Sboccia la primavera: parte il concorso “Pomigliano in Fiore”

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POMIGLIANO D’ARCO – Altro che primavera timida: a Pomigliano d’Arco i fiori scendono in campo (e sui balconi) con la prima, scoppiettante edizione del concorso “Pomigliano in Fiore: una città che sboccia”. L’obiettivo? Far rifiorire la città – e non solo metaforicamente – rendendola più bella, accogliente e colorata, grazie all’estro creativo di cittadini, commercianti, studenti e chiunque abbia un vaso e un po’ di fantasia. Il concorso, lanciato dal Comune di Pomigliano d’Arco, è gratuito e aperto a tutti: residenti, scuole, attività commerciali, associazioni e gruppi di quartiere. Insomma, se hai un balcone, una finestra o anche solo un barattolo con una piantina, sei dentro! Tre le categorie in gara, per rendere la sfida floreale ancora più emozionante: balconi e giardini privati visibili dalla strada, scuole con allestimenti visibili anche da fuori e vetrine commerciali pronte a rifiorire insieme al loro marketing. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 28 aprile alle ore 12:00. Gli allestimenti dovranno essere completati tra il 29 aprile e il 12 maggio. Le composizioni saranno valutate da una giuria tecnica e da una giuria popolare attraverso i voti raccolti sulla pagina Facebook del Comune tra il 27 maggio e l’11 giugno. «Pomigliano in Fiore è molto più di un concorso: è un invito collettivo a prendersi cura del nostro territorio attraverso la bellezza e la partecipazione», ha dichiarato l’assessore all’Ambiente, Maria Rosaria Toscano. «Vogliamo costruire una comunità attiva che si riconosca nei valori ambientali e nella cultura della cura condivisa». La giuria tecnica, composta dal sindaco, da un esperto florovivaista e dal responsabile del settore Ambiente, assegnerà i punteggi in base alla vivacità delle piante, alla creatività, all’impatto visivo, all’armonia con il contesto e alla sostenibilità delle soluzioni adottate. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 21 giugno 2025. In palio premi: 1.000 euro per il primo classificato, 700 per il secondo e 400 per il terzo posto di ciascuna categoria.

Il tema della “Resurrezione” nei miti dell’antico Egitto e della Grecia

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Ci soffermiamo su tre miti in particolare, sui miti di Osiride, di Adone e della “Fenice”. Ma un’analisi più esauriente del complesso argomento dovrebbe contenere riferimenti anche alla “metempsicosi”, alla “reincarnazione” e alla dottrina platonica e neoplatonica dell’anima che scende dall’Empireo, sua sede naturale, va a “imprigionarsi” in un corpo, sulla Terra, e poi si libera e torna nella sua sede naturale. Ne parleremo in un altro articolo. Correda questo “pezzo” l’immagine del quadro “Il risveglio di Adone” che J. W. Waterhouse dipinse nel 1899.   Plutarco e Diodoro Siculo ci raccontano la storia egiziana di Osiride e di Iside, della morte di Osiride ucciso dal fratello, di Iside che, per amore, lo fa risorgere, della serie di avvenimenti che portano Osiride a diventare il re degli Inferi. “Associato alla morte e all’immortalità in quanto divinità deceduta e poi rinata, Osiride dava una risposta all’angoscia della popolazione di fronte alla fine della vita terrena. Allo stesso tempo rappresentava un’entità civilizzatrice, connessa alla vegetazione che, in un modo simile al dio, nasceva, cresceva, si riproduceva, moriva e rinasceva eternamente. In un capitolo di un testo funerario egiziano intitolato Libro dei morti c’è un buon esempio della venerazione di cui il dio era oggetto. Il testo dice: «Gloria a te, o Osiride […] Gran Dio di Abydos, re dell’eternità e signore dell’eterno, dio che esiste per milioni di anni […] Come principe degli dei e degli uomini hai ricevuto il bastone e il flagello, simboli della regalità […] Grazie a te il mondo cresce verde in trionfo»”( Elisa Castel, in “Storica National Geographic”, 17/4/”2024). Il mito di Adone è raccontato da Ovidio e ha ispirato anche Shakespeare e Shelley. Il bellissimo giovane rimane vittima della gelosia che mette l’una contro l’altra Afrodite e Persefone, regina degli Inferi, ma l’amore di Afrodite lo riporta in vita. La lotta si fa così complicata e violenta che alla fine Zeus risolve il problema ordinando che Adone trascorra un terzo dell’anno con Afrodite, un terzo con Persefone, un terzo con chi vuole. I Greci celebravano il mito della morte e della resurrezione nelle feste “Adonie”: ad Atene poteva capitare che la festa si trasformasse in un vero e proprio “bordello”, come scrive Difilo. Ritengono gli studiosi che entrami i miti abbiano le loro radici nella cultura semitica.  La Fenice, spesso nota anche con l’epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli antichi Egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi i Greci chiamarono Fenice. “L’uccello sacro favoloso aveva l’aspetto di un’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —. In Egitto era solitamente raffigurata con l’emblema del disco solare.”. E proprio questo rapporto con il Sole consentì agli Ebrei di considerare l’uccello simbolo della sapienza. Poiché la Fenice risorgeva tre giorni dopo la morte, nel IV secolo d.C. la teologia cristiana ne fece il simbolo della Resurrezione di Cristo.    

