E’ guerra vera, una guerra dichiarata dallo Stato Islamico, e l’Europa continua a parlare solo di terrorismo. Perché?

L’ orgoglio dei Francesi che cantano la Marsigliese. L’ Europa parla di I.S.I.S. e non di “ Stato Islamico”. Eppure le azioni di guerra di questo Stato massacrano innocenti, colpiscono l’economia e riducono gli spazi della democrazia in Europa. Il problema degli immigrati.

 

Non chiedere per chi suona la campana: essa suona per te (J. Donne)

Edward Luttwak ha studiato il terrorismo come fenomeno politico e come sistema di tecniche, conosce, dal di dentro, le storie più segrete e più oscure della politica estera degli Stati Uniti, dalla morte del presidente cileno Allende, che avvenne l’ 11 settembre ( la maledizione di una data) del 1973 alla prima guerra degli americani contro l’Irak. Luttwak ha scritto un cinico, memorabile saggio sulla tecnica del colpo di Stato, ha studiato le strategie dell’ Impero Romano e ha invitato i lettori a riflettere sul fatto che l’ultimo grande condottiero che guidò le truppe di Roma imperiale contro i “barbari” invasori fu un “barbaro”, Stilicone, figlio di un Vandalo. E dunque, mentre scorrono davanti ai miei occhi le immagini di Parigi trasformata in un inferno, mentre i giornalisti dei vari canali TV parlano e straparlano di terrorismo e di terroristi, sono costretto a ricordare a me stesso quello che all’inizio dell’anno ha detto Luttwak: “ Usare il termine I.S.I.S è un modo per evadere: dobbiamo usare la parola “ Stato islamico” “. (L’Informatore, 29 gennaio 2015 ).

I più grandi studiosi del terrorismo contemporaneo, Yves Ternon, Donatella Della Porta, Paul Wilkinson, non si accontenterebbero di classificare solo come terrorismo religioso il “sistema” delle azioni che nel 2015 sono state condotte, in nome di Allah, contro obiettivi strategici in Tunisia, in Egitto e ieri a Parigi. Certo, le tecniche adottate sono quelle del terrorismo e l’obiettivo immediato, scatenare il panico, rientra nella strategia del terrorismo: ma gli attentati di Tunisi e di Parigi mirano anche a risultati a lungo termine, perché generano confusione nel sistema sociale, gettano l’ombra del sospetto sui rapporti tra cittadini che professano religioni diverse e appartengono a culture diverse, mettono in ginocchio l’economia. E questi sono atti di guerra: chi mette in discussione la sicurezza di un luogo pubblico e dei mezzi di trasporto compie un atto di guerra. E’ la guerra “inventata” dagli strateghi del secondo conflitto mondiale, che inclusero anche obiettivi civili, navi della marina mercantile, piroscafi, chiese, palazzi, centri commerciali, nell’elenco dei bersagli che i bombardieri erano autorizzati a colpire.

Lo schema dell’attacco a Parigi è uno schema di guerra che prevedeva l’uso di tecniche terroristiche: e “ Guerra a Parigi” titola il Corriere della Sera, in prima pagina, ma sposta in sesta pagina il titolo più importante, in cui è nascosta la domanda più inquietante: “ L’ Europa sotto assedio. E ha fatto finta di niente:” Uno Stato Islamico di cui si conoscono i confini, la capitale e i capi conduce una guerra dichiarata contro l’Europa, e l’Europa riduce il tutto a follia terroristica. Solo quindici ore dopo l’attacco, sollecitato dalla lezione di dignità e di orgoglio impartita dai Francesi che venerdì sera sono usciti dallo stadio di Parigi cantando la “ Marsigliese”, Hollande ha incominciato a chiamare le cose con il loro nome, a dire che “ lo Stato Islamico” ha condotto “ un’azione di guerra” contro la Francia e che la risposta della Francia sarà “impietosa”. Ma, almeno fino a questo momento, non mi pare che Inghilterra, Germania e Italia abbiano usato gli stessi termini. L’ Europa non vuole usare termini che la spingerebbero a risposte “impietose”, l’ Europa non vuole la guerra, e non certo per amore della pace. A quasi tutti gli Stati Europei conviene illudersi che siano ancora possibili soluzioni politiche: temo che sia lo stesso errore di valutazione in cui incorsero Francesi e Inglesi quando permisero a Hitler di prendersi l’ Austria e la Cecoslovacchia, poiché erano persuasi, – avevano voluto persuadersi -, che il Furher si sarebbe fermato e che le cose le avrebbe aggiustate la diplomazia. A Londra e a Parigi nessuno voleva morire per Praga e per Vienna: poi è andata come sappiamo. Ovviamente, non c’è guerra che non sia un orrore infinito: ma è già capitato nella storia che un popolo, giudicando la guerra un dovere imposto dai valori religiosi o da quelli civili, abbia appiccato l’incendio: e le fiamme degli incendi, si sa, si propagano secondo la logica del vento e divorano anche edifici che sembrava non corressero rischi, non fossero esposti ad alcun pericolo.

