Si uccide dopo aver preso a martellate la moglie

0

Un fatto di sangue ha scosso la quiete di Torre Annunziata, lasciando una comunità intera incredula e affranta. In un appartamento del Parco Dalmine, al quinto piano, una lite familiare si è trasformata in tragedia: un uomo di 91 anni ha aggredito brutalmente la moglie, colpendola con un martello, prima di precipitare nel vuoto.

I carabinieri della stazione locale, guidati dal luogotenente Giovanni Russo, sono accorsi prontamente dopo aver ricevuto le prime segnalazioni. Secondo i racconti dei residenti e le prime ricostruzioni, l’anziano – in un evidente stato di agitazione – avrebbe colpito più volte la moglie e, poco dopo, sarebbe uscito sul balcone da cui è caduto.

I soccorritori del 118, arrivati tempestivamente, non hanno potuto far altro che constatare la morte dell’uomo. La moglie, sebbene ferita, era cosciente ed è stata subito trasferita all’ospedale di Castellammare di Stabia. Le sue condizioni, secondo i sanitari, sono sotto controllo, ma resterà ricoverata per monitoraggi e cure.

Testimoni riferiscono che l’uomo, poco prima del gesto estremo, avrebbe bussato o colpito violentemente le porte degli appartamenti vicini, seminando panico nel palazzo. Una spirale di tensione e disperazione che in pochi istanti ha sconvolto un’intera palazzina e gettato nel dolore chi conosceva la coppia.

Le indagini sono in pieno svolgimento: gli inquirenti stanno esaminando eventuali segnali di disagio psicologico o precedenti episodi di tensione tra i due. Al momento, l’ipotesi più accreditata è quella di un improvviso blackout razionale: un raptus che ha travolto l’anziano portandolo a un gesto estremo.

Nel quartiere si parla con stupore di una coppia riservata, che non aveva mai dato segni di problemi o conflittualità. Ma dietro le mura di casa, si sa, possono nascondersi dolori silenziosi, fatiche quotidiane e fragilità che sfuggono all’occhio esterno.

Una tragedia che riapre il tema della salute mentale degli anziani e del supporto da offrire alle famiglie che convivono con la solitudine, la malattia e la fatica della vecchiaia.

Bella Ciao e cultura pop: come la Resistenza parla ai giovani di oggi

Se per i giovani di oggi la libertà è un concetto dato per scontato, è proprio attraverso la cultura pop, i media e il digitale che può riemergere il senso profondo del 25 aprile. Non si tratta solo di ricordare chi ha combattuto per liberarci dal nazifascismo, ma di trasmettere un valore: la libertà non è eterna, va difesa, capita, coltivata. Per citare il grande cantautore, Giorgio Gaber, “la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.     Ripetutamente la storia si ripete. Ogni 25 aprile risuona come un richiamo alla memoria storica, ma anche come un’occasione per riflettere su come la Resistenza, l’antifascismo e il valore della libertà vengano tramandati alle nuove generazioni. E in un’epoca dominata da social network, serie TV e cultura digitale, è proprio lì che spesso si riaccende l’interesse dei giovani per la storia. Un esempio? “Bella Ciao”, l’inno simbolo della lotta partigiana, oggi conosciuto anche da chi non ha mai sfogliato un libro di storia contemporanea.

Dalla montagna ai social: il viaggio virale di Bella Ciao

Da canto popolare intonato dai partigiani sui monti italiani, “Bella Ciao” è diventata negli ultimi anni un fenomeno globale, grazie soprattutto alla sua comparsa nella serie Netflix “La Casa di Carta”. Intonata dai protagonisti come simbolo di ribellione e riscatto, la canzone ha conquistato i social. Il rischio della banalizzazione è reale, ma allo stesso tempo c’è chi – proprio partendo da lì – si è incuriosito, ha fatto ricerche, ha approfondito. In fondo, ogni ponte che collega presente e passato è utile, se sa accendere domande. Negli ultimi anni, anche le scuole hanno riscoperto strumenti più dinamici per parlare del 25 aprile: laboratori teatrali, podcast storici, interviste ai testimoni diretti. È il modo con cui la memoria si rinnova, adattandosi al linguaggio dei ragazzi senza perdere autenticità.

