Ricciardi e Tammaro in concerto gratis, Casoria punta a 10mila presenze in estate

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Casoria è pronta a vivere un’estate straordinaria sotto il segno della musica, della cultura e dell’aggregazione. Parte ufficialmente il format estivo di Casoria Now – Vibrazioni Metropolitane, la rassegna promossa dall’Amministrazione Comunale di Casoria, in sinergia con Città Metropolitana, per animare la Città da giugno a settembre.

La presentazione ufficiale si terrà venerdì 9 maggio, alle ore 16.00, nella sala consiliare del Comune in piazza Cirillo, alla presenza del Sindaco Raffaele Bene, del vicesindaco e assessore alla Cultura Gaetano Palumbo e dei tre grandi protagonisti della rassegna Summer Festival: Nostalgia 90Franco Ricciardi e Tony Tammaro.

La conferenza stampa sarà aperta al pubblico, in un clima di festa e condivisione, per presentare tutti gli eventi che animeranno Casoria nei prossimi mesi.

Il calendario dei concerti prevede:

Venerdì 2giugnoNostalgia 90 infiammerà l’area esterna del PalaCasoria con il meglio della musica anni ’90 in un format che farà ballare tutte le generazioni in una festa senza precedenti.

Sabato 28 giugno: sarà il turno di Franco Ricciardi, che regalerà una serata di grande emozione, sempre nell’area esterna del PalaCasoria, dopo la stagione dei grandi concerti che l’ha consacrato protagonista anche al Maradona. Uno dei simboli della musica made in Napoli, riconosciuto a livello internazionale, come dimostrato dai David di Donatello vinti nel 2014 e nel 2018, dal Nastro d’Argento come migliore canzone originale e dalla collaborazione con la Rai per la sigla di Domenica In, sarà la punta di diamante del Casoria Summer Festival.

Sabato 6 settembre: chiusura con l’ironia e la musica dissacrante di Tony Tammaro nella cornice della Villa Comunale Benedetto Croce ad Arpino. Un connubio atteso da tutti i fan del cantautore e dalla comunità. Una scelta che apre la rassegna ad ogni spazio della Città.

Tutti gli eventi saranno gratuiti, ma sarà necessario prenotare il biglietto di ingresso attraverso una piattaforma dedicata: i posti disponibili saranno circa 4500 per ciascun evento all’esterno del PalaCasoria e 2000 per quello di Arpino e andranno ad esaurimento.

Oltre ai grandi concerti, Casoria sarà animata da una serie di iniziative per tutte le età e in tutte le zone della Città per una vera estate di comunità.

«Con Casoria Now – Vibrazioni Metropolitane vogliamo offrire alla nostra comunità momenti di festa, spensieratezza e cultura – dichiara il sindaco Raffaele Bene –. Dopo anni complicati, Casoria merita un’estate all’insegna della condivisione, della musica e dell’orgoglio cittadino. Gli eventi saranno completamente gratuiti perché la cultura e il divertimento devono essere accessibili a tutt: lo abbiamo fatto portando in Città grandi nomi ed eventi rilevanti».

«Siamo molto orgogliosi di questo programma – aggiunge il vicesindaco e assessore alla cultura Gaetano Palumbo –. Non solo grandi nomi, ma anche la scelta di toccare più aree della Città: dal PalaCasoria alla Villa Benedetto Croce, e così per tutte le iniziative. Ogni zona avrà la sua parte di festa. È un segnale concreto di attenzione al territorio e ai suoi cittadini. Vogliamo che ogni fascia d’età trovi il suo spazio. Sarà una grande estate, gratuita, inclusiva e vibrante. Ringrazio gli artisti non solo per la performance ma soprattutto per la scelta di essere anche testimonial di quest’evento con la loro presenza venerdì 9».

Durante la conferenza stampa verranno presentati in dettaglio tutti gli appuntamenti della rassegna e la campagna di comunicazione che accompagnerà i mesi estivi. La città è pronta: Casoria Now – Vibrazioni Metropolitane sta per iniziare!

 

M5S: minuto di silenzio per Fortuna, ma poi bocciano mozione contro violenza di genere

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di M5S Acerra
Lunedì nel Consiglio Comunale di Acerra si sono osservati due minuti di silenzio.
Uno per Papa Francesco, l’altro per Immacolata D’Anna, vittima di un efferato femminicidio consumato sul nostro territorio. Due momenti solenni, sì. Ma profondamente ipocriti.
Il silenzio, se non è accompagnato da coerenza, scelte coraggiose e azioni concrete, è solo una messa in scena, una maschera buona per lavarsi la coscienza.
Papa Francesco, ha rappresentato fino all’ultimo istante un faro di pace, giustizia sociale, voce a difesa del creato, denuncia contro le guerre, il massacro dei civili a Gaza, la barbarie in Ucraina e in ogni angolo del mondo. Ha parlato agli ultimi, ha difeso i poveri, ha invocato una Chiesa e un mondo che si prendano cura degli esclusi. Aveva scelto di venire anche ad Acerra, ma fu costretto a rinunciare per il Covid.
E cosa fa oggi il Consiglio Comunale di Acerra?
Un minuto di silenzio. Mentre, nei fatti, è lo stesso consiglio comunale che ha voltato le spalle agli ultimi, che non ha mai fatto partire i PUC quando c’era il Reddito di Cittadinanza, che continua a ignorare le difficoltà sociali, abitative ed economiche che dilaniano la nostra città.
Aspettiamo adesso di vedere se questo minuto per Papa Francesco si trasformerà in qualcosa di vero, con l’approvazione delle due mozioni presentate dal Movimento 5 Stelle, quella per il riconoscimento dello Stato di Palestina, quella per esprimere contrarietà al piano di riarmo europeo.
Due atti chiari e coerenti con il messaggio del Papa: pace, giustizia, disarmo. Vedremo se il Consiglio Comunale sarà all’altezza o se il minuto resterà solo ipocrisia istituzionale.
E lo stesso vale per il minuto di silenzio in memoria di Immacolata D’Anna. Siamo profondamente colpiti e addolorati per la tragedia che ha scosso la nostra comunità, ma non possiamo tacere di fronte al fatto che questo Consiglio Comunale, per ben due volte in due consiliatura diverse, ha bocciato la mozione del Movimento 5 Stelle , scritta insieme a realtà del territorio per contrastare la violenza di genere e sostenere percorsi di prevenzione e sensibilizzazione.
Oggi ricordano Immacolata. Ieri hanno negato gli strumenti per proteggere lei e tutte le altre. Di cosa stiamo parlando, allora?
Acerra non ha bisogno di minuti di silenzio ipocriti. Ha bisogno di scelte. Di politiche. Di rispetto. Di giustizia.
Il silenzio non basta.
Il silenzio, senza coraggio, è solo complicità.

Acerra, Coalizione Civica: altro che Bilancio, falliti tutti gli obiettivi

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Bilancio consuntivo 2024: agli acerrani lasciamo il giudizio sul Sindaco e la sua Amministrazione. Nella seduta del Consiglio comunale di ieri si è votato il Bilancio consuntivo 2024 e la modifica regolamentare sul concorso musicale “Maria Russo Spena”. E’ stata l’occasione per ricordare che nel 2024 il Sindaco e la sua Amministrazione ha mancato i principali obiettivi, facendo registrare un arretramento complessivo, ulteriore, sulla qualità della vita degli acerrani. Acerra si è confermata maglia nera per la qualità dell’aria, è stata bocciata sonoramente come Capitale della Cultura, ha vissuto 6 mesi di emergenza rifiuti costati oltre mezzo milione di euro scaricati sulle bollette della Ta.Ri, ha visto aumentare l’insicurezza di famiglie e attività commerciali per furti e rapine, sono ritornati in qualche scuola i doppi turni, la manutenzione urbana ha segnato il passo, il Piano Urbanistico Comunale è ritornato nei cassetti: sono esempi di un governo locale incapace, poco inclusivo, che sta, soprattutto, piegando la partecipazione democratica.   Abbiamo proposto di utilizzare la spesa del personale per trasformare i contratti dei 15 agenti di polizia locale da tempo parziale a tempo pieno, per migliorare i controlli di traffico e qualità dell’aria: tale proposta, al di là del tentativo maldestro del Sindaco di spiegare con tecnicismi facilmente smentibili con la registrazione della seduta, ha ottenuto 2 volte il suo voto contrario e della sua maggioranza, che hanno preferito indirizzarsi verso nuovi concorsi su figure professionali recentemente dichiarate non funzionali agli obiettivi programmatici ma forse più funzionali per la campagna elettorale per le regionali.   Anche sul regolamento per il concorso musicale “Maria Russo Spena”, ha prevalso la logica delle prossime elezioni regionali: Sindaco ed Assessore delegato diventano gli organizzatori del concorso, che diventerà l’ennesima passerella di qualche consigliere regionale di famiglia, sopprimendo la figura del Coordinatore della Rete della Musica, ruolo voluto e svolto in passato da Titina Verone senza ruolo istituzionale.