Hanno Giurato !

A Caserta gli Allievi del corso “Falco VI” dell’Accademia Aeronautica  hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana suggellata dalle Frecce Tricolori Presenti  il  Ministro della Difesa Guido Crosetto il Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Luciano Portolano e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Generale di Squadra Aerea Luca Goretti   Presso la Scuola Specialisti dell’Aeronautica Militare di Caserta, già sede dell’Accademia Aeronautica  dal  1926  al  1943,  si è svolta la cerimonia di Giuramento e Battesimo degli allievi del corso Falco VI, 1° classe dei Corsi Regolari. Sono intervenuti il  Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Generale di Squadra Aerea Luca Goretti  e  numerose autorità, tutti per assistere alla solenne promessa di fedeltà alla Patria dei 129 giovani allievi, provenienti da tutte le regioni d’Italia e selezionati tra circa 5000 domande di ammissione. Ad un evento così importante non poteva mancare una mascotte, il ruolo è stato ricoperto da un falco femmina di nome Diana del falconiere Raffaele, come voluto dai giurandi. I momenti più toccanti sono stati la lettura della formula di Giuramento e il Battesimo, sottolineati da due sorvoli sul luogo della cerimonia e sulla città di Caserta della Pattuglia Acrobatica Nazionale che ha tracciato il tricolore. Sono sfilati: il Gonfalone della Città di Napoli decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare, quello della provincia di Caserta, della Città di Caserta, della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli e del Comune di Pozzuoli, i Labari e i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma che hanno preso posto nel piazzale a lato degli allievi dei Corsi Regolari. Il Comandante dell’Accademia Aeronautica, Generale di Divisione Aerea Luigi Casali, ha evidenziato: «Selezionare, formare ed ispirare Comandanti e professionisti esemplari determinati a servire con eccellenza e dedizione il nostro Paese, questa la delicata missione assegnata all’Accademia Aeronautica che da oltre un secolo prepara gli Ufficiali che entrano a far parte della grande Squadra azzurra affinché siano pronti per vincere le nuove sfide che il Paese ci chiede di affrontare». Rivolgendosi ai giovani così si è espresso: “Portate sempre con voi l’impegno che assumerete solennemente oggi. Amate e rispettate le nostre Istituzioni e siate pronti a difenderle con passione, competenza e determinazione. Le soddisfazioni che riceverete saranno di gran lunga superiori ai sacrifici che vi saranno richiesti». E’ seguito poi l’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Luca Goretti, che ha al suo attivo circa 3000 ore di volo, il quale ha evidenziato: «Giurando fedeltà alla Repubblica ed alle Istituzioni, la sesta generazione di falchi ha oggi spiccato il suo volo, divenendo parte integrante della forza armata, delle sue fila e della sua storia, entrano a far parte di una storia gloriosa, in pace come in guerra, determinata, con perizia e lungimiranza, dall’orgoglio, dalla passione e dal valore dei suoi protagonisti, sempre tesa al primato tecnologico e dottrinale, a difesa dei cieli, nostri e dei nostri alleati. L’Aeronautica che vi accoglie è una forza armata “a lungo raggio”, che continua a battere i propri primati di velocità e quota con i propri astronauti, presenti nelle principali missioni spaziali e che non esita a proiettare il potere aerospaziale, dall’indopacifico all’Alaska, dall’Africa al fianco orientale della Nato, a difesa dei nostri alleati più esposti alle drammatiche crisi che caratterizzano il presente contesto operativo». Rivolgendosi poi agli allievi del Corso Falco VI ha sottolineato: «Continuate a essere l’esempio luminoso di dedizione e disciplina che chi vi osserva ricerca in voi, consapevoli che ogni gesto, ogni decisione, ogni sacrificio è funzionale al raggiungimento di un fine più alto, il compimento della nostra missione: garantire la sicurezza del cielo e dal cielo, sia nella pace dei nostri voli il volo più ardito!  