Di Don Aniello Tortora
L”argomento del giorno su tutti i “media” è il fenomeno delle migrazioni e dei migranti.
Abbiamo imparato tutti in questo periodo ad usare una parola, per alcuni versi, nuova: “Respingimento”.
A sentirla mi dà subito fastidio, abituato come sono ad usare un”altra parola: “Accoglienza”.
Lo stesso Presidente Napolitano è intervenuto ultimamente e ha parlato di deriva xenofoba. Anche la Chiesa, come sempre, ha fatto sentire la sua voce.
Credo che a tutti provochi qualcosa “dentro” vedere quei barconi affollati di poveretti, che ci fanno discutere di problemi di sicurezza, di lavoro, di guerra tra poveri, di criminalità organizzata, ma anche di etica, di solidarietà, di lotta contro le discriminazioni.
Questo fenomeno, a mio avviso, pone anche altre domande: perchè, ad esempio, questo popolo di disperati parte dall”Africa e dall”Oriente e tenta di raggiungere, su gommoni o mezzi di fortuna, il Continente del benessere (almeno secondo loro), la nostra Europa? Perchè si sottopongono ad ogni tipo di lavoro nero o sfruttato, pur di rimanere qui, tra noi? È possibile, oggi, nell”era della globalizzazione, negare che esista una società o una nazione, come la nostra, che non sia multietnica (quando già realmente lo è)?
Addirittura qualche ministro dell”attuale governo si è permesso di criticare l”ONU o la stessa organizzazione Unhcr, che tanto bene fa a servizio dei rifugiati.
Ho l”impressione che questo problema sia sorto in questo periodo di campagna elettorale e stia diventando “cavallo di battaglia” di qualche partito, che, in nome della solita “politica asservita ai sondaggi”, sta facendo dimenticare all”Italia i valori della solidarietà, dell”integrazione e dell”accoglienza dello straniero, pur se nella legalità, ovviamente. È questa la nostra vera cultura o identità.
Sembra quasi che tutti i mali “interni” dell”Italia nascano dagli stranieri e qualcuno vuole convincerci che i problemi della nostra sicurezza si risolvano con i respingimenti dei barconi o con le ronde.
La Chiesa è giustamente intervenuta in questo dibattito e ha indicato i valori etici che stanno alla base della con-vivenza civile.
Ultimamente sto leggendo un libro di Enzo Bianchi, dal titolo “Ero straniero e mi avete ospitato”.
Il famoso monaco di Bose, fa una lunga riflessione sul tema dell”ospitalità. Partendo dalla Bibbia dimostra che l”accoglienza è altra cosa dal soccorso in caso di emergenza. Ricordando che i cristiani sono stati nella storia “stranieri e pellegrini”, che hanno dovuto subire la diffidenza, l”ostilità e addirittura la persecuzione, Enzo Bianchi, con grande sensibilità e profonda conoscenza dei testi biblici, analizza la condizione dello straniero per riscoprire le origini dell”ospitalità al pellegrino, dell”apertura al viandante, che sono al centro dell”etica cristiana.
Lo straniero è, sull” esempio del bellissimo episodio biblico di Abramo alle Querce di Mamre, una figura da accogliere ma anche, come lo è stato il popolo d”Israele in Egitto, una figura capace di metterci in discussione, un”occasione per interrogarci su noi stessi, la nostra cultura, la nostra verità, un momento per riflettere sul significato dell”attuale convivenza civile e quella delle generazioni a venire.
È questo un tema di grande interesse, oggi, per cristiani e non cristiani, per riflettere sulla nostra capacità di accogliere lo straniero, il diverso in quanto “altro da se stesso”. Perchè fare spazio all”altro significa innanzitutto arricchire la propria identità, aprirle orizzonti nuovi, mettere ali alle nostre radici.
Biblicamente parlando siamo tutti “clandestini, pellegrini e stranieri”, perchè, almeno per noi cristiani che ci crediamo, la nostra vera “Patria” è il Regno dei cieli.
A qualche cristiano vorrei ricordare che noi credenti non possiamo valutare certi fenomeni sociali con lo stesso metro di giudizio di qualche partito o corrente culturale, men che mai dei sondaggi.
La redice di ogni nostro valore è il vangelo e la dottrina sociale della chiesa.
Umilmente, vorrei ricordare che saremo giudicati sull”amore e sullo spirito dell”accoglienza:
“Ero straniero e mi avete ospitato”.
Don Tonino Bello, profeta di solidarietà, parlava di “convivialità delle differenze”.
Buona settimana di pace, bene e accoglienza a tutti