“Franciscus”, il gelato dedicato a Papa Francesco che conquista i cuori (e i palati) a Roma

Un gelato speciale dedicato a Papa Francesco spopola tra i pellegrini a Roma. Si chiama “Franciscus” ed è a base di cinque cereali.     Nel cuore di Roma, a pochi passi dal Vaticano, la devozione si esprime anche con un cono gelato. Un omaggio singolare e gustoso è stato infatti creato per Papa Francesco: si chiama “Franciscus” ed è un gelato artigianale a base di cinque cereali, simbolo di semplicità e nutrimento. L’idea è nata nel 2013, poco dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, grazie a Massimiliano Del Monte, titolare di una gelateria in zona Borgo Pio, uno dei quartieri più frequentati da fedeli e turisti. Nel tempo, il “Franciscus” è diventato un piccolo caso tra pellegrini e visitatori, attratti dal significato spirituale del gusto ma anche dalla sua bontà. La popolarità del gelato è cresciuta al punto che le suore della Casa Santa Marta, dove risiede il Pontefice, hanno acquistato più volte delle vaschette, alimentando la curiosità: il Papa lo avrà assaggiato davvero? A rafforzare il legame tra Papa Francesco e il gelato c’è anche un’altra storia, quella di Sebastian Padrón, gelataio argentino trapiantato a Roma. Originario della stessa terra del Santo Padre, Padrón ha raccontato di avergli fatto provare il suo gusto di “dulce de leche”, tipico della tradizione argentina, in occasione del battesimo di suo figlio. In cambio, ha ricevuto un biglietto autografo di ringraziamento da Papa Francesco, gesto che ha custodito con emozione.  

Circhi senza animali: Borrelli rilancia il tema, ma la legge resta in attesa dei decreti attuativi

Il graduale superamento degli animali nei circhi resta un progetto sospeso. Nonostante la legge del 2022 abbia sancito questo principio, i decreti attuativi mancano e il tema torna al centro grazie all’intervento del deputato Francesco Emilio Borrelli.      Il futuro dei circhi italiani si prepara a cambiare, ma il processo è ancora in stallo. In questi giorni, il deputato Francesco Emilio Borrelli è tornato a sollevare l’attenzione sulla necessità di eliminare l’uso degli animali negli spettacoli circensi, rilanciando un tema che da tempo è al centro del dibattito pubblico. La questione si lega alla Legge 15 luglio 2022, n. 106, che ha delegato il Governo a riformare il settore dello spettacolo, prevedendo tra i vari interventi anche il graduale superamento dell’utilizzo di animali nei circhi. Una svolta storica, che però è rimasta bloccata nella pratica: mancano infatti i decreti attuativi che dovrebbero disciplinare concretamente la transizione. Fino ad allora, la presenza degli animali nei circhi rimane formalmente consentita. Francesco Emilio Borrelli ha chiesto al Governo di accelerare il processo e ha dichiarato che il 76% di italiani intervistati dalla DOXA hanno detto che sono contrari ai circhi con gli animali. Intanto, cresce la pressione da parte di associazioni animaliste, cittadini e parte del mondo politico, che chiedono un cambiamento in linea con una sensibilità sociale sempre più attenta al benessere degli animali. La partita, dunque, è ancora aperta: se da una parte il principio è stato sancito dalla legge, dall’altra la lentezza burocratica rischia di vanificare anni di battaglie e impegno per una nuova idea di circo, fatta di spettacolo, arte e rispetto.

Nel passato un po’ di presente. F.S. Nitti commentò gli scioperi che agitarono Napoli nel 1893

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Nel 1889 il Congresso di Parigi, dove nacque la Seconda Internazionale, proclamò il 1° maggio giorno della festa dei lavoratori, in memoria degli operai di origine tedesca massacrati dalla polizia americana a Chicago il 4 maggio del 1886, mentre scioperavano contro le “giornate lavorative” di 16 ore. Nel 1893 tutta l’Italia protestò contro il massacro degli operai italiani nelle saline francesi di Aigues Mortes. L’articolo di Francesco Saverio Nitti sullo sciopero dei cocchieri napoletani. Correda l’articolo l’immagine del dipinto di Gustave Courbet “Gli spaccapietre”.     A metà agosto del 1893 ci furono violenti scontri, presso le saline di Perrier e Peccais, nella Camargue, tra gli operai italiani e quelli francesi. Poiché i cittadini di Aigues- Mortes, armati di forconi e di fucili, si preparavano a dare l’assalto alle case in cui si erano rifugiati gli Italiani, i poliziotti francesi proposero agli italiani di ritirarsi, sotto la loro protezione, in città. Gli Italiani si lasciarono convincere, e fu un tragico errore. Durante il percorso la colonna venne attaccata da ogni lato dai francesi, e nulla riuscì a fare la scorta di polizia per sottrarre piemontesi e lombardi all’attacco della folla di Aigues -Mortes. Nove italiani vennero uccisi, e decine furono i feriti, anche gravi. Ma sui numeri ci furono opinioni contrastanti: alcuni giornali italiani parlarono di almeno venti morti, mentre i giornalisti inglesi si dichiararono certi che almeno cinquanta italiani erano stati uccisi. Nelle città italiane furono violente le manifestazioni contro i Francesi, e contro quella parte del potere politico, guidata da Giolitti, che non voleva l’alleanza dell’Italia con l’Impero Asburgico e con la Germania, e dichiarava, anche dopo i fatti di Aigues- Mortes, che i Savoia potevano percorrere una sola strada, quella dell’alleanza con la Francia. A Napoli la folla devastò le sedi di società francesi al grido di “Abbasso la Francia”, ma lo sciopero dei 3000 cocchieri – uno sciopero sollecitato anche dalla camorra – mirò a mettere in difficoltà le istituzioni locali, vigorosamente impegnate a realizzare il progetto della rete tranviaria. E proprio nella primavera di quell’agitato ’93 la società belga che controllava tutto il settore dei trasporti urbani aveva proposto un’ulteriore estensione della rete dei tram. Violenti furono gli scontri tra dimostranti e polizia, che il 24 agosto uccise un ragazzo, Nunzio De Matteis, figlio di un operaio dell’Arsenale. In un articolo pubblicato sul giornale “Il Mattino”, nell’edizione del 30 agosto 1893, Francesco Saverio Nitti, amante dell’ordine costituito, fu polemico contro alcuni giornali romani e contro il “Fanfulla” che si erano permessi di descrivere i poliziotti “come un’orda briaca e cieca di agenti provocatori” e i “monelli che scagliavano pietre” come “eroici fanciulli”. Il Nitti riportò nell’articolo l’elenco degli insulti che i manifestanti avevano rivolto al prefetto e alle altre autorità: cretini, uomini senza pudore, pecorai indegni, belve assetate di sangue, briganti senza dignità. Nitti giudicò “illegali, perché fatte contro una potenza amica” le dimostrazioni contro la Francia, ma ammise che lo sciopero dei cocchieri pur “pessimo nella forma, era nella sostanza giustissimo”, perché l’ampliamento della rete tramviaria gettava nella miseria nera i cocchieri e i proprietari delle vetture da nolo. Inoltre la società dei tramways, che garantiva “altissimi dividendi ai suoi azionisti”, assegnava stipendi di fame al “numeroso personale, che fa una fatica bestiale” e costringeva i nuovi assunti a dichiarare di non appartenere a sindacati e ad associazioni. E le autorità di Napoli sapevano tutto, ma non prendevano provvedimenti. Gli operai napoletani, “miti e docili”, anzi “troppo docili”, protestavano, ma non erano violenti: la violenza veniva esercitata da “una turba immane di persone che non fanno nulla e che vivono di mestieri innominabili”. E Nitti nemmeno a questa “turba” dà la colpa di tutto: la colpa è della classe sociale “alta” a cui egli stesso appartiene: “Vi è una parte del popolo a noi ignota: noi la deprimiamo con il dazio di consumo che l’affama, con il nostro lusso che l’offende, con la nostra distanza che le fa sentire vieppiù l’isolamento. Essa non vede la legge se non sotto la forma del questurino e non vede altra forma di assistenza sociale se non quella di una carità che la deprava. Perché mai dovrebbe amarci?”. Avevano ragione Vico, Leibniz e Nietzsche: la storia, nella sostanza, è un eterno ritorno.  