Vostro compito essere interpreti, oltre che custodi, di questa nobile storia, traendone ispirazione, nello sviluppo dei diversi iter professionali, tutti di altissimo profilo specialistico e tecnico con cui avete scelto di servire la Patria; così come nei passaggi più sfidanti che caratterizzeranno il vostro servizio, alimentando in tal modo, giorno dopo giorno, gli alti propositi oggi liberamente e così solennemente assunti». Proseguendo, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano ha ricordato agli allievi che dovranno affrontare una delle sfide più importanti e difficili, quella di essere leader militari, carismatici capaci di ispirare fiducia, costruire coesione e guidare il personale affidato con carattere, competenza e coraggio, sia fisico che morale. Il Battesimo del Corso ha visto il passaggio di mano del gagliardetto, rimasto arrotolato fino a quel momento,  tra i padrini delle generazioni dei precedenti Corsi Falco, che è stato affidato al Capo Corso del Falco VI, mentre tre palloni di colore rosso vermiglio hanno sollevato in cielo una copia del vessillo colore che identifica il Falco. L’intervento conclusivo è stato affidato al  Ministro della Difesa Guido Crosetto, che si è rivolo ai giovani ed ai genitori, orgogliosi e fieri del loro figlio, come un padre farebbe con i propri figlioli. Ha sottolineato Crosetto: « Oggi, nel giorno del vostro giuramento, mi inchino davanti a ciascuno di voi. Lo faccio non solo come Ministro, ma a nome del Governo e di 60 milioni di italiani che avete scelto di proteggere. Grazie. Sono qui per onorare la vostra decisione di indossare l’uniforme dell’Aeronautica Militare: una scelta coraggiosa, che parla di responsabilità, dedizione e amore per il Paese. Servire lo Stato, oggi, può sembrare un concetto difficile da spiegare, da raccontare sui social. Ma guardandovi negli occhi vedo oltre le divise: vedo donne e uomini che hanno deciso di difendere me, le mie persone care, tutti noi». Ha poi aggiunto: «Il futuro vi chiederà di dominare tecnologie sempre più avanzate, ma sarà la forza dei valori antichi – quelli che vi trasmetterà la vostra nuova famiglia, la Difesa – a guidarvi davvero. Perché solo quei valori vi permetteranno, sempre, di distinguere il bene dal male. E in questo, l’Intelligenza Artificiale non potrà sostituirvi». Fra alcuni anni saranno disponibili aerei sempre più tecnologici e gli allievi di oggi, i piloti di domani, dovranno essere pronti all’adattamento e all’innovazione in un mondo sempre più interconnesso e tecnologicamente avanzato. Il Generale di Corpo d’Armata Rosario Aiosa, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, ha voluto rivolgere da parte sua un messaggio augurale ai giovani allievi che hanno appena assunto il loro solenne impegno. Un altro momento particolarmente emozionante è stato quello della celebrazione della “Giornata in onore delle Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia”. Il giuramento alla Patria degli allievi dell’Aeronautica Militare rappresenta un rito di passaggio carico di significato simbolico e storico. È un momento in cui i giovani futuri ufficiali accettano consapevolmente l’impegno di proteggere e difendere i valori della Repubblica, ponendo al centro della propria vita il servizio alla Nazione. Questa tradizione, che ha superato le sfide del tempo, continua a rafforzare il legame tra le Forze Armate e la società, riaffermando l’importanza della dedizione, del sacrificio e dell’onore come valori imprescindibili per una Italia libera e democratica. Attraverso la solenne cerimonia del giuramento, l’Aeronautica Militare non solo trasmette la memoria storica e il senso del dovere, ma costruisce anche una comunità di professionisti preparati e motivati, pronti a fronteggiare le sfide del presente e del futuro, mantenendo sempre vivo il legame con la Patria. Questo momento rituale, dunque, non si limita a segnare l’inizio di una carriera militare, bensì celebra il coraggio e la responsabilità di chi, ogni giorno, lavora per salvaguardare i valori fondamentali su cui poggia l’identità nazionale. Un impegno che, nel tempo, continua a ispirare e a guidare le nuove generazioni verso un futuro in cui l’onore e la fedeltà rimangano imperativi assoluti. Il genitore di un allievo, visibilmente commosso, ha riferito di aver giurato sullo stesso piazzale 37 anni addietro e quindi ha provato un’emozione doppia, il valore è sempre lo steso: un amore per la Patria e un desiderio di servire la Nazione: onorare gli ideali di lealtà, coraggio e senso del dovere, principi fondanti della Forza Armata, in linea con il motto del Falco VI: “Falco il tuo nido l’Italia tuo orizzonte il mondo”.  

Funivia del Faito precipita per 30 metri, è una strage: almeno 3 vittime

Il giorno dopo la tragedia che ha colpito il Monte Faito, l’area resta isolata e scossa dal dolore. Continuano senza sosta le ricerche del macchinista disperso, l’unico dei sei occupanti della cabina precipitata che non è stato ancora ritrovato. Quattro le vittime accertate, mentre uno dei passeggeri lotta ancora tra la vita e la morte all’ospedale Cardarelli di Napoli. La dinamica dell’incidente sembra ormai delineata: una fune traente si è spezzata in modo improvviso, facendo piombare la cabina nel vuoto per circa 30 metri. L’impatto si è verificato in una zona impervia a pochi minuti dalla stazione di monte. Le autorità hanno messo sotto sequestro l’intero impianto. I tecnici del Ministero dei Trasporti e della Commissione Sicurezza stanno lavorando per esaminare lo stato della funivia, che aveva ripreso il servizio appena una settimana fa. Secondo fonti investigative, alcuni operai avrebbero segnalato criticità già nei giorni scorsi, ma la struttura era stata comunque riaperta. Il sindaco di Vico Equense, comune competente, ha proclamato due giorni di lutto cittadino, mentre la Regione Campania ha richiesto una verifica straordinaria su tutti gli impianti a fune del territorio. Sul fronte giudiziario, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Tra le ipotesi, anche quella di manutenzione carente o eseguita in modo irregolare. Intanto, la comunità del Faito si è stretta intorno alle famiglie delle vittime, in attesa dell’identificazione ufficiale dei corpi e del riconoscimento da parte dei parenti. I messaggi di cordoglio sono arrivati da tutta Italia, e oggi alle 12:00 è stato osservato un minuto di silenzio in tutti gli edifici pubblici della zona. Le operazioni di recupero sono rese complicate dal maltempo e dal terreno accidentato. Nella notte, i soccorritori hanno utilizzato droni termici e unità cinofile per individuare eventuali tracce del macchinista, ma senza esito. Le indagini continuano. Nel frattempo, cresce l’attesa per l’esito degli esami tecnici: saranno determinanti per chiarire se si sia trattato di un tragico errore umano, di un cedimento imprevisto o di una negligenza evitabile.