Il valore della memoria oggi

Se per i giovani di oggi la libertà è un concetto dato per scontato, è proprio attraverso la cultura pop, i media e il digitale che può riemergere il senso profondo del 25 aprile. Non si tratta solo di ricordare chi ha combattuto per liberarci dal nazifascismo, ma di trasmettere un valore: la libertà non è eterna, va difesa, capita, coltivata. Per citare il grande cantautore, Giorgio Gaber, “la libertà non è uno spazio liberoLibertà è partecipazione”.                   fonte foto: pinterest

E’ il momento adatto per raccontare la storia della parola “ipocrisia”. Nessuno tocchi la “festa” del 25 aprile

0
Un mio amico, che scrive racconti “fantasy”, ha immaginato questa scena: Papa Francesco torna in vita per un momento, si alza e caccia via dal corteo funebre quei potenti malati di ipocrisia che non hanno condiviso nessuna delle sue idee, che lo hanno sbeffeggiato come “cattocomunista”, ma che ora partecipano ai suoi funerali solo per salire sul palcoscenico e recitare, davanti alla folla immensa, una “sceneggiata”. E’ superfluo fare nomi. Papa Francesco sarà certamente irritato dal sospetto che qualcuno voglia approfittare della sua morte e dei funerali per spegnere il fuoco di una data speciale, il 25 aprile. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di J.Ensor, “Autoritratto con maschere”.     Per Platone, Aristotele e Senofonte “ypokrites” è “l’attore”, “colui che recita e simula” e per Quintiliano è “il mimo, l’istrione”. Invece Euripide definisce stolto chi non sa nascondere i suoi sentimenti: il saggio ha due lingue, una per dire la verità, l’altra per dichiarare ciò che è opportuno a seconda delle circostanze. Il Cristianesimo adotta le idee degli evangelisti Marco e Matteo e condanna gli ipocriti come uomini abituati all’adulazione e alla falsità, “sepolcri imbiancati” che “lodano tutti e non contraddicono nessuno”: essi hanno due nemici, la verità e la giustizia. Dante colloca gli ipocriti nella sesta bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, e li descrive come “gente dipinta / che giva intorno assai con lenti passi, / piangendo e nel sembiante stanca e vinta”: essi indossano cappe simili a quelle dei monaci, che però all’interno sono foderate di pesantissimo piombo: in tutto l’episodio si legge una dura condanna all’ipocrisia dei monaci. Il tema del religioso ipocrita si trova nelle opere di Jean de Meung, nelle novelle di Boccaccio e ipocrita è fra’ Timoteo nella “Mandragola” di Machiavelli. Il tema dell’ipocrisia è importante nelle opere di Ariosto, sia nelle “Satire” che nell’ “Orlando Furioso”, dove il tradimento e la viltà sono elementi guida dell’agire umano accanto all’onore, all’amore, all’eroismo presenti sia nei mori che nei cristiani, nelle donne come negli uomini. Con il Seicento l’ipocrisia diventa più oggetto di riflessione e meno di invettive: “Vieni, beffiamo i tempi con una scena di devozione: la faccia falsa nasconda ciò che è falso nel cuore” dice Macbeth alla moglie nella tragedia di Shakespeare. Ma Erasmo da Rotterdam non aveva esitato ad affermare, nell’”Elogio della pazzia”, che il dire la verità è concesso solo al pazzo, a quella figura che nelle opere di Shakespeare sarà il “fool”, il giullare…solo i pazzi sono schietti e sinceri”. (Maria Bettetini). Potremmo parlare di Voltaire, di Molière, di Pascal, di Dickens, di Baudelaire, ma mi limito a dire che scrittori, filosofi e anche pittori dell’Ottocento e del Novecento, Balzac, Flaubert, Ensor, Nietzsche, Pirandello e anche Eduardo De Filippo, ci danno la prova del fatto che l’ipocrisia e la menzogna sono ormai diventate un aspetto significativo dell’intero sistema sociale. Scrive Pirandello che gli uomini tendono a camuffarsi, a indossare delle «maschere», per apparire diversi e migliori di quello che sono: lo scrittore umorista riflette, giudica queste «maschere» e, avendo pietà di loro, le strappa dal volto dei suoi personaggi, Pirandello stesso fornisce l’esempio illuminante della vecchia signora che si abbiglia e si trucca come una ragazza, suscitando ilarità. Questa prima reazione viene definita “l’avvertimento del contrario” ed è ciò che dà vita al comico. C’è poi “il sentimento del contrario”, ma ne parleremo in un’altra occasione. Ma c’è poco da ridere nello “scoprire” sotto le “maschere” il vero volto di certi personaggi che hanno annunciato la loro presenza ai funerali di Papa Francesco. Approfitto dell’occasione per dire che il 25 aprile va celebrato con quella sobrietà che significa concreta eleganza di stile: qualcuno ha usato la parola “sobrietà” in un senso in cui è dominante il concetto di “riduzione”, una riduzione di toni, tipica di una festa che si spegne subito. Il 25 aprile del ’45 i partigiani tolsero definitivamente la “maschera” al nazifascismo di allora: ma poiché il nazifascismo è un virus che tende a rinnovarsi e a “risorgere”, il 25 aprile è, contemporaneamente, una festa della memoria e un’esortazione a stare attenti. Leggo un minuto prima di inviare l’articolo al giornale: “A Romano di Lombardia (Bergamo) il Presidente del Consiglio comunale Paolo Patelli, leghista (strano…) è arrivato addirittura a vietare di suonare “Bella ciao” il giorno della Liberazione, in nome di un presunto rispetto di Papa Francesco. Non si potranno eseguire brani, inno e canti ad eccezione del “Silenzio” e dell’”Attenti”, fanno sapere. Siamo ormai a livelli fuori scala di ipocrisia e censura.”(Lorenzo Tosa). Leggo sul “Corriere della Sera” che una deputata “ultratrumpiana”, Taylor Greene, ha dichiarato che “il male”, cioè Papa Francesco, “è stato sconfitto dalla mano di Dio”: ma Trump parteciperà ai funerali. Leggo, infine, che un giornalista ha proposto di cancellare per sempre, a partire dall’anno prossimo, la festa del 25 aprile. La verità vera viene sempre a galla: viene sempre il momento in cui la maschera cade dal volto degli ipocriti.

