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Da un po’ di tempo a questa parte stanno nascendo siti alternativi se non antagonisti a quello dell’Osservatorio Vesuviano, a seguire le nostre riflessioni per evitare disinformazione e allarmismo.

Partendo dal principio della libertà di informazione siamo fermamente convinti che questa libertà debba contemplare un presupposto imprescindibile ed è quello della presa di coscienza della responsabilità di ciò che si comunica.

Esiste però tutto un mondo digitale che, neanche tanto sommerso, spara a zero e liberamente su ogni cosa gli passi per la testa, l’esempio più eclatante è facebook con le sue sempre più allarmanti notizie sullo stato del Vesuvio e della sua attività sismica, ma non mancano blog e siti che connessi anch’essi ai social network mistificano la realtà nella maniera più libera e spesso anonima possibile. La cosa che però più ci preme sottolineare in questo nostro discorso e da vesuviani ci preme ancor di più, è il deliberato accanimento che da molti mesi a questa parte si sta attuando nei confronti della scienza ufficiale e in particolar modo dell’Osservatorio Vesuviano.

La prima cosa che abbiamo notato da attenti vagliatori degli umori vesuviani è il fatto che ad ogni sussulto, vero o presunto, rilevante o insignificante del nostro Vulcano, c’è qualcuno che pubblica qualcosa. Voi direte: – Bene! E qual è il problema? È informazione. Dobbiamo sapere quello che accade sotto i nostri piedi – E questo è vero, bisogna sempre essere informati ma dopo 72 anni di informazione nessuno ha ancora capito che il rischio vulcanico non sta nel Vesuvio in sé ma nel fatto che attorno ci vive quasi un milione di persone e nessuno ha mai dubitato, in questo lungo lasso di tempo, che il vero pericolo era il cemento che avanzava e che, se pur più lentamente, avanza ancora, anche in questo preciso momento e, con buona pace dei sismologi e dei meteorologi in erba, che preferiscono invece guardare altrove.

Ma poi abbiamo deciso di andare ancora più a fondo e abbiamo deciso di capire chi era a fornire tali informazioni, quali erano le sue qualifiche e da dove prendeva tali notizie. Nella stragrande maggioranza dei casi erano i soliti giornaletti on-line, quelli perennemente a caccia di clic e guadagni facili ma con una dote fondamentale: il fiuto per seguire la notizia e talvolta l’abilità e la faccia tosta nel crearla, ma soprattutto la frequentazione del WEB. Sì perché navigando tra i social ci si rende conto di come funzionano e soprattutto di cosa vogliono gli utenti; molti vogliono sentirsi, senza grandi sforzi, partecipi del mondo, credere di avere una parte attiva e questo, chi è furbo lo sa e sa anche come plagiare gli sprovveduti internauti. Tra un “articolo” neoborbonico e una leccata alla meravigliosa napoletanità, ci piazzano sempre qualche dato allarmistico, trito e ritrito sul Vesuvio che tanto fa sempre audience.Infatti, se una scossa di magnitudo 2.1 si verifica a Treviso, come accaduto il giorno 11/5, nessuno ne parlerà e nessuno ci scriverà o ricamerà sopra e lo stesso non farà molta notizia in altrettante zone sismiche e vulcaniche del Paese ma, se ciò avviene sotto al Vesuvio i click e i guadagni crescono così come anche l’allarme che procurano.

