Pomigliano. Gruppo Operaio, cosa resta della stagione delle lotte

Riceviamo dall’Associazione A Sunagliera e pubblichiamo

Nato negli anni Settanta tra operai, braccianti, disoccupati e insegnanti, il gruppo trasformò i rumori della fabbrica e la musica popolare in uno strumento di denuncia. Oggi la sua presenza nelle iniziative cittadine riapre il confronto sulla distanza tra quella storia e il presente.

Pomigliano d’Arco ha costruito una parte importante della propria identità intorno alla fabbrica e al lavoro operaio. È proprio in questo contesto, negli anni Settanta, che nasce il Gruppo Operaio: un’esperienza che mette insieme lavoratori, professori, disoccupati e braccianti e porta nella musica le condizioni di chi vive quotidianamente il lavoro industriale.

I rumori delle catene, del ferro, delle lamiere e dei martelli vengono affiancati alla tammorra. La musica diventa così parte delle manifestazioni contro licenziamenti, caro vita e sfruttamento. Per anni il gruppo attraversa l’Italia partecipando a iniziative politiche e sindacali, diventando espressione di una precisa stagione sociale e culturale.

Poi il tempo cambia.

A cinquant’anni di distanza, il mondo del lavoro è profondamente diverso e anche il ruolo del Gruppo Operaio appare cambiato. Il documento evidenzia l’assenza, negli ultimi anni, di quella stessa attività di mobilitazione e denuncia che aveva caratterizzato le origini, mentre il gruppo continua invece a essere presente nelle iniziative pubbliche della città.

La questione è emersa con particolare evidenza nel dibattito sulla candidatura di Pomigliano a Capitale Italiana del Libro 2027. La vicenda si intreccia con quella del FliP Festival, trasferitosi a Casalnuovo dopo la rottura dei rapporti con l’amministrazione comunale guidata da Lello Russo.

Ed è proprio qui che nasce la contraddizione evidenziata nella nota stampa: il Gruppo Operaio ha sostenuto il FliP e alcune iniziative legate ai suoi organizzatori, ma contemporaneamente ha partecipato alle iniziative dell’amministrazione comunale, ricevendo — secondo quanto riportato — oltre 10 mila euro dal dicembre 2025.

Il gruppo dovrebbe inoltre esibirsi durante l’audizione al Ministero della Cultura per la candidatura di Pomigliano. Nel dossier che ha portato la città tra le sette finaliste, però, il Gruppo Operaio non risulta citato e la gestione degli aspetti legati alla cultura popolare viene attribuita a un’altra realtà culturale del territorio.

Resta quindi una domanda sulla trasformazione di una storia nata dentro le fabbriche e nelle lotte dei lavoratori: quanto del Gruppo Operaio di allora esiste ancora oggi?

È il confronto tra una memoria costruita sulla denuncia dello sfruttamento e un presente nel quale i rapporti con le istituzioni, le iniziative culturali e il ruolo pubblico del gruppo sembrano raccontare una realtà molto diversa da quella delle origini.