I pittori ottavianesi del nostro tempo, tra realismo e un “neoplasticismo” vesuviano.

Ciro Cioffi, Pina Salierno, Giuseppe Saetta, Dino Miele e Antonio Amato continuano, con le loro opere, la storia della pittura ottavianese, dopo la luminosa pagina “scritta”, nella seconda metà del ‘900, dai quadri realistici di Michele Arpaia, di Aurelio Bifulco e di Domenico Costagliola. Perché Michele Arpaia diceva che gli Ottavianesi preferiscono scrivere romanzi piuttosto che usare matite, pennelli e colori. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Giuseppe Saetta “Ischia: Il Castello Aragonese”.

Diceva Michele Arpaia, che fu grande come Uomo e come pittore, che gli Ottavianesi non amano aprirsi agli altri, rivelarsi, raccontarsi, e perciò preferiscono la parola, che si può manipolare, ai colori e al pennello, che non consentono di dissimulare. Sentenziò George Bernard Shaw che si usa uno specchio per guardare il proprio viso, e si usano le opere d’arte per guardarsi l’anima: e il principio vale per l’artista e per l’osservatore attento dell’opera. Ho già scritto qualcosa sui quadri di Ciro Cioffi, di Pina Salierno e di Giuseppe Saetta, e ho corredato gli scritti con l’immagine di qualche loro opera. Osservai che i quadri di Cioffi continuano, con assoluta coerenza, a richiamare alla nostra percezione le soluzioni cromatiche di Larionov e di Malevic e le “gouaches” su carta di Mark Tobey in cui la “la luce si materializza in una fine calligrafia” e crea sulla superficie ora l’ incontro severo di linee e di macchie di colore, “ora un universo quasi molecolare di piccoli segni continuamente iterati con infinita pazienza” (Francesco Poli), un universo dominato dal silenzio che spinge lo spettatore a riflettere e a porsi domande.

La Salierno continua a dipingere volti di donne pensose che si interrogano e cercano di capire: il chiaroscuro distrarrebbe l’attenzione dell’osservatore, che invece porta immediatamente il suo sguardo sugli occhi delle signore raffigurate: e sugli occhi il suo sguardo deve soffermarsi, perché lì la Salierno ha dipinto i dettagli necessari per cogliere il significato primo dell’immagine. L’osservatore attento capisce che l’artista è una donna coraggiosa, che si pone domande, a testa alta, e a testa alta cerca risposte, anche amare: e per capire chi sia l’artista basta leggere un passaggio di un suo recente post:Sembra strano, ma preferisco gli attimi reali: quelli che non si vedono, quelli istintivi, improvvisi, quelli che non si possono filmare, quelli che restano nella mente, e non nella memoria di una scheda. È un mio modo di essere, e non nascondo che mi spaventa questo mondo mediatico che ci ha coinvolto. Non occorre neanche più la maschera. È tutto nelle impostazioni.”. Giuseppe Saetta segue i princìpi del realismo, nell’ inquadrare e nel disegnare le figure: ma riesce a cogliere e a mostrare allo spettatore solo i particolari necessari per definire il significato della sua “visione”.

E così, nel quadro la cui immagine correda l’articolo, il dettaglio fondamentale è il “movimento” del verde che trasmette la sua vitalità alle rocce brulle e alla tenue velatura di celeste di cui l’artista si è servito per dipingere un mare stanco e, direi, spento. Dino Miele e Antonio Amato conoscono le sperimentazioni post-cubiste e “neoplastiche” di Mondrian, di Gino Severini e di Carlo Carrà: ma proprio come accade nei quadri di questi tre Maestri i due artisti ottavianesi fanno emergere dal mosaico di forme geometriche figure compiute che diventano un sostanzioso richiamo alla realtà: lo strumento musicale nel quadro di Dino Miele (immagine in appendice), la colomba in volo nell’opera di Antonio Amato (immagine in appendice).

Entrambi gli artisti sono “realisticamente” attenti nel coordinare e nell’accostare i colori, a tal punto che la tessitura cromatica è più importante delle “figure” nel muovere la percezione dell’osservatore e nel dirci che sono pittori “vesuviani”: la loro arte è un invito a “volare” e ad ascoltare la “musica” del mondo. I loro quadri vanno “letti” tutti insieme, perché si commentano e si spiegano a vicenda: se Dino Miele e Antonio Amato dipingessero quadri “realistici”, non dovremmo dimenticare che lo spazio dell’opera l’hanno pensato e inquadrato in una “geometria” di linee e di colori, alla Mondrian.

