Terzigno, scovata fabbrica abusiva di cuscini ipoallergenici. Costavano 1,30 euro, rivenduti a 30

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TERZIGNO – Una fabbrica abusiva di cuscini ipoallergenici è stata scoperta dai Carabinieri a Terzigno. I guanciali, presentati come ideali per alleviare i dolori cervicali e realizzati in lattice e memory foam, venivano prodotti in condizioni igieniche e di sicurezza totalmente assenti. La produzione avveniva all’interno di uno scantinato adibito a laboratorio, in via Giordano, nascosto sotto una palazzina. Lì un uomo di 52 anni, privo di qualunque autorizzazione, aveva allestito un vero e proprio impianto artigianale per realizzare cuscini in lattice. Materie prime stoccate all’aperto, verosimilmente scarti industriali rigenerati, venivano trasformate in prodotti destinati a entrare a contatto diretto con la pelle. Nessuna tutela igienico-sanitaria, né per l’ambiente né per gli acquirenti. A scoprire l’attività sono stati i Carabinieri della stazione di Terzigno, insieme ai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro e a quelli del Nucleo Forestale del Parco di Boscoreale. I militari sono stati guidati anche dal forte odore di gomma proveniente dal locale. Secondo le indagini, i cuscini venivano venduti a commercianti della zona al prezzo di circa 30 euro l’uno, a fronte di un costo di produzione irrisorio: appena 1 euro e 30 centesimi. Il 52enne è stato denunciato e dovrà rispondere di diverse violazioni, tra cui quelle relative alla sicurezza sul lavoro e all’inquinamento ambientale. Le autorità hanno sospeso l’attività e disposto sanzioni per oltre 70mila euro.

Pomigliano, incendio nel palazzo di Colasurdo al rione Sulmona: famiglie sgomberate e paura

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POMIGLIANO D’ARCO – Paura nel quartiere e nell’area dell’edificio che per anni ha ospitato Marcello Colasurdo, storico interprete della tradizione folk campana, scomparso lo scorso luglio. Dopo gli attacchi armati e l’esplosione che avevano già scosso la zona lo scorso ottobre, un nuovo episodio ha fatto sprofondare gli abitanti nel panico: un incendio è divampato all’alba di mercoledì

Intorno alle cinque del mattino, un rogo ha preso piede nei locali al piano terra del palazzo situato in via Walter Tobagi, nel quartiere popolare noto come Sulmona. Le fiamme si sono propagate velocemente dal seminterrato, generando un’enorme colonna di fumo che ha invaso la tromba delle scale e raggiunto i piani superiori, costringendo i residenti a fuggire in strada.

In pochi minuti, il piazzale antistante si è riempito di famiglie spaventate: sedici i nuclei costretti a evacuare. I soccorsi, intervenuti tempestivamente, hanno però dovuto fare i conti con un ostacolo imprevisto: il mezzo dei vigili del fuoco è rimasto intrappolato per alcuni minuti a causa di un cantiere stradale nelle immediate vicinanze. Nonostante le difficoltà, l’intervento è andato a buon fine e le fiamme sono state domate. Dopo alcune ore, quasi tutti gli inquilini hanno potuto rientrare nelle proprie abitazioni.

Le condizioni dell’edificio, però, risultano critiche: le pareti interne sono annerite dal fumo e in alcuni appartamenti si segnalano danni strutturali. Uno di questi è stato dichiarato inagibile. Nel pomeriggio, il Comune ha comunicato di aver trovato una sistemazione temporanea per la famiglia che non ha potuto rientrare.

Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso. Al momento, non emergono evidenze che colleghino l’incendio ad azioni criminali, ma le cause restano da chiarire.

