Somma Vesuviana, Veronika stroncata da un infarto dopo le dimissioni dal pronto soccorso

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Veronika Kvas

 

 Avrebbe compiuto 43 anni a luglio prossimo Veronika Kvas, ma un infarto le ha stroncato vita e sogni. Un infarto che il compagno, Abedallatif E. O. , pensa sia omicidio colposo, tanto da aver sporto querela raccontando la sua storia ai carabinieri di Somma Vesuviana.

 

Le indagini diranno se ha ragione, se si potrà andare a processo, se in qualche maniera – laddove fossero evidenziate possibili responsabilità – giustizia potrà essere fatta. Veronika, di nazionalità ucraina, viveva da tempo a Somma Vesuviana con il suo compagno Abedallatif, anche lui aveva lasciato la sua patria, il Marocco, per cercare una vita migliore nell’entroterra vesuviano. I due abitavano insieme da diciotto anni e dalla loro unione è nato Eduardo, il loro unico figlio. Una vita senz’altro difficile, complicata: lui disoccupato, alla fine entrambi si accontentavano di lavori saltuari per tirare avanti. Fino ad una settimana fa. La notte di venerdì scorso Veronika lamenta dolori al petto e tenta di resistere, pensando ad un malessere passeggero. Sono le cinque del mattino quando chiede al compagno di portarla al pronto soccorso. Lui l’accompagna in auto alla casa di cura Trusso Cardiomed di Ottaviano, lì viene visitata dai medici di guardia e poi dimessa alle 7,40 con un referto sul quale si legge: «toracoalgia con vomito». Cioè un dolore al torace le cui cause sono solitamente molteplici. Prima di lasciarla andare, le viene «consigliata» una visita cardiologica. Tornata a casa, a Somma Vesuviana, Veronika è più tranquilla, si sente anche un po’ meglio ma lamenta sempre un dolore al petto e alla gola. Fastidi che si protraggono per tutto il giorno. L’intenzione era quella di farsi visitare da un altro medico il lunedì. Arriva la sera di sabato scorso, 11 febbraio. Veronika tenta di riposare ma alle 3, 30 del mattino si alza, si dirige verso il bagno rifiutando l’aiuto del compagno e poi perde i sensi. Si accascia ed è Abedallatif a soccorrerla e riportarla a letto. É ormai il mattino di domenica quando la donna sente il dolore al petto aumentare sempre più. Il suo compagno chiama un amico, gli chiede aiuto per contattare un cardiologo. Ma è pur sempre domenica, quindi gli viene chiesto di attendere almeno un’ora o due. Abedallatif esce di casa per fare la spesa. Passano appena dieci minuti quando il figlio lo richiama al cellulare e gli spiega che la mamma ha difficoltà nel respirare, così si precipita a casa e nel mentre telefona all’amico, pregando di poter affrettare la consulenza cardiologica. Alla fine riesce a parlare con il medico: è lui, ascoltati i sintomi, a suggerire di chiamare immediatamente i soccorsi. Così Abedallatif, mentre Veronika sta sempre peggio ogni minuto che passa, chiama il 118 e gli operatori giungono a casa loro alle 8, 30. L’ambulanza inizia la corsa verso l’Ospedale del Mare, a bordo c’è Veronika e anche Abedallatif che non ha voluto lasciarla. Mentre la affida alle cure dei medici, lui resta poi in sala d’attesa. Alle 12 gli comunicano il decesso della compagna per arresto cardiocircolatorio dovuto ad un infarto.  Non era in cura per problemi cardiologici, Veronika, assumeva regolarmente soltanto un medicinale per la pressione arteriosa alta, prescrittole dal suo medico di base. Ora il compagno e il figlio della donna vogliono la verità, vogliono sapere se i medici che hanno visitato Veronika la notte tra venerdì e sabato scorso abbiano o meno responsabilità, se un intervento o il trasferimento immediato in un’altra struttura avrebbero potuto salvarle la vita.