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Bomba esplode davanti alla chiesa, choc a Massa di Somma
La tranquillità della serata a Massa di Somma, è stata improvvisamente scossa da un’esplosione. Intorno alla tarda serata di mercoledì 7 maggio, un ordigno rudimentale è deflagrato nei pressi del cancello d’ingresso della parrocchia di Santa Maria Assunta in Cielo, che si affaccia su piazza dell’Autonomia.
Il fragore ha suscitato preoccupazione tra gli abitanti della zona, ma fortunatamente non si segnalano né feriti né danni strutturali. L’episodio ha però subito richiamato l’attenzione delle forze dell’ordine. I carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata sono intervenuti per effettuare i rilievi del caso, mentre le indagini sono state affidate ai militari della stazione di San Sebastiano al Vesuvio.
Stando ai primi accertamenti, l’ordigno sarebbe una bomba carta assemblata artigianalmente. Rimangono ancora ignote le ragioni del gesto e l’eventuale obiettivo dell’azione, che appare al momento senza spiegazioni. Nessun volantino o messaggio è stato trovato sul posto e non sono arrivate rivendicazioni.
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“Palestina Svelata: Due Mostre per non Dimenticare”
Pomigliano. Riceviamo e pubblichiamo:
“Qui resteremo” e “Kufia” due mostre per la Palestina a Pomigliano D’Arco (8-16 maggio 2025) Nel mese di maggio 2025, la città di Pomigliano D’Arco accoglierà la mostra Qui resteremo, fotografie da Gaza e Cisgiordania, e Kufia, matite italiane per la Palestina, allestite negli spazi della Sala Convegni ex Distilleria, Via Roma 287. L’inaugurazione ci sarà il giorno 8 alle ore 17,30 La Mostra resterà aperta dalle ore 10 alle ore 13.30 e dalle 16,30 alle 19.30. Sabato 10 e Domenica 11 maggio l’apertura sarà dalle ore 10 alle ore 13.30 . L’iniziativa è promossa dall’Ass Città Aperta, CGIL Campania, LAB, UDS, E ZEZI Gruppo Operaio in collaborazione con l’associazione Gaza Fuorifuoco Palestina. La prima mostra raccoglie una sequenza di immagini scattate dal novembre 2023 ad oggi da fotografi palestinesi che, in un paesaggio sfigurato dai bombardamenti israeliani, hanno continuato a lavorare nonostante le poche attrezzature disponibili e l’intermittente blocco delle comunicazioni oltre frontiera. In questi tragici mesi, i loro occhi ostinati e ribelli hanno guardato anche per noi, superando censure mediatiche e complicità politico-militari. Per noi, e per il loro futuro incerto, hanno consegnato a distanza un riassunto quotidiano della distruzione di città e villaggi palestinesi, della morte venuta dall’alto ad opera di ordigni sofisticati o proibiti, comprese armi rimaste in disuso negli arsenali statunitensi o europei e man mano smaltite dal cielo di Gaza per far posto alle nuove. Per noi, per una giustizia uguale per tutti, hanno resistito all’assedio, alla perdita dei familiari e dei propri beni, alla volontà di espellerli per sempre dalla terra di origine, guardando dall’obiettivo di macchine fotografiche o cellulari cosa accadeva intorno a loro. Nel farlo molti sono stati cercati e uccisi in virtù di quello sguardo inatteso e costante, della semplice verità che ogni inquadratura rivelava sull’operazione «Spada di ferro» e il suo «intento genocidiario», come giudicato dalla Corte penale internazionale dell’Aja. Nel mirino dell’esercito di Tel Aviv e dei suoi cecchini, i reporter e i fotografi sono stati, e sono ancora, un bersaglio prioritario: disturbano il racconto unidirezionale dei media, sfuggono al controllo ossessivo dei linguaggi coloniali, praticano una battaglia visiva sconosciuta alle redazioni mainstream. Ad oggi oltre duecentotrenta sono gli uccisi (diciannove nei trent’anni precedenti), mentre altri cento e più sono