          

San Giuseppe Vesuviano, Digital Hearts 2025: la formazione digitale incontra la solidarietà

Riceviamo e pubblichiamo L’11 dicembre a San Giuseppe Vesuviano (Na) una giornata gratuita di talk, workshop e networking per sostenere AGOP – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica La crescita digitale può fare del bene. Nasce da questa convinzione Digital Hearts, il primo evento che unisce formazione e solidarietà, ideato da Digital Growth, l’azienda fondata da Ivan Cutolo. L’appuntamento è per l’11 dicembre 2025 a San Giuseppe Vesuviano (Na), con una giornata interamente dedicata a chi vive e ama il mondo del marketing, dell’e-commerce e della comunicazione digitale. L’evento, completamente gratuito e aperto a tutti, offrirà un ricco programma di talk, workshop e momenti di networking con professionisti e protagonisti del panorama digitale italiano. Un’occasione unica per apprendere, confrontarsi e ispirarsi, in un contesto autentico e partecipativo alla scoperta di case study ed esperti del settore. Una giornata in cui professionisti, studenti e imprese si incontreranno per costruire idee partecipare a sessioni pratiche per chi vuole spingersi oltre e imparare. Accanto alla formazione, il cuore pulsante dell’evento è la solidarietà: l’edizione 2025 sarà infatti dedicata a AGOP – Associazione Genitori Oncologia Pediatrica, che da anni supporta i bambini e le famiglie del reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. Grazie alle donazioni raccolte durante l’evento, Digital Hearts contribuirà a sostenere i progetti di AGOP, offrendo un aiuto concreto a chi affronta ogni giorno la malattia con coraggio. Digital Hearts si conferma così un evento che unisce crescita professionale e valore umano, ricordando che la formazione più autentica è quella che genera bene comune. Formarsi. Condividere. Donare.

Trovato tunnel sotterraneo pronto per un colpo a Pomigliano

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A Pomigliano D’Arco, nei pressi di una banca, è stato trovato un tunnel sotterraneo già pronto all’uso, con sistemi di illuminazione già installati

Questo tunnel era stato già predisposto per il colpo, con lo scavo che arrivava fino alle cassette di sicurezza della banca.

I carabinieri, dopo aver scoperto l’idea criminale, si sono messi in moto per risalire a chi abbia preparato il tunnel, probabilmente per un colpo imminente.

La galleria sotterranea, trovata a Pomigliano, era stata preparata con cura nel dettaglio, predisponendo anche il sistema di illuminazione, segno che l’allestimento fosse concluso.

I primi ad accorgersi dello scavo sono stati i dipendenti della banca situata in Viale Terracciano, che lo hanno trovato in prossimità del vano che ospita le cassette di sicurezza. Subito sono state allertate le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pomigliano D’Arco e del nucleo operativo di Castello di Cisterna. Effettuando un primo sopralluogo, i militari hanno constatato che il tutto fosse pronto per essere percorso e utilizzato per entrare nell’istituto bancario.

Ora il prossimo passo è risalire ai responsabili. Infatti, è stata già avviata un’indagine e, almeno per il momento, si indaga contro ignoti. Non si esclude però una svolta nel caso nelle prossime ore, perché prossimamente saranno analizzate le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate in strada.

Potenzialmente il colpo era previsto per questo fine settimana, dato il lungo ponte per l’Immacolata. Fortunatamente il foro e il tunnel sono stati scoperti prima, mandando all’aria il piano dei ladri.

Fico si insedia domani ma ha già una fila di scontenti: consiglieri tagliati e giunta in mano alle correnti

  Mancano appena ventiquattr’ore alla proclamazione ufficiale a presidente della Regione Campania, Roberto Fico è già alle strette, immerso nelle trattative per definire la squadra di governo che lo accompagnerà a Palazzo Santa Lucia. La composizione della giunta rappresenta il primo, delicatissimo banco di prova del nuovo corso: un mosaico fatto di equilibri politici, correnti interne e veti incrociati. Al momento, due sono i nodi principali. Da un lato la necessità di evitare figure considerate “ingombranti”, dall’altro la ricerca di una sintesi nel Partito democratico, dove le varie anime interne si contendono pesi e misure dell’esecutivo. La scelta più significativa riguarda il metodo. Fico, sostenuto dal suo gruppo di riferimento, ha deciso di escludere dalla giunta tutti i consiglieri regionali appena eletti. Una linea che taglia di fatto ogni possibilità per alcuni big: Armando Cesaro è stato così “aggirato” evitando l’ingresso in giunta di Ciro Buonajuto, che avrebbe poi lasciato il seggio proprio a Cesaro; stessa sorte per Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli, la cui nomina avrebbe avuto un forte impatto politico. A rimanere penalizzata è anche Enza Amato, che con quasi 15mila preferenze resta comunque fuori dal Consiglio. Out anche Lucia Fortini, già assessora all’Istruzione nella precedente amministrazione. Nella lista A Testa Alta la prima non eletta è Rossella Casillo con 16mila preferenze. Stabilito il principio “no eletti”, resta da definire la ripartizione delle deleghe: al Pd dovrebbero andare tre assessorati, due riconducibili all’area Bonaccini e uno alla corrente vicina alla segretaria Elly Schlein, con l’obbligo di inserire almeno una donna. Mario Casillo appare uno dei nomi più solidi, in pole per la vicepresidenza. Al Movimento 5 Stelle spetterebbero due incarichi, mentre ciascuna delle altre liste dovrebbe ottenere un singolo assessorato. La lista “A Testa Alta” di Vincenzo De Luca guarda a Fulvio Bonavitacola, ma la sua candidatura è in calo: più realistico il rinnovo dell’incarico a Ettore Cinque. Piero De Luca, però, starebbe tentando un recupero del nome di Bonavitacola. In Avs è in corso un braccio di ferro tra Sinistra Italiana, che propone Tonino Scala, e i Verdi, che spingono per Fiorella Zabatta, apprezzata anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Nel perimetro più vicino a Fico circolano i nomi di Marco Rossi Doria, in lizza per la Scuola, e di Paolo Siani. Un quadro complesso, in costante evoluzione, che nelle prossime ore dovrà trovare una sintesi politica definitiva.

Ritrovata la 16enne scomparsa di casa: affidata a un familiare

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  Si conclude la paura per la 16enne scomparsa a Portici: ritrovata e momentaneamente affidata a un familiare Non si avevano sue notizie da una settimana È finalmente stata rintracciata la ragazza di 16 anni che dal 2 dicembre scorso aveva fatto perdere ogni contatto dopo essersi allontanata volontariamente dalla casa famiglia di Portici in cui era ospitata da gennaio. La giovane è stata trovata questa mattina dai carabinieri a Napoli e, su sua richiesta, non è stata riportata nella comunità da cui si era allontanata. A comunicarlo è l’avvocato Giovanni Micera, legale della madre, che ha precisato come la sedicenne abbia espresso chiaramente ai militari la volontà di non rientrare nella struttura protetta. Al momento la ragazza è stata affidata in via provvisoria a uno zio paterno. Questa soluzione resterà valida almeno fino al prossimo incontro programmato con i servizi sociali nei prossimi giorni. La situazione familiare rimane complessa: ai genitori era stata sospesa la responsabilità genitoriale e per la giovane era stata nominata una tutrice legale, con conseguente collocazione in una comunità per minori. Per ora, dunque, la 16enne non tornerà nella casa famiglia di Portici. Si attendono gli sviluppi del confronto con gli operatori sociali per definire i prossimi passi.  

