Sei punti strategici, tra cui: lavoro, ambiente e trasporti.
Sei punti strategici sui quali si basa la programmazione del Por 2014-2020.
Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, traccia le linee degli investimenti.
Alle spalle la vecchia programmazione 2007-2013, che “chiudiamo perdendo 3 miliardi di euro su 4,5 miliardi a disposizione”.
“Abbiamo deciso di operare una svolta – ha detto – no alla polverizzazione della spesa né all’uso dei fondi europei come strumento di clientela politica. I fondi devono servire a risolvere i problemi”.
(Fonte foto: rete internet)

Caro Direttore, ha ragione il Presidente De Luca. I fondi europei sono un calvario. Noi lo abbiamo scoperto con una inchiesta che volentieri ti mando. Scusa la lunghezza.
La partita dei Fondi europei
da http://www.casaeterritorio.it dicembre 2015.
Il conto alla rovescia è partito. L’Italia riuscirà a spendere entro la fine del 2015 tutti i fondi europei 2007-2013. Bell’impegno, non c’è che dire.Soprattutto se a garantire di fare centro
è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Haavuto un’occasione solenne e l’ha colta
al volo. Davanti alla delegazione di
parlamentari europei sbarcati in Sicilia
a fare l’esame all’Italia. E’ stato rapido
e rassicurante. Stavolta l’Italia non deluderà.
Spenderemo tutto e bene in
settori strategici. I programmi stano
andando avanti. A voi cifre, impegni,
cabine di regia, monitoraggi e consuntivi.
Il giudizio degli ospiti europei? Di
là da venire. Aspettano dicembre prima
di poter dire se davvero abbiamo fatto
centro. E si capisce. Continuano a guardarci
con strabismo per via di qualche
truffa passata, conti truccati, inchieste
giudiziarie. A dire il vero c’è il sospetto
che non abbiano preso tanto sul serio
nemmeno l’altro impegno dichiarato:
l’approvazione della spesa per i fondi
2014-2020 entro ottobre prossimo.
Attenzione, ha detto Younus Omarjee
il capodelegazione europeo, abbiamo
anche aumentato i controlli sulle frodi.
Abbiamo già scoperto 400 milioni
all’anno in tutta l’Ue. Non ha detto Italia,
ma ha fatto capire che parte di quei
milioni sono stati imboscati anche da
furbi e maneggioni del Belpaese. Corsi
fantasma, happening finti culturali,
centri di spesa inutili, start-up fasulle.
SPESA IN RITARDO
Ma via, ora ci vuole un po’ di ottimismo
si replica da parte italiana. Prendiamo
l’energia. La Sicilia visitata in
lungo e in largo dai parlamentari europei,
grazie ai fondi strutturali potrebbe
raggiungere l’autonomia energetica,
decarbonizzata. Un pezzo di
Italia ricco di geotermia, eolico, mare,
gas naturale. Un Eldorado energetico.
Ma nell’attesa qualcuno a Bruxelles
vuole sapere qualcosa sui fondi destinati
a progetti che hanno funzionato
male o non hanno funzionato affatto.
E qui la vicenda si complica di nuovo.
Perché non c’è ancora una banca dati
di Nunzio Ingiusto
Governo impegnato a progettare la spesa 2014-2020. Pesano i ritardi su quelli
2007-2013. Il Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale.
dove pescare le opere finanziate e incompiute.
I meccanismi burocratici,
di fatturazione, di autorizzazione, di
pareri infiniti e contrastanti hanno
lasciato a metà decine di cantieri. I
sindaci che non accettano di essere redarguiti
dai burocrati Ue – come li chiama
Renzi – si sono fatti avanti. Dateci
il credito di imposta per le imprese e
più flessibilità diretta nell’accesso ai
fondi comunitari. Al resto pensiamo
noi. Buoni propositi. Ma è solo qui il
blocco? O c’è qualcos’altro che frena il
sistema, rallenta gli obiettivi, penalizza
quel Mezzogiorno più bisognoso di altri.
La Sicilia ha il livello di pagamenti
più basso in tutta Europa (65%). La
Campania deve ancora spendere 1,4
miliardi di euro. La Calabria ha tre
anni di ritardi nella programmazione.
E via di questo passo. A mettere il naso
nei dati della Ragioneria Generale dello
Stato al 30 giugno 2015 se ne scoprono
di cose. Il livello degli impegni
nazionali sui fondi strutturali è di 57
miliardi di euro, mentre i pagamenti
ad imprese e fornitori sono 37,3 miliardi.
Per il fondo Fesr, specifico per
lo sviluppo regionale, su 25 miliardi
di euro ne sono stati spesi 18,6. L’ex
governatore della Regione Puglia Niki
Vendola si vanta di aver speso tutto ciò
che c’era da spendere. Enfasi personale
a parte, è vero. La Puglia
ha una percentuale
di pagamenti dell’
83 %. Tra le Regioni
del Sud fa storia a sé.
Ma l’appenino toscoemiliano
è più sprint.
Emili a Roma g na e
Toscana non devono
soldi a nessuno. Con il
97% della spesa hanno
consuntivato tutto. Un
record che dal Garigliano
in giù ora vogliono
eguagliare.
IL RAPPORTO SVIMEZ
SUL MEZZOGIORNO
A dare fiducia a questa aspettativa i
drammatici dati dell’ultimo Rapporto
Svimez sul Mezzogiorno. Una intera
area “a rischio di desertificazione
industriale, con la conseguenza che
l’assenza di risorse umane, imprenditoriali
e finanziarie potrebbe impedire
a tutta l’area meridionale di agganciare
la possibile ripresa economica”. Più brutalmente,
metà Paese in condizione di
sottosviluppo permanente. E il nuovo
ceto politico da poco eletto, che dice di
essersi rimboccato le maniche, deve fare
rapidamente esame di coscienza. Deve
sapere che i fondi 2014-2020 possono
andare a beneficio di aree lontane dal
Mezzogiorno. Che la spesa potrebbe
centralizzarsi a scapito proprio delle
Regioni più arretrate. L’analisi Svimez
ha evidenziato una tendenza a concentrare
le risorse europee dove è più forte
la capacità organizzativa e di investimento.
Sarebbe la condanna definitiva
per milioni di persone. L’impiego delle
risorse, teoricamente esaurite due anni
fa, diventa il monito a tutto ciò che
si deve pensare per il 2014-2020. La
Commissione Europea ha già approvato
6 ulteriori Programmi Operativi dei
fondi per l’Italia. In elenco 7 miliardi
alla Puglia, 4,5 miliardi alla Sicilia, 413
milioni alla Basilicata. I pacchetti presentati
sono stati accettati e finanziati.
Ci sono priorità che riguardano competitività
industriale, aiuti alle piccole
imprese, tutela dell’ambiente, efficienza
energetica, valorizzazione turistica. Le
somme stanziate includono la quota di
cofinanziamento italiano. E pare non sia
finita. Perché sono da approvare un piano
operativo regionale plurifondo per
la Calabria e ancora un piano Fesr per
la Campania. Le speranze riprendono
a percorrere nei palazzi della politica e
dell’imprenditoria. Dovranno diventare
certezze. In poco tempo perché il giudizio
di Bruxelles sta per arrivare. Vogliamo
immaginare senza strabismo.