Negli anni in cui il loro presidente pretende di modificare i confini degli Stati e dichiara che Cuba, il petrolio del Venezuela e la Groenlandia appartengono agli Stati Uniti, gli americani hanno dato vita al movimento “cancel culture” che ha cancellato dai programmi scolastici Omero, Virgilio accusati di essere “razzisti”, e i lirici greci e latini accusati di “vilipendio della donna”. Ma su questo tema torneremo. Ho chiesto a una luminosa docente di lingue classiche, Gabriella Carbone, che insegna latino e greco al Liceo “A:Diaz”, di dirci cosa pensa della lingua greca e del destino dei Licei. E lei ha confermato l’intensità della sua luce anche con la struttura particolare delle sue riflesioni. Correda l’articolo l’immagine di Venere che minaccia con la pantofola il figlio Eros. Gli intellettuali greci erano capaci di vedere in Venere anche la madre e in Eros il ragazzo monello. (Carmine Cimmino)
Caro figlio,
Non capisco questa tua scelta per niente trendy di fare il Classico, e in specie, di studiare il Greco antico. Ancor più del Latino, che almeno lo bazzica la Chiesa Cattolica – sbocconcellandolo un poco quando un papa si dimette o per le encicliche, perché fa più chic – il greco è completamente inutile.
Che te ne fai di una lingua che non parlerai mai, che neppure in Grecia studiano più, che è riservata a quei pochi nerd che ancora la praticano? Infami, che con le donne non hanno successo, occhialuti secchioni (non è body-shaming, ma solo realtà).
Guardati intorno: marketing, financial business analysis, web parlano inglese, mica greco! Per avere successo, devi perseguire il guadagno, caro mio! Io non campo sempre e non potrò mantenerti per i vizi che hai. Compri libri, vuoi il Thesaurus (ma che cavolo è?), pretendi le edizioni critiche di autori che nessuno si fila più. E poi, diciamoci la verità, con tutto quello che è già tradotto, c’è proprio tutta questa necessità di imparare un alfabeto e di spremere le meningi su testi ostici e per niente à la page?
Mi dici che serve: a cosa? Anche se vuoi fare l’intellettuale, ti basterà essere un buon venditore. Prendi esempio: hai saputo che Stefania Nobile ha ricevuto – in Campidoglio, nientemeno! – il Premio Internazionale della cultura? Forse non la conosci, ma della madre, Wanna Marchi, che ha sciolto le pance di tanta gente, avrai certo sentito parlare! Ecco: prendi esempio! Qualche anno di galera, qualche truffa, un libro e via! Successo immediato!
Studiare il greco: e non venire a dirmi le solite panzane! Apre la mente (lo fa anche la matematica), aiuta il ragionamento (e la chimica dove la mettiamo?), è utile a comprendere il mondo moderno ( e come, se ti immerge in un tempo di miti e di storie assurde?).
Mi hai scritto che ti serve per andare in profondità, per meditare, per conoscere te stesso. Riconosco che Gnothi sauton è una buona massima per un tattoo, ma più di questo non saprei a cosa sia necessario conoscere se stessi. Non è meglio muoversi da superficiali, così da non capire quanto incombe sulla tua testa? Gli ignoranti vivono meglio, è risaputo. Una volta l’ignoranza era un frutto esotico e raro, ma ora che impera la rete, meglio adeguarsi alla massa, meglio non distinguersi, se non vuoi vivere isolato, senza followers, senza amici. Tanti seguono il mio profilo Instagram, le mie storie, le foto che ritocco sapientemente dopo che mi sono messo in posa con un bel drink (siamo tutti ai bar, al ristorante, a fare le esperienze gourmet!). Su Facebook non si contano i miei amici: e riposto senza neanche leggerli, i post di qualcun’altro (rigorosamente scritto con l’apostrofo, non sia mai che qualcuno mi corregga). Non c’è n’è più bisogno: a che serve la correttezza formale, se uno si capisce? Scegliti un social: Instagram piuttosto che Facebook piuttosto che Linkedin e diventa digital creator! Questo serve!
E se proprio insisti in questa scelta malsana che ti porterà dall’oculista e dall’ortopedico, almeno non sfiacchirti inutilmente sul vocabolario. Hai l’intelligenza artificiale: usala! Sì, lo so, se copi è una truffa: ma non ti ho spiegato poco fa come si vincono i premi internazionali della cultura?
Quanto al famigerato metodo di studio, quello che ti permette di affrontare ogni tipo di facoltà: ecco, io ci penserei. Sei ancora in tempo a fare un percorso enogastronomico, a diventare uno chef stellato, e che ti importa se dirai “melenzane” al posto di “melanzane”, se i tuoi clienti pagheranno profumatamente per assaggiare chicche pressoché invisibili impiattate elegantemente in un mega piatto?
Rifletti, figlio mio: salvati, finché sei in tempo!
Risposta di Fronosporo a suo padre
Caro padre,
comprendo la tua preoccupazione ora che comincio a prendere le distanze da te, dal tuo modo di pensare. Devi essere in ansia: ce n’è bisogno (scrivilo così, ti prego: la forma è sostanza! Mi è venuta l’orticaria a leggere i tuoi strafalcioni e le improprietà lessicali. Accidenti a quel piuttosto che!).
La tua generazione è quella che è cresciuta con i modelli del guadagno, del denaro. Una volta gli adulti erano per i giovani punti di riferimento: ora, purtroppo, sono le patetiche caricature della peggio gioventù.
Guarda, se i miei coetanei insistono nell’essere stupidi e superficiali, è proprio perché siete venuti meno voi, i padri e le madri. Avere un libro in casa è una vergogna: nelle nostre sale campeggiano gli schermi televisivi e le luci delle console da gioco.
Il greco antico non serve, hai ragione: non ti ripeterò i luoghi comuni di chi lo difende, e nemmeno insisterò sulle possibilità che una lingua antica offre per conoscere lessico e grammatica moderne, per metterti in grado di comprendere i linguaggi tecnici di più discipline, per consentirti di imparare altre lingue, quelle vive, quelle che servono (vedi che ho fatto una bella preterizione, ma immagino tu non sappia di cosa stia parlando).
Voglio solo dirti che il greco antico è la lingua del pensiero e della democrazia, che tanto è maturata attraverso quel modo di costruire frasi, legare parole, cucire le immagini.
Chiudiamolo il Classico: non abbiamo bisogno di persone pensanti, ma di automi fatti di competenze, anche quelle non cognitive, come predica la nuova scuola. Ma come si imparano la condivisione, la solidarietà, la comunità, la cittadinanza se non si sbatte la testa nel pensiero e nella lingua greca?
Chiudiamolo: farà per noi l’intelligenza artificiale. Non so neanche più perché sto a scriverti queste cose: se chiedi all’AI buone ragioni per chiudere o non chiudere il Liceo classico, per studiare o non studiare il greco antico, ti risponderà in ogni caso. Ecco: è la morte del pensiero in generale, è la morte della libera opinione, è la morte della libertà.
Nel frattempo, continuo a coltivare me stesso: andare nel profondo, questo ti permette lo studio del greco antico!
Gabriella Carbone