Somma, Art Summit 2025 e annuncio della Biennale del Vesuvio

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  COMUNICATO STAMPA: Art Summit 2025 e annuncio della Biennale del Vesuvio Le associazioni Tramandars, Collettivo Zero, Progetto Fiori e Vesuvio Adventures, con la partecipazione di Amira APS, sono liete di annunciare la terza edizione di Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency, che da quest’anno entra a far parte della Biennale del Vesuvio. Ideato dall’associazione Tramandars, che ha inaugurato la prima edizione nel 2023, Art Summit è un programma di ricerca e residenze artistiche che si svolge a Somma Vesuviana (Na). Anche quest’anno l’evento si aprirà in concomitanza della conclusione della Festa della Montagna – conosciuta anche come Festa di Castello – la pratica devozionale più simbolica del territorio, che si tiene a partire dal primo sabato dopo Pasqua e culmina il 3 maggio con una salita collettiva sul Monte Somma. Il programma Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency si svolgerà dal 2 al 10 maggio 2025 e coinvolgerà un gruppo internazionale di partecipanti – tra cui artisti, designer, musicisti, curatori e professionisti del mondo dell’arte e della cultura – invitati a condividere il rito con la comunità locale e a prendere parte a un percorso di ricerca, incontri e visite nel cuore del complesso Somma-Vesuvio. La sovrapposizione tra l’inizio del Summit e la conclusione della Festa della Montagna segna, in modo ancor più potente, l’incontro diretto con il ricchissimo patrimonio culturale materiale e immateriale del territorio, offrendo un’occasione per avviarne una rilettura attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. Gli artisti quest’anno visiteranno: Museo Nitsch, Casa Morra, Fondazione Morra Greco, Fondazione Made in Cloister, Parco Archeologico di Pompei, Museo Emblema, ARS- Archivio Russo Somma, Scavi della Villa Augustea, Fonderia Nolana del Giudice e Laboratorio Avella. Art Summit si configura anche come un invito concreto rivolto agli artisti e ai professionisti invitati, con l’obiettivo di generare connessioni per partecipare successivamente a Vesuvio Contemporary Residency, il programma di residenze d’artista presso Casa Tramandars, nel centro storico di Somma Vesuviana, il Casamale. Durante ogni residenza, ogni partecipante riceverà un invito a produrre un’opera da installare nello spazio del borgo e che sarà donata alla custodia della comunità locale. L’edizione 2025 segna anche l’avvio della Biennale del Vesuvio, un progetto di ricerca che supera i modelli espositivi tradizionali del canonico modello Biennale – configurandosi come un ciclo fluido e diffuso, composto da azioni, pratiche e attivazioni artistiche, che avrà come epicentro simbolico e geografico il Vesuvio. La programmazione intende creare un cambio di prospettiva che permetta di osservare il territorio vesuviano, e non più solo il centro di Napoli, come luogo generativo, scenario di visioni e narrazioni culturali e artistiche capaci di oltrepassare i propri confini fisici. La Biennale del Vesuvio si propone, in tal senso, come innovativo centro di ricerca per la contemporaneità del territorio: una piattaforma permanente di pensiero critico, produzione teorica e sperimentazione linguistica, aperta a pratiche processuali, site-specific e transdisciplinari, un luogo dove riflessione e azione si incontrano, intrecciando la ricerca artistica e curatoriale, ma anche la pedagogia radicale e la progettazione culturale. La Biennale del Vesuvio – che prende inizio con la sua prima edizione 2025-2027 – non è una destinazione, ma un punto di partenza, all’interno della quale le iniziative, seppur concentrate nell’area vesuviana, mirano a irradiarsi e connettersi, diventando dispositivi mobili di senso, in grado di attivare dialoghi inter- e transdisciplinari, contaminazioni linguistiche e connessioni con contesti internazionali. Artisti invitati ad Art Summit 2025: Gli artisti invitati e selezionati dal team delle associazioni coinvolte all’edizione 2025/2026 sono: Giulio Bensasson (Roma) Andrea Bolognino (Napoli) FLOVVER (Roma) Hetty Laycock (Cambridge) Rovers Malaj (Albania) Millim Studio (design studio – Roma ) Rebecca Moccia (Napoli) Ludovica Proietti (Roma) QOA e Primerio (Buones Aires, Argentina TipStudio (design studio, Firenze) Dominika Trapp (Budapest) ZicZic Edizioni (Bari) (Gli artisti saranno presenti al launch party in Hubside) Art Summit 2025 è supportato da STARE – Associazione delle Residenze Artistiche Con il Patrocinio de “L’Unità Grande Pompei” e Ars- Archivio Russo Somma – Storia,arte,cultura e letteratura dal Vesuvio. Partner del progetto: Amici del Casamale, Hub-Side- Spazio Libero, Pro Loco Somma Vesuviana, Somma Trekking, Black Spring Graphics Studio, Casa del Principe e Treqquarti. Asset progettuali: Casa Tramandars e Pu-téca Biennale del Vesuvio/ BNN VSV https://www.instagram.com/bnnvsv/ Con l’edizione 2025, Art Summit presenta la Biennale del Vesuvio: Artsummit 2025 segna l’avvio della Biennale del Vesuvio. BNN VSV intende superare i modelli espositivi tradizionali della Biennale canonica, configurandosi come un ciclo fluido e diffuso di azioni, pratiche e attivazioni artistiche, con il Vesuvio come epicentro simbolico e geografico. La programmazione futura mira a produrre un cambio di prospettiva, riconoscendo il territorio vesuviano – e non più solo il centro di Napoli – come luogo generativo: scenario di visioni, narrazioni culturali e pratiche artistiche capaci di oltrepassare i propri confini fisici e simbolici. La Biennale del Vesuvio si propone come un centro di ricerca innovativo sulla contemporaneità del territorio: una piattaforma permanente di pensiero critico, produzione teorica e sperimentazione linguistica, aperta a pratiche processuali, site-specific e transdisciplinari. Un luogo dove riflessione e azione si intrecciano, accogliendo la ricerca artistica e curatoriale, la pedagogia radicale e la progettazione culturale. La Biennale del Vesuvio non è una destinazione, ma un punto di partenza. Le iniziative, pur concentrate nell’area vesuviana, mirano a irradiarsi e connettersi, diventando dispositivi mobili di senso, capaci di attivare dialoghi inter- e transdisciplinari, contaminazioni linguistiche e connessioni con contesti internazionali. Il Vesuvio non è più solo oggetto di osservazione: guarda, interroga, genera visioni. È una geografia attiva da cui ripensare il contemporaneo.