Strage sul corso, l’ipotesi tragica: fuoco appiccato da lui dopo crisi. “Se mi lasci moriamo insieme”

ACERRA – Una relazione finita nel fuoco e nel silenzio. È questo l’epilogo straziante della storia di Immacolata D’Anna, 48 anni, morta dopo atroci sofferenze all’ospedale Cardarelli. Il suo compagno, Miloud Bougatef, 49 anni, è rimasto carbonizzato nel piccolo appartamento che condividevano. Un incendio scoppiato nella cucina, chiusa a chiave, ha inghiottito le ultime ore della donna che, secondo quanto avrebbe riferito ai medici prima di morire, è stata vittima di un gesto estremo compiuto proprio da Miloud. Dietro questo dramma ci sarebbe una relazione tossica e il rifiuto di accettare la fine di un amore. Da tempo, secondo i familiari, l’uomo avrebbe reagito con violenza verbale e minacce al desiderio di Immacolata di separarsi. “Se mi lasci, ci uccidiamo insieme”, avrebbe ripetuto. Parole che oggi suonano come una macabra profezia. La notte tra sabato e domenica, l’incubo ha preso forma tra quelle mura domestiche. Mentre i genitori di lei erano in una stanza adiacente, un’esplosione, poi le fiamme, il fumo. La madre di Immacolata, disabile, è stata tratta in salvo a fatica, portata sul balcone dal marito e da un parente. I vigili del fuoco hanno trovato la donna in condizioni disperate e il corpo dell’uomo tra le ceneri. L’appartamento è ora sotto sequestro. Le autorità stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio, anche se la dinamica sembrerebbe confermare un gesto deliberato e pianificato. La procura di Nola ha disposto accertamenti sui corpi, in attesa del nulla osta del consolato tunisino per Miloud. Una tragedia che apre interrogativi pesanti: quanti segnali si possono ignorare prima che sia troppo tardi? E quanti silenzi, come quello di Immacolata – che mai denunciò formalmente le minacce – pesano oggi come macigni?

Pomigliano d’Arco, evento per Telethon tra scienza, società e cultura

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Pomigliano d’Arco: l’incontro alla Feltrinelli sula rivoluzione della genetica dalla diagnosi alla terapia

L’8 aprile si è tenuto un evento speciale presso la Feltrinelli di Pomigliano d’Arco, promosso dall’Unitre, dalla UILDM e fortemente voluto dall’Associazione Culturale Seminapace, da anni attivamente impegnata nel supporto a Telethon attraverso numerose iniziative, tra cui spettacoli teatrali e manifestazioni culturali. L’incontro ha preso il via intorno alle 11:30 con il saluto istituzionale dell’assessore alla Cultura del Comune di Pomigliano d’Arco, Giovanni Russo, il quale ha voluto ringraziare i presenti per la partecipazione. A seguire, è intervenuto l’avvocato amministrativista Edoardo Riccio, che ha introdotto il tema centrale dell’incontro: la lotta contro la distrofia muscolare, con particolare attenzione alle diagnosi e alle terapie. Riccio ha presentato alcune statistiche significative su queste patologie, in gran parte di origine genetica. Il momento più atteso è stato l’intervento del professor Vincenzo Nigro, docente di Genetica Medica presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’. Il professor Nigro ha illustrato il complesso percorso che va dalla ricerca alla diagnosi e alla terapia, soffermandosi anche sugli aspetti più critici legati alle malattie rare. Ha evidenziato come, a causa della loro bassa diffusione, queste patologie siano spesso considerate poco rilevanti dal punto di vista scientifico. È proprio in questo contesto che si inserisce l’azione di Telethon, che sostiene la ricerca e dà voce a chi rischia di essere dimenticato. All’incontro hanno partecipato anche alcune classi del Liceo ‘Matilde Serao’ e dell’ISIS ‘Europa’, rendendo l’appuntamento non solo informativo, ma anche fortemente formativo per i giovani presenti. L’evento si è confermato come un’importante occasione di sensibilizzazione, conoscenza e ricerca sulle malattie genetiche rare.

“Gli insulti” nella lingua napoletana di un grande scrittore del ‘600: G.B. Basile

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Molti si sono ricordati di G.B. Basile perché la sua opera – e non solo “Il Cunto de li Cunti”-è stata una preziosa fonte di ispirazione per il compianto Maestro Roberto De Simone. Alla lingua di G.B. Basile ha dedicato uno studio prezioso per ampiezza e profondità Carolina Stromboli, professoressa presso l’Università di Salerno, autrice del libro “Le parole del Cunto – indagine sul lessico napoletano del ‘600”, pubblicato nel 2017.