Marigliano, il Prefetto inaugura la control room dell’ impianto di videosorveglianza

Marigliano. Riceviamo e pubblichiamo:  Marigliano, Il Prefetto di Napoli incontra la comunità ed inaugura la centrale operativa dell’impianto di videosorveglianza Michele di Bari: “Qui c’è un altissimo senso civico ed un tessuto cittadino fervido e vivace” “Qui c’è un tessuto cittadino vivace e fertile e c’è un altissimo senso civico: un valore aggiunto che va sempre custodito e tutelato come le tante bellezze di questa città che oggi ha un respiro grande. Per questo l’esercizio di democrazia che ci sarà a breve rappresenta anche la sfida per un futuro di crescita”: è quanto ha dichiarato il prefetto di Napoli Michele di Bari che oggi ha fatto visita alla comunità di Marigliano, dove è stato accolto dal commissario straordinario Ida Carbone, dal sub commissario prefettizio Adriana D’Angiò, dai dipendenti e dai dirigenti del Comune oltre che da una folta rappresentanza di associazioni cittadine, dirigenti scolastici, istituzioni religiose e forze dell’ordine. Il prefetto ha anche inaugurato la control room dell’impianto di videosorveglianza che, con le oltre 90 telecamere installate sul territorio cittadini, i lettori di targhe ed il tracciamento dei veicoli lungo le strade consente un efficace monitoraggio dell’area, funge da deterrente nei confronti dei reati ambientali e predatori. Strategico anche il contributo alle indagini delle forze dell’ordine nell’individuazione dei responsabili di eventi criminosi. Durante il saluto nell’aula consiliare il Prefetto di Napoli, Michele di Bari ha colto l’occasione per fare rivolgere all’intera comunità gli auguri per le imminenti festività pasquali.

Servizio di igiene urbana ad Acerra, Tar boccia l’affidamento

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Coalizione Civica   Servizio di igiene urbana: la giustizia amministrativa boccia l’affidamento e bacchetta il Comune di Acerra “Da quanto sinora osservato discende l’accoglimento del ricorso … avendo l’Amministrazione omesso di procedere alle verifiche di competenza, prima dell’aggiudicazione dell’appalto. Ne consegue l’annullamento del provvedimento di aggiudicazione”: chiude con una censura pesante e pericolosa la sentenza del Tar Campania Napoli sulla gara del servizio di igiene urbana del Comune di Acerra, del valore di svariati milioni di euro, accogliendo il ricorso della ditta arrivata seconda. La sezione del Tribunale ha ritenuto legittime le doglianze del ricorrente, bacchettando sia la Stazione appaltante (Città metropolitana di Roma) che il Comune, sottolineando che “le carenze dell’istruttoria condotta dalla P.A” e “la tardività nelle verifiche contribuisce a delineare un quadro di complessiva superficialità dell’istruttoria condotta”. Il Tar, oltre a censurare i controlli successivi all’aggiudicazione provvisoria in materia di verifica dei requisiti generali di moralità, ha accolto i rilievi del ricorrente, rilievi che avevamo già fatto registrare all’assessore competente in audizione della Commissione di Vigilanza, circa la modalità di assunzione del personale quale incremento a quello già nella forza lavoro. “Si conferma, volendo essere benevoli, l’incapacità dell’Amministrazione Comunale ad ascoltare i rilievi puntuali che poniamo nelle sedi proprie – dichiarano i consiglieri comunali di Coalizione Civica e Movimento di Popolo – e il Sindaco procede spedito verso sconfitte continue che paga la città”. “Gli acerrani hanno già subìto una straordinaria emergenza rifiuti l’anno scorso per i ritardi nell’appalto, con costi per migliaia di euro che si sono ribaltati sulla Ta.Ri per i rifiuti lasciati per strada. La sentenza ci fa correre il rischio di una nuova fase di precarietà che danneggia gli operatori, la città, senza che paghi mai nessuno – concludono i consiglieri comunali Giuseppe Casoria, Domenico Catapane, Vincenzo De Maria, Fausto La Montagna, Salvatore Maietta, Salvatore Messina, Antonio Nocera e Andrea Piatto”.