L’attacco a Parigi riporta al centro della discussione il problema degli immigrati: il capitalismo neo-liberista dell’Europa che non fa figli li vuole, le ragioni della sicurezza nazionale invitano a una rigorosa e impietosa prudenza. Luttwak esorta a non parlare di Islam moderato: egli dice, e da tempo, che esistono solo gli islamici, profondamente convinti che non c’è spazio per altre religioni e per altre culture, e i post- islamici, che portano in Europa i loro figli perché crescano nella democrazia dell’ Occidente.

Ma questa democrazia, già scossa dalla globalizzazione, verrà a poco a poco soffocata dalle ragioni della sicurezza nazionale che “obbligheranno” le forze dell’ordine e i servizi di intelligenza a spiare, intercettare, perquisire, a ridurre al minimo indispensabile gli spazi della libertà personale. Di tutto questo, da oggi in poi, dobbiamo discutere: perché mai come ora Parigi è qui, nelle nostre città, lungo le nostre strade. Ci sono campane della storia che suonano per tutti, soprattutto per quelli che fingono di non sentire, perché non vogliono sentire.

Un commento su “E’ guerra vera, una guerra dichiarata dallo Stato Islamico, e l’Europa continua a parlare solo di terrorismo. Perché?”

  1. Le riflessioni dei vari politologi e di Cimmino riportate nell’articolo sono, in gran parte, le stesse che sto facendo, così come sono simili i dubbi sul perché l’Europa si muove fortemente solo con le parole. Mi chiedo: ma esiste veramente questa Europa?! Può veramente quest’Europa formarsi ed esistere come Stato, anche se federale o confederale, al di fuori dell’economia e degli interessi economici dei singoli Stati aderenti e delle fortissime lobby che in esse insistono? Nell’attuale UE non ci sono troppi popoli diversissimi per lingua, pensieri, modi di vivere, modi di pensare, egoismi diversi, ecc.? Credo che gli Stati forti economicamente di questa Europa, che guardano solo al loro interesse, sono stati deviati da una forma di capitalismo, vigente negli ultimi decenni, che crede che tutto si può e si deve risolvere e vincere con i soldi e per i soldi. Hanno trascurato tutte le altre caratteristiche umane. Hanno fatto, ad esempio, intendere e diffuso l’idea che Libertà significa che possiamo fare ogni cosa che vogliamo a partire dalla concezione della morale e della famiglia. Invece l’islamismo, pur nelle sue varie forme, è, nel suo credo, fermo e intimamente intriso di tutte quelle caratteristiche che mancano oggi, in gran parte, ai vari popoli e Stati europei. A questi popoli hanno fatto credere che la globalizzazione economica e il denaro sono la panacea. L’unica voce difforme da quelle di tutti i capi di Stato europei e degli onnipresenti (?!!) USA è stata quella di papa Francesco. Sua Santità ha. tra l’altro, affermato apertamente che siamo nella III guerra mondiale. L’ascolteranno? Si assoceranno?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *