Home Attualità Terra dei Fuochi, lo sdegno: scarcerati di nuovo i Pellini. Del Monaco:...

Terra dei Fuochi, lo sdegno: scarcerati di nuovo i Pellini. Del Monaco: “Governo e magistratura chiariscano”

CONDIVIDI
una protesta del 2018 per rimandare in carcere i pellini nel 2018, foto di repertorio
una protesta del 2018 per rimandare in carcere i pellini nel 2018, foto di repertorio

I responsabili del disastro ambientale nei territori di Acerra, Caivano, Qualiano e Bacoli sono stati scarcerati per la seconda volta. Ora sono agli arresti domiciliari, nelle loro case. Cittadini inviperiti   

“I fratelli Pellini sono tornati a casa, nelle loro ville sontuose: rimettiamoli in galera”. Lo sdegno del web ieri è scaturito dall’allarme lanciato dagli ambientalisti di Acerra. Intanto anche il deputato della commissione parlamentare sull’ecomafia, Antonio Del Monaco (M5S), ha annunciato interrogazioni al governo e lettere di protesta al tribunale. Sconcerto nato dal ritorno a casa dei fratelli Salvatore, Giovanni e Cuono Pellini, gli unici imprenditori dello smaltimento dei rifiuti tossici condannati in via definitiva a 7 anni di reclusione per disastro ambientale aggravato nella provincia di Napoli. Per loro i giudici hanno disposto la scarcerazione e il trasferimento agli arresti domiciliari. E’ la terza volta che i Pellini vengono scarcerati. La prima risale al 2006, quando furono arrestati e trascorsero in prigione soltanto alcuni mesi di custodia cautelare. Nel maggio del 2017, con la condanna definitiva della Cassazione, i tre fecero di nuovo ingresso in carcere. Ma dopo dieci mesi, a marzo 2018, furono di nuovo liberati. Trascorsero a casa la Pasqua di quell’anno provocando l’ira non solo degli ecologisti ma anche del vescovo di Acerra, don Antonio Di Donna, che pronunciò una durissima omelia dall’altare del Duomo. Dopo queste reazioni popolari e della Chiesa gli ambientalisti consegnarono al tribunale di sorveglianza una serie di documenti per dimostrare che i Pellini “operavano ancora nel settore dei rifiuti, non avevano riparato i danni procurati dalle loro attività illecite e non avevano mostrato nessun segno di pentimento o di collaborazione con lo Stato”. Nel novembre 2019 i tre fratelli dello smaltimento di veleni tornarono in galera. Ora però sono di nuovo a casa, agli arresti domiciliari. Secondo quanto riferito ieri dalle forze dell’ordine e dai legali che hanno assistito per anni i responsabili del disastro ambientale nei territori di Acerra, Caivano, Bacoli e Qualiano, la scarcerazione è avvenuta a seguito del provvedimento anti Covid emanato ad aprile dal governo. Decreto molto contestato ed a cui è seguito un altro volto a far rientrare in carcere i soggetti che si sono macchiati di gravi reati. Non è stato il caso dei Pellini però, che sono rimasti a casa. Sempre secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine solo ad uno dei tre fratelli condannati è stato applicato il braccialetto elettronico, dispositivo che consente di controllare a distanza chi è ai domiciliari. “Per la magistratura non è un reato grave il disastro ambientale aggravato ? – si chiede Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista della Terra dei Fuochi ed uno dei principali accusatori dei Pellini – i giudici devono rivedere subito quest’ennesimo, assurdo, provvedimento. E’ inconcepibile che chi ha commesso un disastro ambientale aggravato compromettendo il territorio e le future generazioni possa beneficiare di ulteriori provvedimenti. Non ci interessa la giustizia su carta ma quella effettivamente applicata”. “E’ incredibile questa vicenda dei Pellini – aggiunge l’onorevole Del Monaco – interrogherò il governo e chiederò chiarimenti alla magistratura. I reati commessi da loro forse sono anche peggiori di quelli commessi dai più pericolosi camorristi eppure finora hanno trascorso in carcere solo pochi anni”. Con lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici scaricati nelle falde acquifere e spalmati sui terreni agricoli spacciandoli per fertilizzante i Pellini hanno accumulato una ricchezza finora identificata di 222milioni. Un tesoro confiscato fino al primo grado di giudizio. Si è in attesa dell’appello.