San Giuseppe Vesuviano: Tratto in arresto un 38enne dalla Polizia di Stato.
Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 38enne di San Giuseppe Vesuviano, con precedenti di polizia, anche specifici, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
In particolare, gli agenti del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano, nell’ambito di servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via Gaetano Ferraioli, hanno notato il 38enne a bordo di un’auto che, in cambio di una banconota, ha ceduto qualcosa ad una persona che si è poi allontanata a piedi.
I poliziotti, intervenuti tempestivamente per interrompere l’iter criminoso, hanno raggiunto e bloccato il prevenuto, trovandolo in possesso di 8 stecche di hashish del peso di circa 17 grammi e 20 euro suddivisi in banconote di vario taglio.
Pertanto, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, i poliziotti hanno controllato l’appartamento in questione dove hanno rinvenuto 15 stecche sempre della stessa sostanza del peso di circa 44 grammi.
Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.
La propaganda devozionale post-Tridentina fu un’esplosione di rinnovamento cattolico che utilizzò deliberatamente l’apparato scenico delle sacre rappresentazioni e tanta musica per riaffermare i dogmi e promuovere una spiritualità più personale e visibile.
I Padri Filippini, in particolare, come i Gesuiti, promossero attivamente una forma di teatro edificante, non tanto come genere specifico, quanto come strumento educativo e catechistico, usando spettacoli, sacre rappresentazioni, all’interno dei loro oratori, per istruire, divertire moralmente e formare il pubblico, specialmente i giovani, attraverso storie di vita e di fede, in un’ottica di educazione integrale. La comunità fondata da Filippo Neri nel 1561 a Roma, iniziò a diffondersi anche fuori le mura dell’Alma Città, sicché arrivò a Napoli, dove stabilì la propria sede in un prestigioso palazzo posto di fronte al Duomo e al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. Famosa è rimasta la biblioteca dell’Oratorio dei Gerolamini che conserva l’intera opera manoscritta di numerosi musicisti che si dilettarono a comporre composizioni altamente spirituali. Nel periodo barocco, una figura poco studiata, che occupa un posto speciale, è il sacerdote Cristoforo Caresana, tra i più attivi, che con le sue cantate natalizie definì un esempio di alto teatro religioso dell’età barocca napoletana.
Cristoforo Caresana
Nacque verso il 1640 a Venezia, sebbene il Dizionario della Musica in Italia attesti la sua nascita a Taranto nel 1665, e perciò fu detto anche «il Vinitiano», morì a Napoli il 13 settembre del 1709 [morte a Napoli nel 1713, op.cit.]. Probabilmente giunse nella capitale al seguito dei Febi Armonici, celebre compagnia teatrale, che introdussero l’opera veneziana a Napoli a metà del Seicento, su invito del viceré, esibendosi nei giardini reali e poi nel nuovo Teatro di san Bartolomeo, introducendo autori come Claudio Monteverdi (1567 – 1643) e Francesco Cavalli (1602 – 1676), e collaborando con musicisti locali come Francesco Cirillo (1623 – dopo 1665) per adattamenti, gettando le basi per la fioritura di quella sarebbe poi diventata la celebre scuola musicale napoletana [cfr. I. Chiappara (a cura di), Storie di Opera in Musica, in www.saladelcembalo.org]. A Napoli, la professione musicale di Caresana si affermò totalmente con una carriera fulminante: nel 1658 lo troviamo dapprima tenore nella Real Cappella di Napoli e nel 1667 organista nella stessa; dal 1688 al 1690 insegnò nel Conservatorio di Sant’Onofrio; nel 1699 fu successore di Francesco Provenzale (1632 – 1704) nella Cappella del Tesoro di San Gennaro; nel 1705, provvisoriamente, fu organista della Real Cappella, sostituendo Domenico Scarlatti (1685 – 1787). Nell’archivio dei PP. Filippini si conservano oltre 150 sue composizioni, moltissime autografate [S. Di Giacomo, Catalogo dell’Archivio musicale dei Filippini di Napoli, Parma, Soc. dei Musicologi, Italiani, pagg.36 e seguenti].
