Un permesso per uscire temporaneamente dal carcere sarebbe stato sfruttato per compiere un omicidio deciso negli ambienti della camorra. È questa l’ipotesi sulla quale si basa la nuova svolta investigativa relativa a un delitto avvenuto ad Acerra il 10 agosto 1989.
A quasi quattro decenni dai fatti, gli uomini della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di Acerra hanno eseguito una misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, accogliendo la richiesta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Destinatario del provvedimento è un uomo del quale non sono state diffuse le generalità. Secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe coinvolto nell’uccisione di una persona che avrebbe manifestato posizioni in contrasto con le direttive impartite dal capo di un gruppo camorristico operante nell’area acerrana e nei territori vicini. Una scelta che, secondo gli investigatori, sarebbe stata considerata uno “sgarro” da punire con la morte.
All’indagato viene contestato l’omicidio con le aggravanti della premeditazione, del metodo mafioso e dell’obiettivo di agevolare un’associazione di tipo camorristico. Particolarmente significativo è il dettaglio relativo alla condizione dell’uomo nell’estate del 1989. In quel periodo sarebbe stato ristretto in carcere, ma avrebbe ottenuto un permesso temporaneo per uscire dall’istituto penitenziario. Proprio approfittando di quella possibilità, stando alla ricostruzione dell’accusa, avrebbe commesso il delitto.
Gli accertamenti portati avanti dagli investigatori e coordinati dalla Dda di Napoli hanno consentito, dopo 37 anni, di imprimere una nuova accelerazione a un caso rimasto aperto per decenni. L’esecuzione della misura cautelare rappresenta comunque una fase dell’inchiesta: le responsabilità attribuite all’indagato dovranno essere accertate nel corso del procedimento e nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