Il presepe : la tradizione napoletana che non teme crociate

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Ma che cos’è, davvero, questa improvvisa retorica sul presepe? I sovranisti al governo si riscoprono, come per incanto, paladini inflessibili della tradizione natalizia e dichiarano di volerla difendere con il pugnale tra i denti, come in una crociata dell’ultima ora. È un curioso passo avanti, se si pensa che non molto tempo fa gli stessi leghisti veneravano l’acqua sgorgata dalla sorgente del Po, custodita in un’ampolla come una reliquia pagana, proclamandosi seguaci delle tradizioni celtiche. È arduo credere che i nostri governanti, con il loro stile di vita e i loro esempi, intendano davvero salvaguardare i simboli sociali e culturali legati al presepe. Altro che umili antri e spelonche. Abitano residenze sfarzose, con piscine tali da far impallidire quelle delle ville hollywoodiane. Dell’umiltà della Sacra Famiglia, neppure l’ombra. E tuttavia la propaganda, a difesa delle statuine e dei diorami in sughero e cartapesta, si fa ogni giorno più incalzante, quasi soffocante. A tratti suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini italiani. La nostra tradizione, invece, è solida e non teme venti contrari. A Napoli, soprattutto, non c’è alcun rischio di “sostituzione etnica”, nonostante le statuine dei politici abbiano ormai invaso le bancarelle dei pastorai, accanto a quelle di Benino, Razzullo, Sarchiapone, della Sacra Famiglia, e accanto ai volti popolari di Totò, Eduardo e Pino Daniele. Napoli è una città nel presepe: lo vive come simbolo, radice profonda, elemento fondativo della propria identità. I sovranisti stiano sereni. Il presepe a Napoli non si smonta. E le statuine dei migranti saranno accolte senza timore, come è giusto. Portano colore, raccontano il presente, arricchiscono la scena, proprio come è sempre accaduto nel presepe napoletano, dove le unità di tempo, di luogo e di azione non hanno mai avuto cittadinanza. La vergogna, piuttosto, ricade su quei politici che strumentalizzano un patrimonio culturale così vivo e prezioso soltanto per racimolare qualche dividendo elettorale. Io ho sempre amato il presepe. Da ragazzo mettevo da parte, nel salvadanaio, qualche moneta per potermi comprare a Natale una statuina nuova da aggiungere al mio piccolo mondo in sughero e muschio. Con l’ARCI napoletana ci impegnammo quando a San Gregorio Armeno i pastori rischiavano di scomparire e, spinti dalle difficoltà economiche, molti artigiani cominciavano a vendere fiori di plastica. Per fortuna quella battaglia fu vinta, e oggi San Gregorio Armeno è un luogo animatissimo, un simbolo riconosciuto della nostra cultura popolare. Anche a Roma, con i miei alunni, ogni anno costruivamo un presepe in un’aula qualunque, che per qualche settimana diventava un piccolo mondo incantato. Un angolo di luce capace di sfidare il grigiore dell’inverno. Ricordo ancora Marco Ferretti, un ragazzo dal cuore gentile, che nell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie rimase insolitamente silenzioso, come se temesse di rompere qualcosa. Gli chiesi il perché di quella malinconia che gli velava gli occhi. “Professò – mi disse piano – penso alla tristezza che sentirò quando torneremo, e il nostro presepe sarà lì ad aspettarci, ma senza più le feste, le luci, i regali. Sarà come vedere il Natale da lontano.” E allora, cari sovranisti : la vera magia del Natale è tutta in quella nostalgia luminosa che resta, quando le luci si spengono e il presepe continua a parlare ai nostri cuori.

L’Ombra Silenziosa: il suicidio giovanile, riconoscimento clinico dei campanelli d’allarme