Tarantella 1673 – Biblioteca dei Girolamini
Le cantate – spiega Isabella Chiappara, storica dell’arte – presentano, in particolare, una forma breve, quasi da miniatura, riflettendo da una parte il clima gioioso del Natale e dall’altra il particolare contesto della tradizione e della liturgia che abbiamo visto incarnarsi nel presepe napoletano popolare, con i giovani allievi dei conservatori, all’epoca, travestiti da pastori, angeli e diavoli. La tarantella a 5 voci per la Nascita del Verbo, in particolare, fu composta nell’ottobre del 1673 e si apre con il Coro degli Angeli che incitano e annunciano ai pastori la nascita di Cristo. E’ una esplosione di gioia, un vero fuoco d’artificio di dinamiche coloratissime. Caresana – spiega il M° Giancarlo Amorelli, baritono e direttore di coro e orchestra – si avvale dello spirito napoletano della vivace tarantella, come rito medicinale tradizionale di cura. Il ritmo della tarantella, non conosciuto dal musicista veneziano all’arrivo, ben si addiceva al sentimento popolare napoletano. Il testo, invece, letto attentamente, dipinge numerose scene riportate dal Protovangelo di Giacomo, noto anche come “Vangelo dell’Infanzia”: Pastori, o là, che si fa, dal pigro sonno, dhe risvegliatevi, su’, e non si dorma più, sorgete dal riposo, disserate le luci, più prolisso letargo, il ciel non vuole, or che in grembo alla notte, è nato il duce, torni al mondo oscurato, oggi, la luce…Adorazione dei Magi 1676, Biblioteca dei Girolamini
Con i suoi simboli antichi e misteriosi, tradotti in personaggi della più toccante e scontata quotidianità, tante figure come il diavolo sotto forma di tarantola nera, gli angeli, i pastori, Maria, Giuseppe e il Bambinello entrano a far parte di quel mondo favoloso che ritroviamo in questa cantata, dove al meglio si esprime la particolare religiosità dell’antica capitale. Altre versioni testuali saranno elaborate successivamente su questa melodia. Certamente, bisogna affermare che tale sentimento religioso a Napoli si manifestava in forme di grande spettacolarità soprattutto durante le maggiori feste liturgiche: dal santo Patrono Gennaro, a cui Caresana dedicò una Canzone a 4 voci nel 1700, fino a Natale e Pasqua. La componente musicale era preponderante in questi periodi e i protagonisti erano gli stessi allievi dei quattro conservatori napoletani: i giovanissimi musicisti venivano divisi in frotte o paranze, che andavano ad arricchire i numerosissimi festini che si svolgevano in vie e piazze, chiese e palazzi nobiliari. Bambini e giovinetti, nelle loro tonache colorate, talvolta vestiti da angeli, spesso protagonisti anche di ardite macchine barocche con le quali venivano sollevati a simulare il volo, cantavano e suonavano laudi polifoniche o brevi mottetti, come continua a spiegare Isabella Chiapparo.
Isabella Chiapparo, Antonio Florio e Giancarlo AmorelliLe novene degli zampognari, i rustici musici che con cornamusa e ciaramella, scendevano dai monti dell’Abruzzo o della Ciociaria, erano anch’esse una componente importante del periodo natalizio, insieme con la rappresentazione. Al suono della zampogna gli uomini si toglievano il cappello. Anche nella Pastorale a 5 voci e strumenti appare un magnifico episodio in cui risuona il tipico motivo della rustica zampogna dei montanari, fattasi anch’essa musica nobile ed acculturata. Di grande spessore rimangono ancora altre due opere di Caresana: La Veglia (1674) e L’ Adoratione de’ Maggi (1676). Nella prima si propone una serata di veglia, tipica nelle case napoletane con giochi, danze e divertimenti come l’immancabile tombola. Ai balli, bellissimo quello della Barrera, si contrappone – conclude Isabella Chiapparo – un momento di musica altissimo, una trasognata, meravigliosa ninna-nanna, per voce di basso Dormi o ninno, dormi o core, ipnotica e suadente. Nell’’Adoratione de’ Maggi, infine, è anch’essa esemplare con il solito concerto di angeli che si contrappongono a Lucifero e i Magi che portano i loro doni al Bambino. Il M° Antonio Florio & I Turchini – specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale napoletano di Sei e Settecento, e nella riscoperta di compositori rari – hanno dato ampio risalto alle composizioni del Caresana con numerose incisioni ed esecuzioni. Certamente a Caresana bisogna dare il giusto rilievo in quanto anticiperà altri due grandi maestri: il gesuita italiano Andrea Perucci, che nel 1698, offrirà al teatro religioso la sua grande opera Il Vero Lume tra l’Ombre ovvero la Spelonca Arrichita per la Nascita del Verbo Umanato, conosciuta come la Cantata dei Pastori; Sant’Alfonso de’ Liguori (1696 – 1787), autore finale del famosissimo canto Tu scendi dalle stelle, in quanto – conclude Giancarlo Amorelli – ebbe l’eccezionale capacità di completare il canto in uno stile pastorale perfettamente aderente alle caratteristiche di una melodia perfettamente popolare.
Canzone a 4 voci per San Gennaro 1700 – Biblioteca dei Girolamini
Diciotto anni fa, il 31 dicembre, mentre la città festeggiava l’arrivo del nuovo anno, Giuseppe Veropalumbo venne ucciso da un proiettile vagante. Lasciò una moglie, Carmela Sermino, e una figlia di poco più di un anno.
Secondo gli investigatori, si trattò di un omicidio riconducibile alla criminalità organizzata, ma alla vedova non è mai stato riconosciuto lo status di vittima della criminalità organizzata.
Nel 2016 il Comune di Torre Annunziata ha concesso alla famiglia un appartamento in via Vittorio Emanuele 99, in comodato d’uso per la durata di nove anni.
A quattro mesi dalla scadenza del contratto, è stato notificato un mandato di sfratto a Carmela Sermino e a sua figlia Ludovica. Un provvedimento che ha lasciato la famiglia senza parole, anche perché la legge prevede un preavviso di sei mesi.
La comunità di Torre Annunziata, attraverso petizioni e proteste, sta lanciando appelli affinché sia fatta giustizia. Secondo il Comune, tuttavia, non sussistono i requisiti per prolungare la permanenza della famiglia nell’appartamento quando la vittima spiega che ha un semplice lavoro al teatro Trianon procurato da Nino d’Angelo che era presente ai funerali e che ancora oggi è in difficoltà poiché minacciata dalla camorra.
«La gastronomia è quella scienza che più di ogni altra mostra le grandezze delle nazioni e la civilizzazione dei popoli…”. Questo scrisse Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino (nato ad Afragola nel 1787, morto a Napoli nel 1859), in una delle nove edizioni pubblicate a Napoli, dal 1837 al 1865, del suo trattato “Cucina teorico-pratica”. L’edizione del 1839 venne arricchita con il capitolo “Cusina casarinola co la lengua napolitana”, un clamoroso ricettario in lingua napoletana. Il duca spiega come nacque lo storico incontro tra il sugo di pomodoro e i maccheroni. Correda l’articolo l’immagine di un dipinto di Jusepe de Ribera “Il mangiatore di maccheroni”.
Di questo enciclopedico libro il duca di Maddaloni diceva che era uno dei tre libri da salvare gli altri due erano la Bibbia e la Divina Commedia. Devo ricordare che Ippolito Cavalcanti discendeva da Guido, il poeta amico di Dante: ma il duca avrebbe certamente schiaffeggiato e sfidato a duello coloro che si sono permessi di scrivere che il Cavalcanti gastronomo era di origine toscana: e per ricordare a tutti che era Napoletano in ogni angolo del suo spirito e del suo corpo, egli scrisse “a chi vo lèggere” quel capitolo nella “bella lengua nostanapolitana” e chiedeva perdono per come aveva usato la nostra bella lingua: “eccome cca, che nge lo metto comme meglio pozzo, avite pacienza e compatiteme”.
Ci conferma il duca di Buonvicino che nella prima metà dell’Ottocento nei pranzi dei nobili e dei ricchi borghesi il servizio a tavola seguiva ancora il modello “alla francese” e il modello “all’inglese”: il servizio alla francese imponeva che tutti i “piatti” del menù, quasi mai meno di otto, si trovassero già in tavola quando gli ospiti si sedevano; il servizio all’inglese prevedeva, invece, che il piatto di portata venisse poggiato su un tavolino e che qui lo scalco facesse le porzioni, che i paggi portavano ai commensali. Ci spiega Lejla Mancusi Sorrentino, nell’introduzione all’edizione del libro pubblicata dagli editori “Grimaldi §C.” nel 2002, che a metà dell’’800 il principe Kurakin fece conoscere ai nobili di Francia e Italia il servizio allarussa “in cui le portate arrivavano una alla volta dalla cucina per essere servite ai commensali girando intorno alla tavola, che è in pratica il sistema attualmente in uso.”
Il duca Ippolito preferiva il servizio alla francese, ma ci conferma che a Napoli la “zuppa” francese era ormai sostituita, come primo piatto, dal “quotidiano piatto di pasta”, “un comportamento alimentare autonomo – scrive la Mancusi Sorrentino – destinato ad essere preso a modello, nel giro di poco più di un secolo, da tutto il mondo”, con il sostegno della scienza medica. E così nel capitolo dedicato alla “Cucina napoletana” trovano posto i paternostielle , maccheroni a forma di pennette “con gomito”, i vermicielli; i tagliarielli co le bongole e co tre musurella d’uoglio, petrosino e aglio ntretato; maccarune de zita ( i nostri ziti, che la tradizione imponeva di servire al pranzo di nozze e venivano preparati dalla famiglia della sposa, che a Napoli chiamavano “zita”); maccaruncielle ncasciate co lo brodo de lo stufato; maccarune; frettata de vermicielle; schiaffune, che se fa mmano e so comme fossero tante cannuole; stivalette, pastina a forma di piccoli stivali; rughe di vecchia, simili ai rigatoni. Per la Vigilia di Natale il duca detta un menù che è molto simile al nostro: vruoccoli, vermicielle, fritto d’anguille, ragoste vollute, merluzze e ciefare mpasticcio, arrusto di capitone, caponata e struffoli.
Per la “caponata” egli consigliava di usare “i biscotti di pane del Real sito del nostro Portici”, e per la “zizza ammollecata” – la mammella cosparsa di molliche di pane – suggeriva ai lettori di stare attenti, perché i beccai non sempre hanno “chella tennera”, che a lui piace assaje assaje”. Chi se lo poteva permettere condiva i maccheroni non più “con l’esecrabile spolverata di zucchero e spezie”, ma con il burro, con il parmigiano e con il sugo di carne, che il Cavalcanti chiama “brodo di sostanza, brodo di ragù e culì di carne” e che accompagnava le braciolette, la carne alla genovese, il lacerto imbottito e lo stufato a punta di natica. Negli stufati i cuochi napoletani incominciarono ad aggiungere la conserva di pomodoro, “tentativi – scrive la Mancusi Sorrentino -che, una volta perfezionati, sfoceranno in quelle salse regali che sono il ragù napoletano e la genovese.
Per ben due volte il duca di Buonvicino, descrivendo la ricetta di carne, suggerisce ai discepoli dilettanti di gastronomia ai quali è indirizzato il suo trattato, di allungare il sugo in modo da averne a sufficienza per condire anche i maccheroni…e quanno vide che s’è cotta nge miettarraje no poco d’acqua de cchiù, e sa pecché? Pecché te serve pe nge connì la pasta…ed è questa la prima testimonianza storica che il sugo della carne alla genovese è utilizzato come salsa per la pasta.”. La cucina italiana è stata proclamata patrimonio UNESCO: mi pare che sia il giorno adatto per parlare del primo storico della cucina napoletana.
Riflessioni dal primo appuntamento guidato dal nuovo direttore dell’Ufficio Scuola Diocesano, don Alessandro Valentino
La comunità degli insegnanti di religione della diocesi di Nola si è ritrovata per un appuntamento particolarmente significativo perché ha inaugurato il nuovo percorso promosso dall’Ufficio Scuola Diocesano, ora guidato da don Alessandro Valentino.
In vista del Natale del Signore, don Alessandro ha proposto una meditazione dal titolo “Il Dio che viene”, rileggendo alcune pagine bibliche e intrecciandole con passi scelti della Gravissimum Educationis, il documento conciliare sulla missione educativa della Chiesa, di cui proprio quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della pubblicazione. La riflessione ha offerto a tutti i docenti un’occasione per rinnovare il senso del proprio servizio, compreso come missione e responsabilità.
La Parola che illumina: il Dio che chiama, educa e accompagna
Il cuore dell’incontro è stato l’ascolto della Parola, in particolare dal profeta Osea e dal Vangelo di Matteo. Attraverso l’immagine delicata e forte di Dio che prende per mano il suo popolo, lo educa e lo cura con “vincoli di dolcezza”, don Alessandro ha invitato gli insegnanti a riscoprire il volto di un Dio che non abbandona, ma continua a chiamare, pazientemente, anche quando il suo popolo si allontana.
La figura di Giovanni Battista – voce che prepara la strada e annuncia un tempo nuovo – è stata proposta come modello per l’insegnante: un educatore che non attira a sé, ma orienta a Qualcuno che viene.
La missione dell’insegnante
Richiamando una meditazione di san John Henry Newman, il direttore ha ricordato che ogni persona ha un compito unico, un servizio affidato da Dio che nessun altro può compiere al suo posto. Anche l’insegnante di religione, spesso tra difficoltà, incomprensioni e fatiche quotidiane, è chiamato a realizzare una parte indispensabile dell’opera di Dio.
“Non mi è necessario sapere dove porta questo compito; mi basta sapere che appartiene a Lui”, ricorda Newman. Una prospettiva che dona pace, fiducia, forza.
Pregare per educare: comunità in cammino
L’incontro si è concluso con un momento di preghiera comune per la Chiesa, per i popoli in guerra, per gli studenti e per tutti gli insegnanti chiamati ogni giorno a educare “con pazienza e amore”.
Un nuovo cammino per la comunità degli IdR
Con queste riflessioni si è aperto ufficialmente il percorso annuale dell’Ufficio Scuola. Nel messaggio inviato ai docenti, gli organizzatori hanno espresso il desiderio che tutti possano partecipare e sentirsi parte di una comunità viva, sostenuta dalla spiritualità e dal confronto. Sono stati anche condivisi gli appuntamenti programmati fino a giugno, così che ciascuno possa inserirli con anticipo nella propria agenda.
Nella più classica fascia oraria delle 15, domani alla Dacia Arena il Napoli sarà chiamato a proseguire l’ottimo momento in campionato e a riscattare il ko di Lisbona.
Nel corso dell’era De Laurentiis, Udine è stata spesso teatro di sfide avvincenti e soprattutto significative. Più nello specifico, facciamo un passo indietro al 2 settembre 2007: dopo 6 anni di inferno, tra retrocessioni e l’incubo del fallimento, il Napoli è tornato in Serie A; l’inizio non è stato dei migliori (sconfitta interna al San Paolo contro il Cagliari), ma ad Udine cambia tutto.
La partita è un dominio azzurro, con 5 reti rifilate ai bianconeri, ed è la nascita della storia d’amore con il Pocho Lavezzi, il primo dopo Maradona a riuscire a far sognare i tifosi, ponendo le basi di tutto ciò che è accaduto nei successivi 15 anni. Il cerchio si è chiuso il 4 maggio di due anni fa, con il terzo vinto proprio in Friuli, al termine di una partita sofferta: il pareggio di Osimhen, il triplice fischio e l’invasione di campo che ha dato libero sfogo ad un’attesa così lunga, sono attimi che rimarranno sempre impressi e i momenti per cui vale la pena essere tifosi.
Terrore all’alba a Somma Vesuviana, dove una famiglia è stata vittima di un grave furto in abitazione. L’episodio si è verificato in un condominio di via Aldo Moro, in pieno centro cittadino, alimentando paura e preoccupazione tra i residenti.
Secondo una prima ricostruzione, ignoti si sarebbero introdotti nell’appartamento durante la notte, mentre la famiglia stava dormendo. I proprietari si sono accorti di quanto accaduto intorno alle 5 del mattino, quando, al risveglio, hanno notato la porta d’ingresso inspiegabilmente socchiusa. Un dettaglio che ha subito fatto scattare l’allarme.