“Arricuordete ‘e me”: il nuovo singolo di Debora Sacco

Su tutte le piattaforme “Arricuordete ‘e me”, il singolo d’esordio di Debora Sacco

Debora Sacco, artista napoletana classe ’95, lancia il suo primo singolo “Arricuordete ‘e me”, un brano intenso, in dialetto napoletano che racconta un percorso di rinascita interiore attraverso il ricordo e l’emozione.

La canzone, disponibile dal 21 aprile anche su YouTube, è scritta da Mikele Buonocore, Vincenzo Pugliese e dalla stessa Sacco, e prodotta da Buonocore con gli arrangiamenti di Gabriele Savarese. Un mix che unisce la tradizione musicale napoletana a sonorità moderne, per dare voce a un’emozione autentica e universale.

«Mi sono ritrovata a raccontare una storia che sentivo profondamente mia», racconta l’artista. «È un viaggio che va dalla sofferenza alla speranza, in cui il passato diventa un’ancora nei momenti difficili».

Attrice, cantante e scenografa, Debora ha alle spalle una solida formazione artistica e numerose esperienze tra teatro e musica, tra cui concerti con il Collettivo Artistico Vesuviano, il Positano Teatro Festival e produzioni teatrali e musicali di rilievo. Con questo singolo si apre ufficialmente la sua carriera da solista, con uno stile personale e radicato nella tradizione partenopea.

A metà giugno esce il libro “Billie Holiday e Mia Martini – Così lontane, così vicine”

Cos’avevano in comune Mia Martini e Billie Holiday? Niente. E questa, paradossalmente, è la prima cosa che avevano in comune: l’unicità. Mia Martini e Billie Holiday sono state delle interpreti uniche.

Ingiustizie, offese e maldicenze segnarono in profondo il loro canto; rabbia, tristezza e inquietudine aggiunsero un tocco di raucedine al loro timbro. L’innocente suono delle loro voci si trasformò sempre più in un grido disperato, quasi in un pianto. Sotto la luna del blues sono state tra le pochissime capaci di raccontarsi con un grido.

