzione di Tommaso Pirozzi, operaio in cassa integrazione e attivista sindacale. “ Certo – la risposta di D’Alema – come negli anni Cinquanta ”. Quindi, l’esortazione, decisa: “ La Fiat ha un dovere di chiarezza, un debito di riconoscenza ma se proprio vuole andare via allora dobbiamo ricordarci che in Italia c’è un patrimonio industriale e che nel mondo ci sono tanti altri costruttori ”. D’Alema è ancora durissimo con Marchionne: “ Ha un atteggiamento urtante ed è considerato così anche da Confindustria ”.
Poi però l’esponente Pd mette in guardia da chi spara a zero sul governo Monti: “ Noi lo sosteniamo come governo di transizione, d’urgenza, ma non dobbiamo dimenticare lo sfacelo da cui siamo usciti. Comunque oggi continua a non esserci una politica industriale attiva e ciò avviene pur nella consapevolezza che non ci può essere ripresa economica senza una politica industriale ”. Sul fronte del rifiuto di una politica assistenziale D’Alema inoltre chiarisce che “ gli ammortizzatori sociali non sono assistenzialismo ma il rimedio a una crisi grave come questa ”. Uno dei punti salienti del discorso del leader Pd è anche quello che probabilmente tocca il tasto più dolente di tutti: la divisione nel sindacato.
Poco prima da una parte Giampiero Tipaldi, segretario regionale della Cisl, e Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm, e, dall’altra, Sebastiano D’Onofrio e Carmen Abbazia, operai Fiat in cassa integrazione, e Massimo Brancato, della segreteria nazionale Fiom, avevano confermato dal microfono le insanabili divergenze. “ Siamo un sindacato responsabile: firmando l’accordo Panda abbiamo salvato Pomigliano ”, il discorso, a tono alto, di Sgambati. Più sommessa la voce di Brancato, che però è stato lo stesso impietoso:
“ L’accordo Panda, poi esteso a tutto il gruppo automobilistico, è stato firmato per cancellare i diritti, per dare il via libera alle discriminazioni e, soprattutto, mette in pericolo migliaia di posti di lavoro: nel ricorso contro di noi, perso dalla Fiat, l’azienda ha scritto a chiare lettere che non è obbligata a riassumere i cassintegrati e che ciò dipenderà dal mercato ”. Totale divergenza di vedute, dunque. Contraddizioni di una sinistra, o centrosinistra, che dir si voglia, a cui D’Alema viene chiamato a dare una risposta. “ Certamente bisogna prendere la Fiat di petto con un sindacato unito – l’appello del politico – i sindacati devono trovare un punto di sintesi spalleggiati dalla politica e nel frattempo la Fiat ci deve dire una volta per tutte cosa vuole fare ”.
A ogni modo la sensazione è che “ senza un nuovo governo frutto di una democratica scelta elettorale non si possa giungere a scelte concrete e positive in ambito economico ”. “ E badate – avverte ancora D’Alema – le soluzioni possono arrivare solo in un quadro europeo, attraverso meccanismi di solidarietà che stronchino la speculazione e la tassa sulla transazione finanziaria ”. L’assemblea volge al termine. Qualcuno si alza e chiede: “ Massimo, ma perché non torni in sella e prendi le redini del Pd ? ”. Una smorfia, un mezzo sorriso e in un attimo arriva la risposta: “ Da quando me ne sono andato mi sento più leggero: sono tornato al movimento ”. Giù applausi e il convegno si chiude.
Poco dopo, davanti ai cancelli della Fiat, gli attivisti della Fiom, Antonio Di Luca, Sebastiano D’Onofrio, Stefano Birotti e Mimmo Loffredo, distribuiscono i volantini che annunciano la manifestazione di mercoledi mattina, il corteo con Maurizio Landini, Luigi De Magistris, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro.