Carolina Stromboli, che frequentò il Liceo Classico “A.Diaz” di Ottaviano e oggi è professoressa associata di Linguistica Italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno, ha diviso la sua indagine in quattro sezioni: il lessico della gastronomia; Il lessico della paura; I nomi degli uccelli; le ingiurie. Per ora, dedichiamo l’articolo alla quarta sezione, le “ingiurie”, e in premessa diciamo che la Stromboli ha veramente dimostrato che il lessico di G.B. Basile è una enciclopedia del “parlare napoletano”. L’autrice correda i suoi commenti con puntuali riferimenti agli autori napoletani vissuti prima di Basile e ai suoi contemporanei, a G.F. Straparola, a G.B. Del Tufo, a Filippo Sgruttendio, a Pompeo Sarnelli, a G.C. Cortese, che di Basile era amico. Precisi sono i riferimenti alla storia delle parole nei secoli successivi, e costante è la citazione del “Dizionario Etimologico Napoletano”, opera del “nostro” prof. Francesco D’Ascoli, che pubblicò il Dizionario nel 1979 e volle che avesse un prezioso “ornamento”: le immagini dei disegni a penna di Michele Arpaia. Oggi, dunque, parliamo delle “ingiurie” attestate dalle opere di G.B. Basile, non di tutte quelle esaminate dalla studiosa, ma di quelle che ho sentito usare nel nostro territorio quando ero ragazzo, molti anni fa. Babbione significa “sciocco, semplicione”, con particolare riferimento al fatto che gli sciocchi hanno l’abitudine di torcere le labbra, e il labbro, in dialetto lucchese, è “babbio”. Alcuni dizionari etimologici ci dicono che il termine deriva da alcune forme dialettali spagnole “babiòn, babieca”. Ma forse all’origine di tutto c’è una voce del latino popolare, “babulus”.Canna de chiavica è il tubo della fogna, immagine adatta a indicare “il mangione, colui che a tavola non si ferma mai, e manda tutto giù, proprio come quel tubo lì”. Basile usava anche altri termini per indicare il personaggio: spiapranzo, sfruttapanelle, scopacocine, liccapignata, cannarone. E “cannarone” – l’uomo dalla gola enorme – indicava non solo il mangione, ma anche il “chiacchierone”. Anche canna fraceta indicava chi mangia troppo e chi parla troppo: chi parla troppo e a vuoto, e cioè senza concludere nulla, meritava di essere chiamato culo di gallina, per ovvi motivi, e trommetta della Vicaria. Le persone pettegole, pronte a parlare pubblicamente di fatti di cui era preferibile tacere, ricordavano ai Napoletani i banditori della Gran Corte della Vicaria, che leggevano in pubblico i bandi dopo aver richiamato l’attenzione della gente con una trombetta. Chiappo de’ mpiso era la persona violenta e pericolosa, che non aveva pietà di nessuno, proprio come il cappio che stringe la gola dell’impiccato. Terribile era l’insulto figlio de’ ngabellata, “figlio di prostituta”. Le prostitute napoletane pagavano una tassa, una “gabella”, che a Napoli fu istituita nel febbraio del 1401 dal re Ladislao. L’esazione di queste tasse venne data in appalto a Luigi De Aldemorisco: ci dice Francesco D’Ascoli che nel 1589 ogni prostituta doveva versare due carlini al mese, e 15 grana a Pasqua e 15 a Natale. Guaguina era la donna non bella, di facili costumi, e sempre in movimento alla ricerca dell’affare. “Guaguina” era il gabbiano, e il nome “è deformazione dello spagnolo “gavina” a sua volta risalente ad una forma latina “gavina” (lat. class. “gavia”): al significato traslato si è giunti dalla considerazione dello svolazzare dell’uccello da mattina a sera sulle acque litorali, nonché dalla forma corta e irregolare delle zampe.” (F. D’Ascoli). “Sfizioso” è il percorso che il protagonista della tavola napoletana, ‘o maccarone, ha fatto per diventare sinonimo di “stupido, babbeo”. C’è forse l’influenza di un termine del tardo latino, maccare, cioè “ammaccare”, ma tutto dipende dal gesto dello schiacciare con cui si formavano, dai pezzetti di impasto, gli “gnocchi”, forse la prima forma di maccheroni. E “gnocco” viene usato anche oggi come sinonimo di “stupido”, di persona che non conta nulla, che si fa “schiacciare” senza resistere. Francesco D’Ascoli ci ricorda che intorno al nome “maccarone” i Napoletani hanno intessuto varie metafore. Mi piace ricordare maccarone senza pertuso che indica “lo sciocco insipido e pesante”, poiché i maccheroni senza buco erano di poco pregio e sempre indigesti. Strano è il caso di perchia che G.B. Basile usa come “immagine” di “donna pettegola e volgare”. “La perchia è un pesce assai comune, di spiccata mediocrità e di pochissimo valore, con bocca larga e ventre grosso e floscio” (D’Ascoli). Ma in qualche dialetto del Sud “perchia” può indicare anche una ragazza piacente. E’ una questione di gusto. A tavola, si sa, i Napoletani erano, e forse sono ancora, schizzinosi. Quando parleremo del “lessico della gastronomia”, vedremo quale fu il genio dei Napoletani nel tessere metafore intorno ai nomi dei “piatti”.

Disastro ambientale a Caivano, i Comuni dell’area Nord chiudono le scuole

Emergenza ambientale: chiuse le scuole in sei Comuni per la nube tossica
Decisione del sindaco di Acerra Tito d’Errico dopo il vertice in Prefettura

A seguito dell’incendio divampato in località Pascarola, nel territorio di Caivano, si alza una nube tossica che ha messo in allarme l’intera area a nord di Napoli. In risposta alla gravità della situazione ambientale, il sindaco di Acerra Tito d’Errico ha adottato una serie di provvedimenti urgenti, dopo un vertice con la Prefettura di Napoli.

Tra le misure principali, è stata disposta la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per la giornata di giovedì 10 aprile 2025. La stessa decisione è stata presa anche in altri comuni limitrofi, tra cui Afragola, Cardito, Caivano, Frattamaggiore e Casoria, dove i sindaci hanno optato per la sospensione delle attività didattiche a scopo precauzionale.

Il primo cittadino di Acerra ha inoltre ordinato:

  • la chiusura immediata dei parchi pubblici e privati;

  • la chiusura del civico cimitero per l’intera giornata di giovedì;

  • il divieto di utilizzo di acqua da pozzi e vasche non protette per fini alimentari;

  • la raccomandazione a non sostare all’aperto e a non utilizzare sistemi di areazione o condizionamento;

  • l’invito a lavare accuratamente frutta, ortaggi e verdura prima del consumo;

  • il consiglio di tenere porte e finestre chiuse.

Il Comune di Acerra, così come gli altri coinvolti, resta in allerta per monitorare l’evolversi della situazione, in attesa di nuovi aggiornamenti da parte delle autorità competenti.

Si raccomanda alla popolazione di seguire esclusivamente i canali ufficiali per ogni ulteriore comunicazione.

De Luca bocciato dalla Corte Costituzionale, no al terzo mandato

Con una decisione destinata a fare storia, la Corte Costituzionale ha respinto l’ipotesi del terzo mandato per i Presidenti di Regione, mettendo fine alle ambizioni di Vincenzo De Luca, attuale Governatore della Campania. Il verdetto, atteso da mesi, ha chiarito che la norma nazionale che limita a due i mandati consecutivi è pienamente legittima e vincolante per tutte le Regioni, comprese quelle a statuto ordinario. Il caso nasce proprio dalla Regione Campania, dove la maggioranza in Consiglio Regionale, su pressione dello stesso De Luca, aveva approvato una legge per consentire la ricandidatura anche dopo due mandati consecutivi. L’obiettivo era chiaro: aprire la strada a una nuova corsa elettorale per l’attuale presidente, in carica dal 2015 e rieletto nel 2020. Tuttavia, il Governo ha impugnato quella legge, ritenendola incostituzionale, e la questione è finita davanti alla Consulta. La Corte, nella sua pronuncia, ha ribadito che i limiti ai mandati sono fondamentali per garantire la democraticità del sistema e impedire fenomeni di personalizzazione del potere. Un principio che vale non solo per i Presidenti del Consiglio, ma anche per quelli delle Regioni. Secondo i giudici costituzionali, consentire un terzo mandato comprometterebbe l’equilibrio tra potere esecutivo e controllo democratico, soprattutto in un sistema dove il Presidente esercita funzioni particolarmente incisive. Il verdetto rappresenta un duro colpo per De Luca, che già da mesi si muoveva come potenziale candidato per un terzo giro, facendo leva sulla sua popolarità e su un controllo capillare del territorio. Ora, però, il quadro cambia radicalmente: salvo sorprese, il Governatore dovrà fare un passo indietro e lasciare spazio a un nuovo nome del centrosinistra in Campania. A livello politico, la decisione della Corte apre un confronto interno nel Partito Democratico, che dovrà individuare un’alternativa credibile in tempi rapidi. Nel centrodestra, invece, si osserva con attenzione, nella speranza di capitalizzare il vuoto lasciato da De Luca. In definitiva, il no della Corte non riguarda solo una singola Regione, ma riafferma un principio: la democrazia ha bisogno di alternanza, e nessuno è indispensabile. Nemmeno un presidente forte e popolare come Vincenzo De Luca.

Disastro a Caivano, rogo nella fabbrica chimica: 70 lavoratori in pericolo

​Nel pomeriggio di oggi, 9 aprile, intorno alle 16:30, un vasto incendio è divampato nell’area industriale di Pascarola, situata nel comune di Caivano, in provincia di Napoli. Le fiamme hanno interessato la fabbrica Chimpex Industriale Spa, specializzata nella produzione di solventi chimici. Una densa colonna di fumo nero si è alzata dal sito, risultando visibile a chilometri di distanza e suscitando preoccupazione tra i residenti delle zone limitrofe. ​ Al momento dell’incendio, circa 70 lavoratori erano presenti nello stabilimento; fortunatamente, tutti sono riusciti a mettersi in salvo senza riportare ferite. Le operazioni di spegnimento sono rese particolarmente complesse dalla presenza di sette silos contenenti solventi altamente infiammabili all’interno dell’azienda. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del Fuoco, supportate da tre autobotti e da un’unità del nucleo NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico), specializzata nella gestione di emergenze legate a sostanze pericolose. ​ In seguito all’incendio, la Commissione straordinaria che amministra il Comune di Caivano ha emesso un comunicato invitando la popolazione a chiudere porte e finestre, a non raccogliere prodotti dagli orti e a uscire solo se strettamente necessario, adottando le dovute precauzioni. Questo a causa della nube di fumo sprigionata dal rogo, che potrebbe contenere sostanze nocive per la salute. ​ Le autorità locali stanno monitorando attentamente la situazione e valutando l’adozione di ulteriori misure a tutela della salute pubblica. Al momento, non sono state rese note le cause dell’incendio; sono in corso indagini per accertare l’origine del rogo e verificare eventuali responsabilità. ​ L’incendio ha sollevato preoccupazioni anche nei comuni limitrofi, dove i sindaci hanno diramato avvisi simili a quelli di Caivano, esortando i cittadini a rimanere al chiuso e a prendere precauzioni per evitare l’esposizione al fumo. La nube tossica, infatti, si è estesa su un’ampia area, rendendo necessarie misure preventive anche al di fuori del territorio comunale di Caivano. ​ Questo incidente evidenzia l’importanza di rigorosi controlli di sicurezza nelle industrie che trattano materiali pericolosi e la necessità di piani di emergenza efficaci per proteggere sia i lavoratori che la popolazione circostante. Le autorità competenti continueranno a fornire aggiornamenti sulla situazione e sulle eventuali misure da adottare nelle prossime ore.​  

Neutralità e Trasparenza: appello alle parrocchie e alle scuole di Marigliano sul ruolo nel dibattito politico

