Sono passati più di trent’anni dal primo Rapporto Ecomafia. Da allora sono cambiate le leggi, sono aumentati i controlli e nel Codice penale sono stati introdotti i delitti contro l’ambiente. Non è bastato.
La Campania continua a occupare il primo posto nella triste classifica dei reati ambientali commessi in Italia. Nel 2025 ne sono stati accertati 5.636, pari al 15,8 per cento del totale nazionale. Napoli e Salerno fanno registrare nuovi aumenti.
Nei giorni scorsi Il Mediano aveva pubblicato il comunicato dell’Ansa con i dati del Rapporto “Ecomafia 2026”, presentato a Roma mentre a Somma Vesuviana si svolgeva la Festa di Legambiente. Una notizia pesante, che sembra però non aver suscitato particolare attenzione.
Anche questo, forse, è un dato.
Ci siamo abituati talmente tanto a sentir parlare di rifiuti, abusivismo, inquinamento e illegalità ambientale che perfino il primato della Campania rischia di diventare una notizia come un’altra.
Per comprendere meglio cosa c’è dietro quei numeri abbiamo parlato con Enrico Fontana, giornalista, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente e curatore del Rapporto “Ecomafia 2026”.
Fontana segue questi fenomeni fin dall’inizio. Il primo Rapporto Ecomafia fu presentato il 5 dicembre 1994 da Legambiente insieme all’Arma dei Carabinieri, con la collaborazione dell’Eurispes.
«Costruiamo questo rapporto – spiega Fontana – incrociando e mettendo insieme i dati forniti dalle Forze dell’ordine, dagli avvocati e dai nostri circoli territoriali. In questi anni abbiamo realizzato un archivio storico importante che ci permette di avere una fotografia della situazione ambientale del Paese».
«In Campania – prosegue – i reati ambientali sono leggermente diminuiti nel loro complesso, ma sono aumentati in maniera significativa nelle province di Napoli e Salerno che, insieme a Palermo, sono in testa alla classifica provinciale».
Il punto, però, non è soltanto quanti reati vengono commessi, ma come sono cambiati.
L’ecomafia degli anni Novanta era soprattutto quella dei camion, delle discariche abusive, dei rifiuti sotterrati nelle campagne e degli sversamenti clandestini. Quella realtà non è scomparsa, ma accanto ad essa è cresciuto un sistema più complesso. Il malaffare ambientale può entrare negli impianti, negli appalti, nelle aziende e perfino nei meccanismi dell’economia circolare.
In Campania parlare di rifiuti significa inevitabilmente fare i conti anche con la Terra dei Fuochi. E qui il problema non è soltanto ambientale o giudiziario: riguarda anche la salute pubblica.
Proprio in questi giorni nuove ricerche hanno richiamato l’attenzione sull’aumento dell’incidenza, soprattutto tra le persone sotto i cinquant’anni, di alcune forme tumorali. Le cause sono molteplici e la ricerca sta ancora cercando di comprenderle.
Eppure una certa propaganda sovranista continua ad attribuire l’aumento di alcune patologie, insieme ai decessi per infarto, ai presunti danni provocati dai vaccini, senza evidenze scientifiche.
Si cercano spiegazioni semplici per fenomeni complessi, mentre meno attenzione viene dedicata ai veleni sversati illegalmente nelle nostre campagne, alla qualità dell’aria e delle acque e alla compromissione del suolo.
Secondo Fontana, in Campania le violazioni riguardano soprattutto il ciclo dei rifiuti, la filiera agroalimentare e i reati contro flora e fauna, pesca compresa.
Per contrastare questi fenomeni Legambiente ha presentato dieci proposte, a cominciare dal rafforzamento dei controlli e dal recepimento delle nuove norme europee sulla tutela penale dell’ambiente.
Oltre alle leggi servono controlli, risorse e prevenzione. Serve una politica capace di considerare realmente prioritarie la tutela dell’ambiente e la riconversione ecologica dell’economia.
Il Governo nazionale, continua a mostrare un’attenzione insufficiente verso questi problemi e verso la questione del cambiamento climatico.
Ma non tutto può essere affidato alla politica.
Serve anche una maggiore attenzione dei cittadini. Occorre osservare, denunciare, informarsi e pretendere che il territorio venga tutelato.
E soprattutto evitare che l’illegalità ambientale diventi qualcosa con cui impariamo semplicemente a convivere.
(fonte foto: rete internet)