Aggressione ausiliare del traffico, la solidarietà dello Si.Na.L.P

Riceviamo e pubblichiamo: Sindacato SI.NA.L.P. esprime la massima solidarietà e vicinanza al lavoratore, ausiliare del traffico di Pomigliano D’Arco , dipendente Enam spa, suo iscritto sindacale, aggredito sul posto di lavoro mentre svolgeva le sue mansioni, mentre elevava un verbale. Questo non è che l’ennesimo episodio di violenza, avvenuto ai danni di chi quotidianamente, anche attraverso il proprio lavoro, contribuisce a far valere legalità ed ordine sul territorio.Da anni questo sindacato si batte per salvaguardare la sicurezza sul lavoro di tutti i lavoratori cercando di collaborare con la parte datoriale, affinché si adottino tutte le tutele necessarie.Tuttavia, tanto è necessario ancora costruire, sia in termini di organizzazione del lavoro, prevedendoil servizio in coppia in zone altamente a rischio, sia in termini di formazione e sensibilizzazione.Il sindacato SI.NA.L.P. ribadisce la necessità di un intervento deciso per fermare questi rischi e percostruire azioni che garantiscano tutti i lavoratori. La nostra lotta in questo senso è per un lavoro sereno e per una società che non ceda all’illegalità e alla violenza.

Pomigliano, ausiliario aggredito durante il servizio

POMIGLIANO D’ARCO – Aggredito in servizio un ausiliario del traffico a Pomigliano d’Arco, nella zona di viale Alfa Romeo (nella foto). L’episodio si è verificato durante l’espletamento delle attività di controllo delle aree di sosta a pagamento. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia Locale, intervenuta sul posto, l’ausiliario sarebbe stato osservato da un cittadino affacciato al balcone di casa. Quando quest’ultimo si è accorto di essere destinatario di una sanzione, è sceso in strada e ha affrontato l’agente, accusandolo di agire in modo parziale. La discussione è rapidamente degenerata in una violenta colluttazione, culminata con il ferimento dell’ausiliario, che ha riportato lesioni con perdita di sangue ed è stato trasportato in ospedale per le cure del caso. Il responsabile dell’aggressione è stato identificato e denunciato a piede libero dopo l’intervento degli agenti della municipale. Sull’accaduto è intervenuto il sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele Russo: “A nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimo la massima solidarietà all’ausiliario aggredito, vittima di un gesto vile mentre svolgeva il proprio lavoro a tutela della legalità. Plaudo all’efficace e tempestiva azione della Polizia Locale, guidata dal colonnello Emiliano Nacar, che ha prontamente identificato l’aggressore”. Ferma la condanna della UILM: “La vile e inaccettabile aggressione subita da un lavoratore dell’ENAM – commenta il sindacato – mentre svolgeva correttamente il proprio dovere, è un fatto gravissimo. Il dipendente è stato aggredito solo per aver elevato una sanzione prevista dal regolamento. Non è il primo episodio: da mesi chiediamo misure concrete per tutelare questi lavoratori, come l’uscita in coppia nelle zone più isolate. Esprimiamo piena solidarietà al collega aggredito – conclude il sindacato – e chiediamo che si faccia piena luce. Il rispetto per chi lavora è un valore non negoziabile”.