imprigionati, talvolta in luoghi sconosciuti, per «violazione della libertà di parola e incitamento al terrorismo», queste le surreali accuse ai sopravvissuti. Come altri prigionieri, privati di ogni diritto, hanno subito gravi privazioni, trattamenti disumani e torture denunciate da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. A inizio marzo erano sessantadue i prigionieri palestinesi morti in carcere dall’ottobre 2023. In mostra, alle fotografie scattate durante le operazioni militari dell’Idf, costate cinquantamila morti, oltre diecimila dispersi, decine di migliaia di feriti e la polverizzazione delle strutture sanitarie, scolastiche e assistenziali, dei servizi idrici ed elettrici, si sono aggiunte le fotografie del contro esodo iniziato il 19 gennaio. Quelle del ritorno dei sopravvissuti alle macerie abbandonate, della speranza di ritrovare familiari e memorie personali, del trovar pace, del rendere onore ai corpi insepolti. Realizzate da altri fotografi, alcuni giovanissimi, nel corso di una breve tregua infranta da nuovi bombardamenti, aggiornano la dura realtà sul campo, Nel loro insieme, nella qualità compositiva che le contraddistingue da quanto siamo abituati a vedere normalmente, da quanto giunge ai nostri occhi ed è costruito e diffuso per allontanarci dal dolore degli altri, per farci estranei al mondo e ai conflitti, per prenderne le distanze, le fotografie di Qui resteremo pongono la questione della vicinanza dei luoghi e del dolore comune, dell’intensità di ogni vita recisa e offesa, di una loro potenziale e preziosa esistenza, di una violenza altrimenti invisibile e di cui siamo responsabili se non agiamo. Ci chiedono se vale la pena girarsi dall’altra parte mentre, per conquistare terre, oro e potere, una minuscola parte del mondo pretende sopprimere il resto. In esposizione, alla sequenza fotografica, costituita da trentatrè immagini, si affiancano quindici illustrazioni del portfolio Kufia, matite italiane per la Palestina, realizzate da vari maestri del disegno italiani, palestinesi e israeliani, accompagnate da testi di Stefano Benni e Guido Piccoli, pubblicate dal Comitato Bir zeit, la Cuen e l’Alfabeto urbano di Napoli nel 1988. L’8 maggio 2025, alle ore 17.30 all’inaugurazione delle mostre intervengono Tommaso Sodano Città Aperta, Ali Rashid (ex Segretario dell’Ambasciata Palestinese in Italia, Nicola Ricci Segr.Reg.CGILI,Mariangela Punzo- Presidente ANPI Pomigliano, Claudia Di Rienzo- UDS Pomigliano,Giuseppe Romano – Laboratorio Autogestito Baccano, Patrizio Esposito (associazione Gaza_Fuorifuoco_Palestina) . Seguirà una Performance musicale dei Zezi Gruppo Operaio Visite degli studenti ed altre attività culturali saranno programmate durante tutto il periodo delle esposizioni e saranno comunicate tempestivamente (letture poetiche, proiezioni… Il montaggio video di un’ampia sequenza di fotografie da Gaza e Cisgiordania, realizzato da Roberto-C. con musiche originali di Antonio Raia, sarà proiettato nella sala Orologio fotografi: Abdul Akim Khaled Abu Rayash, Bilal H. Elnabilh, Issam Rimawi, Muhannad Abdulwahab, Mahmoud Elyan, Mahmoud Illean, Mohamed Moana, Omar Abu Nada, Yasser Qudaih, Mohamad Al Baba, Musa Al-Shaer, Wala Hatem Sabry, Soha Sukkar, Hashem Zimmo, Mohammad Al Masri, Bilal H. El Nabih, Abnal Masri, Kamel Bulbul (e altri fotografi palestinesi) – illustratori: Igort, Andrea Pazienza e Marina Comandini, Guido Crepax, Sliman Mansour, Giuseppe Palumbo, José Muñoz, Daniele Scandola, Massimo Giacon, Magnus, Milo Manara, Lorenzo Mattotti, Oreste Zevola, Arnon Ben-David, David Reeb, Taleb Dweik, Tayseer Barakat, Nabil Hanani, Vauro, Altan, Vincino
San Michele Arcangelo, il culto e la devozione in Campania


Quindi, il culto fu introdotto dall’Oriente?