La Settimana santa, l’Addolorata e la Desolata tra arte e tradizioni

ìLa devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo. Fu Papa Pio VII nel 1814 a introdurla nel calendario liturgico romano, fissandola al 15 settembre, il giorno dopo la festa dell’Esaltazione della Croce. Già nel Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius di ignoto, erroneamente attribuito a san Bernardo, costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del Pianto della Vergine. Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo Stabat Mater in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose Laudi; da questa devozione ebbe origine la festa dei Sette Dolori di Maria Santissima [cit. Famiglia Cristiana]. La figura della Madre dei dolori che soffre per la Passione del Figlio ha dato origine a numerose rappresentazioni nell’arte, nella musica sacra e nella pietà popolare. La memoria della Vergine Addolorata nella liturgia cattolica richiama i fedeli a meditare il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla Passione del Figlio e vicina a Lui innalzato sulla croce. Dal punto di vista cristiano – cattolico, quindi, la tradizione esalta la Madonna Addolorata, che, sotto forma di sontuose statue, sfila principalmente nelle fastose e barocche processioni del Venerdì santo. Nel Meridione d’Italia, invece, la tradizione popolare ha fissato nel termine Desolata un altro capitolo legato alla Madre dei Dolori. L’aggettivo nasce, stavolta, nel contesto popolare della tradizione, legato soprattutto alla fantasia dei devoti, che in un certo senso hanno voluto riprodurre il comportamento della Mamma celeste dopo la morte del caro Figlio. E’ certamente lo stesso dolore che ogni mamma qualsiasi prova per la morte di un figlio.
La Desolata (Canosa di Puglia)
Dobbiamo sapere che la statua dell’Addolorata durante il periodo che va da Pasqua a settembre indossa il color celeste, una delle tonalità che a Lei si attribuisce; nei tempi liturgici di Quaresima, invece, Avvento e periodo pre – pasquale, veste l’abito nero del lutto; con questo sfila nelle processioni della settimana santa. In alcuni paesi della Puglia, l’Addolorata viene chiamata la scappededdata, una rude espressione legata – come spiega il maestro Rocco Monteleonealle cosiddette prefiche, che negli antichi cortei funebri accompagnavano il feretro con grida di dolore, pianti e gesti di disperazione, tra questi in particolare il tirarsi i capelli. In effetti, lo strazio della Madonna è forte di fronte al Figlio flagellato, coronato di spine, deriso, calunniato e morto sulla Croce. Il Venerdì santo, secondo le consuetudini, l’Addolorata esce dalle chiese con il suo viso straziato, con il suo ricamato fazzoletto tra le mani e con sette spade (anche una) conficcate nel cuore, indicando il suo forte e lacerante dolore. Il mantello è nero. In alcuni paesi della Sicilia, vi è addirittura il suono di una tromba, che simula in un certo senso il grido di dolore, l’urlo e la disperazione della Mamma. Così come avviene anche in Costiera amalfitana e nel salernitano. Ecco, quindi, la sostanziale differenza che la tradizione popolare, ma non la religione cattolica, affida alla Madre di Gesù tra il venerdì e il sabato santo: dolore e rassegnazione dopo la morte del Figlio. A tal proposito, il giorno successivo, è proprio la rassegnazione che diventa la protagonista della tradizione popolare. La Madonna non è più addolorata, il suo viso contrito diventa tutto d’un tratto desolato. Posuit me desolatam: tali parole sono tratte dall’Antico Testamento e dalla Lamentazioni del profeta Geremia. La Vergine non solo si è rassegnata definitivamente alla morte del Figlio, ma è anche lontana da quell’ intenso dolore del giorno prima. Le statue, che escono in processione per le vie della città, soprattutto il Sabato santo, non hanno più il fazzoletto tra le mani; le persuasive lacrime, segno della compassione di Dio, non scendono più; il vestito non è più nero, i colori stavolta sono celestiali e azzurri; il volto ha certamente scolpito il dolore, ma esalta unicamente solo la desolazione. Un esempio è in Puglia, e precisamente a Canosa, dove la processione della Desolata nel mattino del Sabato Santo, è un momento tanto esaltato dalla popolazione locale. Il culto del Giorno di Maria Desolata, con gli esercizi divoti in onore di Maria, dalla sera del Venerdì Santo sino all’alba della Domenica di Pasqua, rappresentano un appuntamento fisso e ben inserito nel contesto socio – culturale [www.canosaweb.it].  

