Tesoro dei Pellini, la protesta al tribunale: «Non toglieteci la speranza»

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Le voci e i volti della manifestazione messa a segno ieri dagli ambientalisti     

 

Alle otto del mattino di ieri si sono radunati con striscioni e cartelli davanti al tribunale per chiedere « giustizia sul tesoro dei Pellini in nome del popolo della Terra dei Fuochi e delle sue vittime ». Tra gli attivisti delle associazioni ambientaliste anche don Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde di Caivano.

« Non mi fanno paura i ladri di soldi, mi fanno paura i ladri di speranza – ammonisce il sacerdote anticamorra – perché il fallimento di tutti è quando si spegne la speranza. Se ci sono persone che sono state condannate in via definitiva per disastro ambientale i loro beni confiscati devono tornare alla collettività – la richiesta di Patriciello – ed è molto triste se poi questo non avviene per un cavillo giuridico o per un peccato d’omissione. Noi siamo stanchi: troppi morti, troppi bambini stroncati dal tumore. Non si può chiedere al popolo di alzare la voce se poi nel palazzo decidono altro: il palazzo deve ascoltare la piazza ».

                            Il rinvio

Dopo qualche ora, alle undici, la notizia: rinviata al 13 luglio l’udienza per decidere se restituire o meno ai Pellini l’immenso patrimonio da 222 milioni confiscato in primo grado dallo Stato quattro anni fa. Ma la protesta non si ferma. Davanti ai cancelli del tribunale Maria Di Buono, vedova di Michele Liguori, il “vigile eroe” di Acerra stroncato dal cancro dopo aver sequestrato decine di discariche abusive, spera che «i giudici rendano giustizia al popolo di Acerra». «Mio marito Michele lo diceva sempre – ricorda Maria – i Pellini hanno le loro colpe ma non sono i soli. Lui trovò uno Stato che poteva fare qualcosa ma quando chiese aiuto lo Stato non si fece trovare».

                            La rabbia

Tanta amarezza nella piazza di ieri. E’ durissima Marzia Caccioppoli, mamma di Antonio, bimbo scomparso a Casalnuovo per una brutta malattia: «Se questo procedimento giudiziario restituirà ai Pellini il potere economico, lo Stato metterà il timbro sulla collusione. Consiglierò a tutti di non credere più nelle istituzioni, di non fidarsi. Mi stanno scorrendo davanti tutti i bambini che in dieci anni ho accompagnato al cimitero». Rabbia che però si mescola alla fiducia. «Siamo qui proprio perché crediamo nella magistratura e nel suo potere – afferma, sicuro, Alessandro Cannavacciuolo, giovane leader ambientalista dell’agro acerrano – voglio rivolgere un appello ai giudici: risolvete questa brutto problema per tutti quelli che hanno sofferto e soffrono ancora ».

                            La speranza

Tra i vari volti della protesta composta e pacifica quello dell’ex presidente della commissione parlamentare antimafia. «Conserviamo fiducia nel fatto che la magistratura eviti ciò che rappresenterebbe uno schiaffo alla comunità di Acerra e a tutti gli italiani che sperano nella legalità e nell’onestà – auspica Nicola Morra – altrimenti sarebbe un fallimento dello Stato. Lo Stato deve giudicare in un senso o nell’altro. Non può permettersi di andare incontro al proprio fallimento attraverso l’inerzia. Ma sono convinto che entro tempi ragionevolmente brevi il tribunale faccia il suo dovere altrimenti la reazione popolare sarà, prevedibilmente e comprensibilmente, di sdegno e riprovazione ». Meno ottimista è Vincenzo Tosti, leader di Stop Biocidio. « Il rinvio a luglio mi preoccupa – eccepisce – i giudici dovevano dare l’esempio chiudendo questa storia in tempi brevi o almeno ragionevoli. Comunque si sbagliano se si aspettano che nel clima vacanziero l’attenzione cali. Noi non dimentichiamo ».

                            La politica

Scarsa la presenza dei politici. « In questa faccenda mi fa paura il disinteresse – l’intervento di Francesco Borrelli, consigliere regionale dei Verdi – ma noi siamo come la goccia sulla roccia: la sfonderemo ».« La politica è assente – il disappunto di Maria Muscarà, consigliere regionale del gruppo misto- favorisce l’insabbiamento perchè non vuole parlare dei veri problemi ».