Il suicidio giovanile non è un fenomeno circoscritto, ma rappresenta una crisi di salute pubblica di portata mondiale. Le agenzie internazionali hanno da tempo lanciato allarmi sulla mortalità evitabile in questa fascia d’età. A livello globale, l’UNICEF ha classificato il suicidio come la quarta causa di morte tra gli adolescenti in almeno 43 paesi analizzati. In Europa, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani (15-19 anni) e, secondo alcuni dati più recenti (2025), la prima causa di decessi tra i giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni, superando gli incidenti stradali. È spesso legato a problemi relazionali, bullismo, disagio psichico emergente e delusioni sentimentali o scolastiche. Nel 2022, nell’UE sono morti per autolesionismo intenzionale 5.017 (Dati Eurostat) giovani tra i 15 e i 29 anni, sebbene i dati mostrino un calo del 20% rispetto al 2011. Si stima che, in Italia, un adolescente al giorno tenti il suicidio (dati del 2023). L’Italia è all’8° posto su 36 Paesi sulla salute mentale e ha il 6° tasso più basso di suicidi adolescenziali (su 42 Paesi). Oltre 3.000 richieste di aiuto al Telefono Amico nei primi sei mesi del 2025. Tra i suicidi avvenuti in carcere tra il 2024 e maggio 2025, la fascia 20-29 anni è tra le più rappresentate, con 32 casi.   L’escalation del rischio suicidario è intrinsecamente legata alla crescente prevalenza dei disturbi mentali. Il quadro europeo, in particolare, è segnato da un’allarmante diffusione della psicopatologia giovanile. Si stima che ben 9 milioni di adolescenti, nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 19 anni, convivano con una qualche forma di disturbo mentale. La comprensione del rischio suicidario richiede un’analisi complessa e stratificata dei fattori predisponenti (vulnerabilità intrinseche e croniche) e dei fattori precipitanti (eventi scatenanti acuti). L’ideazione e il comportamento suicidario sono fortemente correlati alla presenza di psicopatologia grave. In Italia, la depressione è il disturbo mentale più diffuso, e il rischio è associato a un’ampia gamma di condizioni, tra cui disturbi dell’umore, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e stress post-traumatico. Particolare attenzione deve essere rivolta ai disturbi alimentari (DCA), come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, Il fattore predittivo più potente per il suicidio completato è la storia di precedenti tentativi. Per gli individui con un precedente tentativo, il rischio è significativamente più alto rispetto alla popolazione generale. La valutazione clinica deve considerare attentamente la storia del paziente, ricordando che il rischio aumenta proporzionalmente all’intenzionalità suicidiaria consapevole dimostrata nell’episodio precedente.  a cui incidenza tra i giovanissimi ha visto un aumento preoccupante (30% nel triennio più recente. traumi Infantili e Disfunzionalità Familiare La vulnerabilità individuale è spesso radicata in esperienze precoci avverse. Eventi traumatici vissuti nella prima infanzia (Adverse Childhood Experiences – ACEs) e situazioni di disfunzionalità o instabilità familiare sono fattori cruciali che predispongono l’adolescente al disagio estremo. Se la personalità, ancora giovane e fragile, si è trovata ad affrontare da sola situazioni difficili senza riuscire a superarle ed elaborarle, aumenta la probabilità di un gesto estremo in adolescenza. L’ambiente sociale e digitale degli adolescenti moderni introduce fattori di rischio unici. L’essere vittima di bullismo o cyberbullismo è universalmente riconosciuto come uno dei fattori precipitanti più frequenti per l’ideazione e il tentativo di suicidio. Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e i dati ESPAD®Italia, indicano che oltre un milione di adolescenti italiani sono coinvolti, con il 34% dei ragazzi che ha subìto comportamenti vessatori online almeno una volta in un anno, e il 7.8% che ne è vittima più volte al mese. Le femmine tendono a subire più spesso atti di bullismo tradizionale, ma il cyberbullismo è prevalente tra i maschi (8.9% contro 6.6% con atti subiti più volte al mese). Il forte senso di solitudine combinato all’essere vittima di cyberbullismo crea un potente meccanismo di rischio. La vittimizzazione (un evento precipitante) si verifica sul terreno fertile dell’isolamento (un fattore predisponente). La Società Italiana di Pediatria (SIP) e altri organismi clinici enfatizzano un principio guida per i gatekeepers (medico di famiglia, pediatri, insegnanti, psicologi, educatori, familiari): l’avverbioimprovvisamente”. I cambiamenti repentini nel comportamento, nel rendimento o nel carattere di un adolescente sono l’espressione di un malessere interiore che non deve essere ignorato. Gli indicatori comportamentali critici includono: Isolamento sociale improvviso: L’adolescente non desidera più frequentare la scuola o gli amici. Cambiamenti nel rendimento scolastico: Un calo drastico e inspiegabile. Aggressività improvvisa: Un cambio di carattere che porta a comportamenti violenti o eccessivi. Sbalzi d’umore: Variazioni estreme e rapide dello stato emotivo. Autolesionismo (Self-Harm): l’inizio di atti autolesionistici non letali, che sono un forte indicatore di disagio profondo e aumentano il rischio di gesti estremi successivi. La letteratura clinica sfata diversi miti sul suicidio: mito dell’Intenzionalità Assoluta: Si crede erroneamente che le persone con ideazione suicidaria siano assolutamente intenzionate a morire. La realtà è che la maggior parte è ambivalente, combattuta tra il desiderio di porre fine al dolore e il desiderio di vivere. Mito dell’Assenza di Segnali. Si pensa che il suicidio avvenga in assenza di segnali d’allarme. La realtà clinica Riconoscere i segnali di allarme è cruciale per prevenire tragedie. Frasi come “Non ce la faccio più” o “Vorrei morire”, cambiamenti improvvisi nel sonno, nell’appetito, nell’isolamento sociale, o gesti simbolici come la donazione di oggetti personali, sono indicatori che non dovrebbero mai essere sottovalutati. Tuttavia, molti evitano di affrontare questi segnali per paura di parlare del suicidio, alimentando così il tabù che circonda il fenomeno. L’obiettivo primario dei gatekeepers deve essere quello di cogliere questi segnali e riaprire il dialogo interrotto dalla disperazione. Il dialogo, definito come la “parola d’ordine” per intercettare e intervenire in queste situazioni, è l’antidoto immediato. Il Dialogo Protettivo e Non Giudicante Parlare apertamente di suicidio con qualcuno che sembra triste, solitario o disinteressato non solo non aumenta il rischio, ma può agire come misura preventiva. Il dialogo deve essere volto a comprendere il dolore del giovane, offrendo supporto emotivo e cercando di ridurre il senso di isolamento che spesso accompagna l’ideazione suicidaria. È fondamentale aiutare l’adolescente a sviluppare e mantenere relazioni significative con amici e familiari, poiché le connessioni sociali positive forniscono un cruciale supporto emotivo. Il Ricorso al Supporto Professionale In situazioni di sospetto o presenza di segnali di rischio, è imperativo cercare immediatamente l’assistenza di un professionista della salute mentale. Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri possono condurre valutazioni approfondite del rischio e fornire trattamenti personalizzati e urgenti. L’ approccio sociale invece è volto a fornire un supporto continuo come i servizi telefonici e il centro di messaggistica istantanea (Telefono Amico WhatsApp (324 011 7252) e la helpline telefonica (02 2327 2327). In caso di Emergenza chiamare il 118 e 112. Offrire un ascolto empatico e privo di giudizi è il primo passo verso un supporto concreto. In presenza di questi segnali, è fondamentale accompagnare la persona verso un professionista della salute mentale o indirizzarla a servizi di assistenza come Telefono Amico Italia. Rompere il silenzio su questo argomento delicato può contribuire a salvare vite, fare sentire meno solo chi soffre e sviluppare una maggiore consapevolezza e prontezza nell’affrontare il problema. dimostra che gli individui con ideazione suicidaria danno spesso segnali chiari prima di agire. “Ogni persona che rinuncia volontariamente alla propria vita, o che tenta di farlo, deve portarci a riflettere su cosa non sta funzionando nel contesto sociale che abbiamo creato. Perché, seppur vero che la maggior parte delle persone sanno sopravvivere ad una sofferenza, è altrettanto vero che per quelle che non ce la fanno deve esserci un posto più sicuro della morte”.  