Ma c’è di più. Purtroppo c’è chi non solo riporta acriticamente i dati forniti liberamente dall’Osservatorio Vesuviano ma addirittura li fa propri. Chiariamoci però, non si tratta di plagio, ma di postille messe in calce al sito, quelle piccole-piccole come i codicilli assicurativi. Ma non finisce qui! Infatti, questi siti, divengono dei veri e propri antagonisti dell’OV, poiché non solo riportano attraverso le reti sociali le notizie dell’Istituto con rapidità e senza la menzione della fonte primaria ma criticando addirittura INGV e OV quali lenti, disinformatori e corrotti. Si penserà che dietro questa acredine ci siano beghe interne all’Osservatorio, che pure non mancano, essendo questo commissariato, ma invece scopriamo che tali spazi telematici sono retti da semplici appassionati, senza alcun titolo specifico o esperienza accademica nel campo della geologia o della vulcanologia. Inoltre va sottolineato che l’OV. ha l’obbligo di avvertire prima la Protezione Civile e poi, volendo, pubblicare la notizia o il bollettino degli eventi, con relazione ragionata e valutata da esperti i quali, se pur in tempi stretti, dovranno considerare i dati raccolti e redigere l’avviso, cosa che il dilettante non sa nemmeno dove sta di casa.

A questo punto vi starete chiedendo quale sia lo scopo di costoro e la ragione del loro accanimento contro l’Osservatorio Vesuviano; la prima cosa che abbiamo pensato era il lucro, e del resto è il denaro che fa girare il mondo, per cui abbiamo rilevato che, a parte lo sciacallaggio mediatico dei soliti giornaletti, c’è effettivamente qualche sito di meteorologia che oltre ad occuparsi di pioggia e nuvole, si occupa pure di vulcani ed è ben fornito di banner pubblicitari e di sponsor, nonché di tutta una serie di articoletti e immagini che poco hanno a che fare con la vulcanologia, e in vero neanche con la meteorologia, ma fanno molto Voyager e anche questo porta facile visibilità. Magari il tutto servirà a garantire le spese di gestione ma non crediamo che possa essere definita scienza e tanto meno corretta informazione soprattutto quando si grida al lupo-al lupo e dopo ci si nasconde dietro un dito.

Ma, in altri casi abbiamo notato che, in assenza apparente di lucro, persisteva l’antagonismo nei confronti della scienza ufficiale e allora, perché tanto livore nei confronti delle istituzioni? Una risposta ce la siamo data (in assenza di risposta dell’interlocutore che ci ha negato l’intervista) e, secondo noi, contemporaneamente alla giusta voglia di essere partecipi al proprio destino di vesuviani, assieme alla consapevolezza che si acquisisce informandosi, nasce parallelamente anche la diffidenza nei confronti di chi rappresenta istituzionalmente ed accademicamente la vulcanologia, visto come un covo di vecchiacci o raccomandati. Il perché di questo sentimento è variegato, si va dalla semplice presunzione al complottismo, della serie: – non ci vogliono far sapere niente perché c’è il pericolo di un’eruzione – (sono 72 anni che corriamo questo pericolo!) oppure ancora quello del filone politico sensazionalista, figlio delle scie chimiche e delle sirene per intenderci. Esiste infine chi decide di intraprendere una sua lotta personale contro l’istituzione di turno per guadagnare notorietà e costruirsi il suo curriculum e un buon numero di seguaci da spendere al momento opportuno per fini elettorali o nell’ambito degli ordini professionali; la Terra dei fuochi ne è stato un valido esempio.

La nostra esperienza di cronisti è invece quella di un Osservatorio Vesuviano e di una Federico II sempre disponibili a rispondere alle domande che gli abbiamo posto, al telefono, per posta elettronica così come su FB, dai semplici dipendenti come dal Direttore che non ha indugiato a darci i suoi recapiti telefonici. Una serie di professionisti che pubblicano in rete e senza censura (perché esistono anche i grafici dei sismografi in tempo reale) ciò che accade nei nostri vulcani e ne analizzano le specificità.

Ma una cosa su tutte sfugge al lettore casuale e a chi millanta crediti scientifici, il mondo accademico si confronta con il contesto internazionale scientifico e per questo soggetto a critiche, disdette e a ridimensionamenti ma soprattutto, si assume civilmente e penalmente un qualcosa che spesso, la pseudo-scienza, dimentica: la responsabilità!

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