Riceviamo e pubblichiamo: La recente costituzione a Marigliano del circolo “PER le PERSONE e la COMUNITÀ”, ufficialmente riconosciuto dalla rete politica di Nicola Campanile e Giuseppe Irace, e la sua dichiarata adesione all’appello “GIRARE PAGINA” promosso da “principali realtà sociali e associative del territorio, dalle parrocchie e dalle dirigenze scolastiche”, solleva una questione cruciale di trasparenza e chiarezza nel dibattito politico cittadino. Se da un lato è comprensibile e auspicabile l’interesse di realtà sociali, associative, parrocchiali e scolastiche per il bene comune e per un rinnovamento della politica locale, dall’altro è fondamentale che tali enti mantengano una netta distinzione dalle specifiche coalizioni e liste politiche in competizione.

Il circolo “PER MARIGLIANO” dichiara apertamente di voler “favorire la nascita di una vera e innovativa coalizione politica di centrosinistra”. L’adesione, che coinvolge direttamente parrocchie e dirigenze scolastiche, rischia di generare ambiguità e di far percepire un coinvolgimento diretto di queste istituzioni in una specifica area politica. È imprescindibile, a nostro avviso, che le parrocchie e le dirigenze scolastiche di Marigliano prendano una posizione chiara e inequivocabile al riguardo. Riteniamo doveroso che tali enti, per la loro natura e per il ruolo delicato che ricoprono nella comunità, dichiarino apertamente se intendono o meno far parte di una specifica coalizione politica, evitando di essere implicitamente “tirate in ballo” da iniziative di parte.

Chiediamo pertanto, con il massimo rispetto per il loro operato, alle parrocchie e alle dirigenze scolastiche di Marigliano di: Esplicitare chiaramente la propria posizione rispetto a “PER” e al suo potenziale legame con specifiche forze politiche. Ribadire la propria natura di enti super partes, dediti al benessere dell’intera comunità senza favoritismi o adesioni a singole liste o coalizioni. Garantire la massima trasparenza in ogni eventuale interlocuzione con le forze politiche, assicurando che tali dialoghi siano orientati esclusivamente al bene comune e non a un sostegno implicito o esplicito a una parte politica specifica. Comprendiamo l’importanza del contributo che le parrocchie e le scuole possono offrire al dibattito cittadino, portando istanze e bisogni concreti della popolazione. Tuttavia, è vitale che questo contributo avvenga in modo neutrale e trasparente, preservando la loro autorevolezza e la fiducia di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro scelte politiche. Solo attraverso una chiara distinzione dei ruoli e una trasparente dichiarazione di intenti sarà possibile garantire un dibattito politico sereno e costruttivo a Marigliano, in cui ogni attore agisca nel rispetto della propria natura e responsabilità. Ci auguriamo che questo appello venga accolto con la serietà e l’attenzione che la questione merita. Distinti Saluti CAMBIAMO MARIGLIANO Ciro Panariello ​ ​

Blitz nel Parco del Vesuvio, sequestrati 10 chili di asparagi

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I Carabinieri del Reparto Parco Nazionale del Vesuvio di San Sebastiano al Vesuvio,  nell’ambito dei controlli volti a contrastare illeciti ambientali, hanno posto sotto sequestro circa dieci chilogrammi di asparago selvatico (Asparagus acutifolius) raccolti in modo illecito all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, nel comune di Ercolano (NA) ad opera di quattro persone provenienti dal salernitano. Le stesse venivano deferite all’Autorità Giudiziaria e  sanzionate, così come previsto dal Regolamento del Parco Nazionale del Vesuvio per un importo totale di 800 euro. Gli asparagi raccolti, trattandosi di materiale deperibile ed edule, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria sono stati donati  alla “Provincia religiosa dei S.S. Apostoli Pietro e Paolo dell’Opera di Don Orione della Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza” di Ercolano (NA). Le attività da parte dei Carabinieri, volte a contrastare l’illecita raccolta e/o il danneggiamento delle specie vegetali all’interno dell’area del Parco Nazionale del Vesuvio, continueranno anche nei prossimi giorni, anche in considerazione che la Legge vieta la raccolta dei prodotti del sottobosco nelle aree forestali percorse da incendio per un periodo minimo di tre anni.