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La Campania dovrà fare a ameno di due provvedimenti sulla riorganizzazione del servizio idrico. Aveva aperto un fronte di opposizione con lo Stato e lo ha perso. Quello dell’acqua resta tra gli argomenti che la giunta De Luca si è fatta carico di sistemare dopo anni di incuria. Ha creato lo specifico Ente Idrico Campano , ma la sua azione non è stata così efficace come ci si aspettava . A complicare lo scenario politico ed amministrativo la settimana scorsa si è messa anche la giustizia amministrativa. Il Tar Lazio ha respinto il ricorso campano sul modello organizzativo locale del servizio idrico. Quello che conferisce poteri e strutture e che l’amministrazione De Luca ha cercato di contrastare . La Regione aveva impugnato le armi legali nella speranza di modificare un livello organizzativo esteso a tutta Italia sul servizio pubblico. Sperava di aprire la strada ad una innovazione normativa , che invece non c’è stata . I giudici hanno confermato la legittimità del Decreto del Ministero dell’Ambiente che dà responsabilità ed organizzazione alle autorità di bacino distrettuali. Sono questi Enti che devono gestire il personale, le sedi e soprattutto  le risorse finanziarie. Ma c’è di più , ed è il colpo politico più duro per chi rivendicava un potere dal basso. Le Regioni non possono intervenire su ciò che la legge attribuisce allo Stato , al governo centrale. Gli Ambiti territoriali ottimali dell’acqua sono l’ossatura del servizio idrico e non si possono toccare. Quel modello , hanno stabilito i giudici , rappresentano la riappropriazione dello Stato centrale di alcune competenze specifiche . Nessuno può rivendicare potere su servizi tanto importanti e strategici ad alto impatto ambientale, dimenticando che lo Stato ha avocato a sé certi poteri davanti lassismo ed inadempienze. Ma la Campania non si era fermata solo all’ aspetto organizzativo. Nel suo disegno strategico aveva fatto ricorso anche sul metodo di determinazione delle tariffe dell’acqua. Tema terribilmente sentito e tenuto in auge da comitati civici ed associazioni, in opposizione ai gestori. La Regione contestava un parametro di calcolo delle tariffe ( approvate a livello nazionale dall’Autorità per l’energia elettrica e i servizi ambientali) ma poi ha approfondito meglio il meccanismo ed alla fine ha scelto di ritirare il ricorso. Due  eventi che bloccano le aspirazioni interventiste della Giunta De Luca, ma che dall’altro lato smontano anche molte critiche dell’opposizione Alla fine reta il tentativo – non riuscito – di regolare in un contesto  territoriale un servizio pubblico così importante  su cui il governo centrale non  cede, ” approvato ” dai giudici amministrativi.*****