Amianto nascosto in un terreno. Il ritrovamento è stato possibile grazie all’autodenuncia di un imprenditore intervistato dal Mediano.it, nell’ottobre scorso.
Veleni nella campagna, amianto nascosto sotto le coltivazioni. Emblematica l’ultima storia emersa dall’agro acerrano. Qui tempo fa un costruttore pentito aveva confessato ai carabinieri di aver tagliato e triturato una notevole quantità di eternit, si parla di una tonnellata del pericoloso isolante, messo al bando ormai da anni. Eternit che l’imprenditore ha nascosto nei terreni agricoli. Intanto, proprio di recente, grazie a quest’autodenuncia, i militari hanno effettivamente verificato l’attendibilità dei fatti riferiti. Il comandante della stazione locale, il maresciallo Vincenzo Vacchiano, ha quindi provveduto a sequestrare d’ufficio l’appezzamento inquinato dall’ingente quantitativo di amianto, in via Ponte di Tappia, a poca distanza dal rione Gescal.
Poi il sindaco, Raffaele Lettieri, ha consegnato al titolare del terreno, di Casoria, un’ordinanza finalizzata alla bonifica dell’area sigillata. La scoperta dell’amianto è stata fatta dopo che il maresciallo Vacchiano ha chiamato i tecnici dell’Arpac per dare il via all’analisi della zona sospetta. Giunti sul posto gli esperti dell’Agenzia regionale per l’ambiente hanno fatto scavare una buca da cui è spuntato l’amianto. La zona del ponte di Tappia è da tempo nel mirino degli inquirenti a causa di un’incessante attività di smaltimento dei rifiuti tossici, risultata fuorilegge. Smaltimento che veniva svolto a pochi metri dal terreno appena sequestrato, in una fabbrica di proprietà di un tizio che poi è stato denunciato da Salvatore Cannavacciuolo.
“E’ stato lui a dirmi di occultare nei terreni quell’amianto, che avevo staccato dal tetto della sua fabbrica – ha raccontato Salvatore in un’intervista rilasciata al sottoscritto nell’ottobre dell’anno scorso – ma sia chiaro: io non mi sono pentito della vita che ho scelto io sono solo molto dispiaciuto per il disastro ambientale della mia terra”. Il costruttore, che ha avuto in passato problemi con la giustizia per una storia di usura ed estorsioni, in quell’occasione ha sostenuto che lo scarico abusivo di rifiuti tossici da queste parti continua come se nulla fosse.
Intanto Alessandro Cannavacciuolo, giovane ambientalista della zona, solo omonimo del costruttore che si è autodenunciato, ha segnalato al comune e alle forze dell’ordine l’esistenza di un’altra discarica abusiva sospetta, in località San Nereto. “Il terreno è di proprietà di un consigliere comunale di maggioranza”, afferma Alessandro.