App Unico Campania KO da 18 giorni: caos e disagi per gli abbonati

Riceviamo e pubblichiamo: Unico Campania, app fuori uso dal 30 marzo: abbonati sul piede di guerra “Abbiamo pagato per un servizio che non funziona”. 

Disagi infiniti per gli utenti della app di Unico Campania. Dall’ormai lontano 30 marzo, data nella quale il consorzio comunicava l’interruzione del servizio, nulla è cambiato e gli abbonati si trovano a dover elemosinare tutti i giorni i passaggi attraverso i tornelli dei vari mezzi di trasporto.

A questo si aggiunge anche il comportamento di alcuni addetti al servizio della Linea 1 dell’Anm che, invece di agevolare il transito di quanti hanno regolarmente pagato l’abbonamento, dicono di non conoscere il problema e cercano di spingere l’utente ad acquistare di nuovo il biglietto per accedere alle corse da Piazza Garibaldi.

Questo continuo scaricabarile del personale addetto alle varie stazioni e autobus sul Consorzio Unico Campania rende più difficile la vita di chi vorrebbe viaggiare dopo aver regolarmente pagato l’abbonamento. Non va meglio quando si chiede assistenza ai vari punti Unico Campania: “Non è colpa nostra” la risposta scontata ed irritante del personale presente.

Intanto tutto tace. Chi risponde al numero verde si limita a dire che stanno lavorando per riparare il disservizio. Dopo 18 giorni tutto è ancora fermo al 30 marzo e non vengono fornite indicazioni su come comportarsi per viaggiare quando ci si trova di fronte di addetti ai controlli che non sono dotati di buonsenso.

Il triste scenario offerto nei giorni nei quali, con una città piena di turisti, nessuno mette fretta ad un Consorzio che continua ad incassare regolarmente i pagamenti di quanti entrano nella app nella quale non è segnalato il disservizio e lascia poi l’utente alla discrezione del controllore di turno per poter usufruire del servizio regolarmente acquistato.

Violenze in famiglia, un 52enne di Casalnuovo spedito in carcere

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Un’operazione dei Carabinieri di Sant’Arpino, in provincia di Caserta, ha portato all’arresto di un uomo di 52 anni, residente a Casalnuovo di Napoli, colpito da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola. La misura è scattata al termine di un’indagine per maltrattamenti in famiglia, reato punito dall’articolo 572 del codice penale, che tutela la libertà e l’integrità fisica e psichica dei familiari conviventi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le vittime – alcuni componenti del nucleo familiare dell’arrestato – avrebbero subito comportamenti violenti e vessatori protrattisi per un arco temporale significativo. Le segnalazioni, inizialmente arrivate alle forze dell’ordine hanno trovato conferma in sopralluoghi, dichiarazioni testimoniali e referti medici attestanti lo stato di ansia e le contusioni riportate dalle persone offese.