Entrati in casa, i familiari si sono trovati davanti a una scena sconvolgente: l’abitazione era completamente messa a soqquadro, con cassetti svuotati, armadi aperti e oggetti sparsi ovunque. I malviventi avevano portato via tutti i beni di valore trovati, compresi contanti e oggetti personali, ma anche le chiavi dell’automobile.
Approfittando della disponibilità delle chiavi, i ladri si sarebbero poi spostati nel garage condominiale, dove hanno rubato anche l’auto della famiglia, dileguandosi senza lasciare tracce.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno avviato immediatamente le indagini. Gli investigatori stanno acquisendo eventuali immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e nel condominio, nel tentativo di ricostruire i movimenti dei responsabili e risalire alla loro identità.
L’episodio ha scosso profondamente i residenti del quartiere, che denunciano un crescente senso di insicurezza e il ripetersi di furti anche in aree centrali e apparentemente tranquille della città.
Proseguono i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.
In particolare, nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 33enne napoletano, con precedenti di polizia, anche specifici, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
Nello specifico, gli agenti del Commissariato di Nola, con l’ausilio di un’unità cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, durante i servizi all’uopo predisposti, hanno effettuato un controllo presso l’abitazione del predetto, dove hanno rinvenuto oltre 2 kg di hashish e circa 40 grammi di marijuana, una pistola a salve, 8 cartucce a salve, 5 coltelli, un bilancino di precisione, diverso materiale per il confezionamento della droga e 205 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio.
Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.
Forio d’Ischia: Furto con destrezza nel locale. La donna vede il ladro e chiama il 112, arrestato
A Forio i Carabinieri della compagnia di Ischia hanno arrestato per furto con destrezza Giancarlo Giglio, 63enne di san Gennaro Vesuviano già noto alle forze dell’ordine.
Una turista 28enne della Repubblica Dominicana è in un locale a via Castellaccio in compagnia di alcune sue amiche. Le donne stanno bevendo un drink e sono sedute al tavolo. L’uomo si avvicina e, approfittando di un momento di distrazione, afferra la borsa della 28enne appoggiata sulla spalliera della sedia e si allontana.
La donna – poco dopo – comprende di essere stata derubata e nota l’uomo fuggire. Lo segue e contatta il 112. Pochi minuti e arriva la gazzella che raggiunge la vittima e blocca il 63enne.
La borsa con i documenti di identità e le carte di credito viene recuperata anche se manca il denaro dichiarato dalla vittima.
Per l’arrestato 8 mesi di reclusione con pena sospesa.
Marigliano – Sono scattati i controlli per accertare il rispetto della normativa ambientale nel settore della ristorazione.
Il nucleo operativo della polizia ambientale di Marigliano, coordinato dal comandante dott. Emiliano Nacar, in collaborazione con il personale UODC dell’ASL Napoli 3 Sud, ha effettuato un controllo presso un’attività di ristorazione a seguito di denunce relative a possibili emissioni odorigene moleste.
Durante le attività ispettive, gli operatori hanno accertato che, nel corso della preparazione dei cibi, il sistema di aspirazione dei fumi immetteva in atmosfera odori forti, idonei a incidere negativamente sulla qualità della vita dei residenti della zona.
«Il superamento del limite della normale tollerabilità – dichiara il dott. Nacar – è avvalorato dalla mancata produzione di una certificazione comprovante la periodica pulizia dei filtri della cappa di aspirazione installata sui fuochi di accensione».
È quindi scattata la segnalazione all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’articolo 674 del Codice Penale. Verranno inoltre attivate verifiche in merito al rispetto della normativa edilizia relativa all’installazione della canna fumaria.
«Sono in programmazione ulteriori attività che vedranno l’intervento congiunto del Comando di Polizia Municipale e del personale ASL – conclude il dott. Nacar – nella ferma convinzione che un lavoro sinergico possa intervenire sulle situazioni di disagio e garantire la convivenza tra esercizi commerciali e contesto urbano, nel rispetto delle regole e della salute dei cittadini».
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