Mia Martini è stata definita una delle migliori, se non la migliore in assoluto, interprete della musica italiana; Billie Holiday una delle migliori, se non la migliore in assoluto, vocalist del jazz mondiale. Entrambe hanno ricevuto questi riconoscimenti dalla critica esperta, quella che va oltre l’emozione che un brano può suscitare, ma guarda alla tecnica. La stessa critica che, alla fine, le ha incoronate tra le più grandi in assoluto secondo parametri oggettivi che scavalcano i gusti.

 Dalla prefazione di Andrea Cosimini e Ciro Castaldo

“Questo libro – dichiara Andrea Cosimini – si inserisce in un filone della collana I grandi della musica delle Edizioni Melagrana, diretta dall’amico e collega Ciro Castaldo, inaugurato con il mio precedente lavoro su Paolo Conte e Woody Allen. Si tratta di un nuovo incontro inedito, stavolta tutto al femminile, che vuole essere un omaggio all’animo blues di due grandissime interpreti della musica: da una parte l’inarrivabile Billie Holiday, di cui quest’anno ricorrono i 110 anni dalla nascita, dall’altra l’immensa Mia Martini, scomparsa esattamente 30 anni fa. Un’opera scritta a quattro mani, più corale rispetto alla precedente, che prova a far emergere, attraverso interviste e testimonianze, un lato affascinante di queste straordinarie figure del Novecento”.

“Con questo libro – dichiara Ciro Castaldo – realizzato a quattro mani con il caro Andrea Cosimini, dopo il fortunato incontro editoriale tra Paolo Conte e Woody Allen a firma dello stesso Andrea, vogliamo accendere un riflettore sull’inedito incontro, sotto la luna del blues, tra due icone della canzone quali Mia Martini e Billie Holiday. Spesso Mia, quando era ancora in vita, è stata accostata dalla critica specializzata a grandi nomi della musica internazionale. Accostamenti da cui lei rifuggiva per la sua grande umiltà, come si evince anche da uno stralcio inedito di un’intervista presente in questo testo. L’intento è quello di mettere a fuoco, in particolare, il suo legame con la musica jazz che la proietta in un contesto internazionale a lei molto più congeniale vista la stima ricevuta da artisti quali Toquinho, Chico Buarque de Hollanda, Vinicius de Moraes, Dee Dee Bridgewater, Toots Thielemans, Ray Charles e Charles Aznavour che, non a caso, la definì l’Edith Piaf italiana”.

Beni abbandonati e Consulta Ambiente, consiglio infuocato a Pomigliano

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Rinascita Pomigliano  

Le istituzioni tutelino la legalità e la democrazia

Pomigliano d’Arco. «Con un’azione gravemente lesiva delle nostre prerogative, l’amministrazione, i consiglieri comunali di maggioranza e la segretaria comunale hanno impedito la discussione degli emendamenti che avevamo presentato al “Regolamento per l’acquisizione di beni in stato di abbandono” e per la “Consulta dell’Ambiente”.

Gli emendamenti, presentati nei termini previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale – è tutto agli atti -, sono stati bloccati con false dichiarazioni circa la loro tempistica.

Si tratta di un sopruso politico grave.

I nostri emendamenti erano finalizzati a correggere procedure inadeguate e a destinare i beni abbandonati, quando effettivamente recuperabili, alla collettività, a fini sociali, educativi e culturali, alle necessità abitative dei cittadini e a impegnare l’amministrazione a presentare un piano strutturale di breve, medio e lungo termini per l’ambiente.

Discutere i nostri emendamenti avrebbe significato evitare che la Consulta diventi l’ennesima scatola vuota e svelare l’unico vero scopo che questo Regolamento ha per l’amministrazione e la maggioranza: ovvero mettere i beni in stato di abbandono nelle mani di soggetti privati (per 99 anni rinnovabili, una barzelletta) con procedure forzose e a rischio di illegittimità.

È stato violato in modo gravissimo un nostro diritto. Ma soprattutto è stato violato il diritto dei cittadini di sapere cosa si cela dietro questo nuovo scempio amministrativo.

Agiremo in ogni sede per tutelare con determinazione le nostre prerogative e pretendere trasparenza sull’azione amministrativa.

Chiediamo nuovamente alle istituzioni di tutelare la legalità e la democrazia a Pomigliano: la misura è più che colma e gli ultimi atti approvati sono un pericolo per la città».

L’intera campagna di comunicazione, insieme alle informazioni sulle attività di Rinascita, è disponibile alle pagine social ufficiali: www.facebook.com/rinascita.pomigliano/ e www.instagram.com/rinascitapomigliano/