“Il culto fu introdotto in Campania direttamente dall’Oriente, senza la mediazione romana. Aveva caratteristiche per lo più terapeutiche, legate all’acqua e alla guarigione degli stati febbrili. I templi dedicati a Michele, nella Campania proto medievale, erano concentrati in area urbana: le scarse fonti non citano infatti grotte, anfratti, insenature rupestri, elemento che diventerà caratteristico, invece, del culto nel pieno Medioevo, dominanti i Longobardi. Mentre infatti i siti micaelici citati da papa Gregorio consistono in realtà monastiche, la maggior parte di quelli consacrati all’Arcangelo nei secoli successivi furono di tipo grottale”.
Dove si insediarono i primi luoghi di culto?
“In Campania i luoghi di culto rupestri e grottali si insediarono in cavità naturali già presenti, piuttosto che in antri scavati artificialmente, a causa della natura della roccia calcarea, difficile da lavorare. Su 92 siti grottali ad uso cultuale, quelli dedicati all’Arcangelo sono ben il 37% del totale. Fra i numerosi siti grottali i più noti sono (dal nord al sud della regione) quelli di Fasani in Sessa Aurunca, di Sant’Angelo di Alife, di Curti in Gioia Sannitica, di Faicchio, Camigliano, di Liberi, di Frasso Telesino, di Foglianise (presso cui sarà poi eretto un eremo nel secolo XI), di Avella (inizialmente dedicato al SS. Salvatore), di Tufo, di Pignano in Lauro, di Prata di Principato Ultra, di Contrada, di Carpineto di Fisciano, di Olevano sul Tusciano, di Atrani, di Ravello, di Gete in Tramonti, di Giffoni Valle Piana, di Valva (con attestazioni cultuali a partire dal 1108), di Olevano sul Tusciano”.




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Acerra, vandalizzata la Casa del Popolo inaugurata da Enrico Berlinguer
Ennesimo atto vandalico ai danni della Casa del Popolo di Acerra. L’edificio, da poco restituito alla comunità, è stato violato da sconosciuti che hanno distrutto parte degli arredi, sottratto materiale tecnico e abbandonato rifiuti al suo interno.
La denuncia è stata sporta presso la Polizia e, in seguito, una volante è intervenuta per verificare quanto accaduto. Le autorità hanno trovato conferma dei danni segnalati.
L’immobile, che fu inaugurato da Enrico Berlinguer oltre quarant’anni fa, è tornato a essere un punto di riferimento grazie all’attività di cittadini, volontari e associazioni. L’obiettivo: costruire un luogo di accoglienza, dialogo, impegno civile e cultura democratica. Un presidio per chi crede nell’uguaglianza, nella solidarietà e nei valori della nostra Costituzione.
Il contesto però è difficile. In una città segnata da continue aggressioni e minacce, dove spesso le strade diventano dominio dell’illegalità, difendere uno spazio come questo è una sfida che richiede coraggio.
Ma non ci arrenderemo. Continueremo a lottare perché la Casa del Popolo resti un punto fermo per la comunità. Nei prossimi giorni promuoveremo un incontro pubblico per organizzare una risposta condivisa contro chi vuole spegnere la voce della partecipazione.
A cura dell’Associazione “Casa del Popolo E. Berlinguer Acerra APS”