Acerra: sorpreso con pistola e munizioni. Polizia arresta 25enne

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Proseguono i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di detenzione abusiva di armi. Nella notte appena trascorsa la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 25enne napoletano, con precedenti di Polizia, per porto in luogo pubblico di arma comune da sparo clandestina e relativo munizionamento. In particolare, gli agenti del Commissariato di Acerra, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Umberto Nobile, hanno notato un’autovettura che, alla loro vista si è allontanata velocemente; i poliziotti hanno raggiunto e sottoposto a controllo la vettura con a bordo il predetto trovando, occultata sotto il sedile del lato passeggero, una pistola Revolver cal 8 priva di matricola e rifornita con 9 proiettili.   Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.

Somma Vesuviana, Stella al merito d’Argento al Busen Club Marino

La Società Sportiva sommese è stata insignita dal CONI di una delle più ambite e importanti onorificenze nel campo sportivo. Martedì 9 dicembre la cerimonia di premiazione.   «È con immenso orgoglio e grande emozione che annunciamo un traguardo storico: il CONI conferirà al Busen Club Marino la Stella d’Argento al Merito Sportivo, uno dei massimi riconoscimenti dello sport italiano». È con queste parole che Maria Saveria Di Biase insieme a Christian e Dominique Iovine, alla guida della Società Sportiva Busen Club Marino di Somma Vesuviana, hanno condiviso l’importante riconoscimento ottenuto, sottolineando con fierezza e soddisfazione quanto il momento rappresenti una tappa significativa nella storia della società. Martedì 9 dicembre alle ore 17,00, presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli ci sarà la cerimonia di premiazione a cura del CONI Napoli cui parteciperanno le società e gli atleti che si sono distinti nel mondo dello sport per il proprio valore, il proprio talento e le proprie azioni a favore della comunità.   «Questo prestigioso premio è il frutto di oltre 52 anni di incessante impegno nel mondo dello sport, dedicati a promuoverne e diffonderne i suoi sani valori – ha continuato la famiglia Iovine – È un riconoscimento all’attività svolta, all’impegno sociale nonché per aver accompagnato e formato migliaia di giovani atleti di Somma Vesuviana e dell’intero territorio». La Stella d’Argento arriva dunque quale attestato per tutto quanto in questi anni è stato reso possibile grazie alla dedizione e alla costanza della famiglia Iovine e soprattutto grazie ai sacrifici del maestro Salvatore. Ripercorrendo la storia della società, il Busen Club Marino è nato dal sogno coraggioso del Maestro Iovine, che nel 1973 ha portato il Judo in una terra dove nessuno lo conosceva, convinto che lo sport potesse essere di grande aiuto ai giovani del luogo, allontanandoli dai pericoli della strada. Con immensa passione e grande forza ha costruito, passo dopo passo, un club che è diventato più che altro una grande famiglia: dalle prime lezioni in una scuola sommese, alla storica palestra “Yamarashi”, fino ad arrivare alla denominazione “Busen Marino”, adottata per tenere vivo il ricordo del giovane judoka Marino Caputo, prematuramente scomparso. In tutti questi anni il Maestro, sua moglie e i suoi figli non si sono mai fermati, arricchendo innanzitutto la palestra di tante discipline e attività sportive, dalla ginnastica artistica alla pesistica, passando per il taekwondo e la difesa personale.   E poi ancora ci sono stati gli scambi internazionali con palestre di Malta, Cuba, Mosca, le isole Seychelles, i progetti sociali, le collaborazioni con comunità, scuole e associazioni, sempre con un unico obiettivo: dare ai giovani un luogo sicuro dove crescere, imparare e credere in se stessi. Oggi il Busen Club Marino porta avanti la missione iniziata dal cuore del Maestro Salvatore, con l’impegno instancabile della sua famiglia che continua a dedicare la propria vita ai propri atleti, trasformando così lo sport in un dono d’amore e di speranza per tutta la comunità.

Da Altafini a Spalletti, Napoli-Juve è anche storia di clamorosi cambi di casacca

Il Napoli è chiamato a proseguire il suo ottimo stato di forma e a rispondere all’Inter nel posticipo di domani sera contro la Juventus al Maradona. Per molti tifosi si può considerare la partita più attesa dell’anno, data la forte rivalità nei confronti dei bianconeri; rivalità che si è nutrita, nel corso del tempo, anche di cambi di maglia piuttosto controversi. Il primo di questi episodi risale agli anni ’70, quando Josè Altafini decide di trasferirsi a Torino dopo 7 lunghi anni in azzurro: il 6 aprile 1975 l’argentino segnerà il gol decisivo nel match scudetto proprio tra Napoli e Juventus, guadagnandosi l’appellativo di “core ngrato”. Il trasferimento più iconico e spiazzante è stato probabilmente quello di Higuain ormai quasi 10 anni fa, lasciando un segno enorme non solo sul club, ma proprio sull’intera città. El Pipita, con il suo record dei 36 gol, era diventato il simbolo della rincorsa al tanto atteso scudetto e il suo addio aveva per molti decretato la fine di quel sogno. In ordine temporale, gli ultimi a scegliere la Vecchia signora sono stati Sarri e Spalletti, pilastri della storia recente partenopea, lasciando ancora una volta l’amaro in bocca soprattutto per la loro incoerenza rispetto a dichiarazioni passate. La verità è che dovremmo tenere a mente che si tratta di professionisti e che converrebbe pensare solo alle emozioni positive che hanno fatto provare, per non macchiare il ricordo.