L’ordinanza di esecuzione per la carcerazione ha preso in esame non solo la gravità dei fatti ma anche l’assenza di spiragli per una riabilitazione domiciliare: il giudice ha infatti ritenuto necessaria la detenzione in carcere quale strumento esclusivo per interrompere il ciclo di violenza. Subito dopo l’arresto, avvenuto in modo pacifico nella casa di Casalnuovo, l’uomo è stato trasferito alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

Il caso solleva nuovamente il tema della prevenzione dei maltrattamenti familiari: associazioni e fondazioni attive sul territorio provinciale ricordano l’importanza di segnalare tempestivamente ogni forma di abuso e di ricorrere a servizi di mediazione familiare e di tutela legale. In molti comuni, sono stati istituiti sportelli anti-violenza e numeri verdi gratuiti che offrono ascolto psicologico e assistenza legale alle vittime.

Mentre il 52enne attende l’udienza di convalida dinanzi al Tribunale di Nola, le istituzioni locali confermano l’impegno a rafforzare le attività di sensibilizzazione sui reati domestici, coinvolgendo scuole, centri anziani e centri di aggregazione giovanile. Solo attraverso un sistema integrato di protezione e supporto sarà possibile prevenire nuove tragedie familiari e garantire un futuro più sereno alle famiglie vulnerabili.

Scuola sforna diplomi per operatori a mille euro, ai domiciliari un 63enne di Nola: 10 indagati

C’è un nome che spicca tra i tre finiti agli arresti domiciliari: Salvatore D’Avanzo, 63 anni, originario di Nola. Figura chiave secondo gli inquirenti nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Caserta, coordinata dalla Procura di Benevento. Le accuse? Partecipazione a un’associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di attestati di qualifica professionale e documentazione scolastica utile per l’accesso alle graduatorie Ata nel triennio 2021-2023.

D’Avanzo – assieme a Francesco Visone e Salvatore Ammaturo – è ritenuto uno dei pilastri operativi di un’organizzazione che avrebbe operato attraverso un istituto paritario di Durazzano, ora chiuso. La struttura, seppur riconosciuta solo nel 2016, avrebbe sfornato certificati con date precedenti, apparentemente risalenti al 2012-2013, in anni in cui legalmente non poteva convocare esami.

Una rete costruita con meticolosità

Secondo gli inquirenti, D’Avanzo non era estraneo alla scuola, pur non facendo parte della compagine sociale. Le prove acquisite lo ritraggono coinvolto nella gestione dei falsi attestati: nei documenti sequestrati figurano firme di commissioni d’esame mai realmente costituite, mentre dai dati digitali emerge come gli attestati siano stati creati a posteriori.

I beneficiari – ignoti in questa fase – pagavano circa 1.000 euro per ottenere certificazioni da usare nelle domande per lavorare come personale scolastico non docente. Una scorciatoia per entrare in graduatoria, bypassando studi ed esami.

Le difese e i prossimi passi

L’avvocato Michele Russo, difensore di D’Avanzo e Visone, ha già annunciato battaglia legale. Durante le perquisizioni, D’Avanzo è stato trovato in possesso di materiale scolastico e somme di denaro che, secondo gli inquirenti, proverebbero l’operatività nel sistema di falsificazione.

Il nome del nolano, già noto per alcune attività di formazione, sembra destinato a restare al centro dell’inchiesta. Resta ora da capire quanto in profondità sia andato il suo coinvolgimento e quale sia stato il reale beneficio ottenuto.

Le indagini sono in corso e nei prossimi giorni si attende la fissazione delle udienze davanti al Tribunale del Riesame. Nel frattempo, il caso sta facendo discutere non solo a Nola, ma in tutto il comprensorio.