Acerra, 20enne nasconde 139 dosi di coca nell’armadio e finisce in manette

0

Un altro importante arresto è stato effettuato dalla Polizia di Stato nella serata di ieri nel quartiere di Acerra, a pochi passi dal rione Madonnella. Un 20enne napoletano con precedenti penali è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti, nell’ambito dei servizi straordinari voluti dalla Questura di Napoli per combattere la criminalità legata al traffico di droga e alla detenzione illegale di armi.

Gli agenti del Commissariato di Acerra, impegnati da tempo in attività di prevenzione e contrasto, hanno perquisito l’abitazione del giovane in via Muro di Piombo. All’interno dell’immobile sono stati trovati ben 139 involucri contenenti cocaina, per un peso complessivo di circa 20 grammi. La droga era nascosta con molta attenzione in un armadio, ma i poliziotti hanno effettuato un controllo accurato che ha portato al sequestro della sostanza stupefacente. Inoltre, sono stati rinvenuti un bilancino di precisione e 220 euro in contante, che probabilmente derivavano dall’attività di spaccio.

L’arrestato è stato trasferito al carcere di Poggioreale, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria. Questo intervento fa parte di una serie di operazioni che stanno coinvolgendo tutta la provincia di Napoli, con l’obiettivo di fermare il fenomeno del traffico di droghe nelle aree più sensibili della città.

La Polizia di Stato continua a lavorare intensamente per rendere le strade più sicure, monitorando costantemente le zone più a rischio. Gli sforzi per combattere il crimine organizzato e il narcotraffico proseguiranno nei prossimi giorni, con l’intento di ridurre ulteriormente la diffusione delle sostanze stupefacenti nelle comunità locali.

Stanotte parte la deblattizzazione a Casoria, 400 strade coinvolte

0

Via alla deblattizzazione sull’intero territorio di Casoria, coinvolte oltre 400 strade. Bene: “Programmazione per garantire vivibilità”

CASORIA. Partirà nella notte tra il 24 e il 25 aprile il nuovo piano straordinario di deblattizzazione promosso dal Comune di Casoria. Il programma, articolato in 4 macro cicli di intervento, interesserà oltre 400 strade e sarà attuato in orario notturno, per ridurre al minimo i disagi ai cittadini.

L’iniziativa coinvolgerà 18 aree del territorio comunale, in un’azione capillare che punta a contrastare la presenza di blatte, migliorando il decoro e l’igiene urbana, soprattutto in vista della stagione estiva.

“Questo intervento – ha dichiarato il sindaco Raffaele Bene – è parte di una programmazione puntuale che guarda alla salute pubblica e alla qualità della vita dei cittadini. La deblattizzazione, assieme alle altre attività di igiene urbana e disinfestazione, è una delle nostre priorità per mantenere Casoria pulita e vivibile. Abbiamo voluto strutturare un piano efficace e continuativo, che copra tutto il territorio comunale.”

Soddisfatto anche l’ assessore all’Ambiente del Comune di Casoria, Valerio Cresci: “Grazie a un’attenta mappatura ed a un lavoro puntuale degli Uffici del settore Ambiente siamo riusciti a pianificare un intervento mirato e sistematico. E’ un intervento richiesto a gran voce dai cittadini che invitiamo alla massima collaborazione ed a segnalare eventuali criticità.”

Casalnuovo, Mecoser pronta a lasciare a casa 40 operai

​La Mecoser, storica azienda metalmeccanica di Casalnuovo di Napoli, è al centro di una crisi che minaccia il futuro di 40 lavoratori. La notizia della possibile chiusura dello stabilimento ha suscitato forte preoccupazione tra i dipendenti e le loro famiglie, soprattutto in un contesto economico già fragile come quello dell’area nord di Napoli.​ La vicenda è stata portata all’attenzione pubblica anche dal TGR Campania, che ha raccolto le testimonianze dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali. Tra questi, Antonio Fiore, segretario regionale della Cisal Metalmeccanici, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione, sottolineando l’urgenza di interventi concreti per salvaguardare l’occupazione e il tessuto produttivo locale. ​ I lavoratori, intervistati nel servizio, hanno manifestato il loro disagio e la loro incertezza per il futuro. Molti di loro lavorano in azienda da anni e vedono nella Mecoser non solo un posto di lavoro, ma una seconda casa. La chiusura dello stabilimento rappresenterebbe per loro una perdita non solo economica, ma anche affettiva e identitaria.​ I sindacati si sono mobilitati per cercare soluzioni che possano evitare la chiusura e garantire la continuità produttiva. Tra le proposte avanzate, vi è quella di un tavolo di confronto con le istituzioni locali e regionali, al fine di individuare strumenti di sostegno e percorsi di riconversione industriale. Inoltre, si chiede un impegno concreto da parte del governo per rilanciare il settore metalmeccanico nel Mezzogiorno, attraverso investimenti e politiche industriali mirate.​ La crisi della Mecoser si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per l’industria manifatturiera campana, che negli ultimi anni ha subito una progressiva deindustrializzazione e una perdita di competitività. Come evidenziato anche da Antonio Fiore in un intervento recente, è necessario un cambio di rotta che valorizzi le competenze e le eccellenze presenti sul territorio, promuovendo l’innovazione e la sostenibilità. ​ La speranza è che la mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati possa sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, portando a soluzioni concrete che evitino la perdita di posti di lavoro e contribuiscano al rilancio dell’economia locale.

Planet Lab si affida alle sorelle Aurora e Luce Guarino come testimonial

0
“La nuova generazione Guarino conquista anche la moda: Aurora e Luce per Planet Lab” Il celebre negozio di abbigliamento sportivo Planet Lab, con sede a Napoli in Via Toledo, ha scelto due volti d’eccezione per il lancio della sua nuova collezione: le sorelle Aurora e Luce Guarino. Aurora, già conosciuta come baby attrice per le sue partecipazioni in produzioni televisive e spot pubblicitari, si conferma un volto sempre più amato anche nel mondo della moda. Al suo fianco, per la prima volta davanti all’obiettivo, la piccola Luce, che con questo shooting segna il suo esordio ufficiale nel mondo della comunicazione visiva. Le due sorelle arrivano da una delle famiglie più conosciute del capoluogo partenopeo: i Guarino. Il padre Mario, insieme ai figli Paolo, Luca e Stefania è alla guida di uno degli studi di commercialisti più rinomati della città, con una clientela composta da celebrità del cinema, dello sport e della musica. Con questo progetto, Planet Lab si conferma brand attento alla scena napoletana e capace di valorizzare i giovani talenti del territorio, unendo stile, tradizione e spirito contemporaneo.

Acerra, Raffaella uccisa da un bossolo dell’airbag a 26 anni: accertata la dinamica terribile

0
Un tragico errore meccanico potrebbe essere costato la vita a Raffaella Scudiero, 26 anni, morta lo scorso primo aprile ad Acerra. Secondo quanto riferito dal Mattino, non sarebbe stato solo l’incidente stradale a determinare il decesso della giovane, ma un’anomalia nel sistema di sicurezza del veicolo. Un bossolo dell’airbag, espulso a velocità elevatissima, avrebbe colpito la ragazza al collo come un colpo di pistola, causandole una ferita letale. Il particolare è emerso durante i rilievi sulla Citroen C3 guidata da Raffaella. Quel bossolo, invece di attivare il cuscino salvavita, avrebbe provocato una lesione profonda e sanguinante alla parte destra del collo, portando la giovane alla morte per emorragia. Una torsione del capo nel tentativo di proteggersi potrebbe aver esposto Raffaella al colpo fatale. L’airbag, secondo alcuni testimoni, sarebbe poi finito sgonfio sul sedile accanto. Un dettaglio che aggiunge inquietudine a una vicenda già drammatica. A fare piena luce sull’accaduto sarà la perizia tecnica disposta dalla Procura di Nola, che esaminerà la dinamica dell’urto e il funzionamento del dispositivo. La Citroen, immatricolata nel 2009 e passata di mano più volte, era tra i veicoli soggetti a un richiamo ufficiale. Stellantis, la casa madre, aveva inviato lettere lo scorso anno intimando ai possessori di non utilizzare l’auto, a causa di airbag considerati pericolosi. L’azienda offriva anche veicoli sostitutivi in attesa della riparazione. Attualmente, l’unico indagato per omicidio stradale è il conducente dell’altra auto, una Fiat Panda, coinvolta nello scontro. Tuttavia, gli inquirenti non escludono che possano emergere ulteriori profili di responsabilità legati alla manutenzione o alla vendita della vettura. La comunità di Acerra è ancora sconvolta dalla tragedia. Ai funerali di Raffaella, gli amici l’hanno salutata con uno striscione: “Sempre nei nostri cuori”.