Home Memoria e Presenza Somma Vesuviana, la Cappella Martone nel Cimitero Cittadino tra storia e sconcerto

Somma Vesuviana, la Cappella Martone nel Cimitero Cittadino tra storia e sconcerto

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Sono trascorsi ben 18 anni dalle ultime disposizioni comunali riguardanti una delle più antiche cappelle cimiteriali e nessuna Amministrazione cittadina ha messo mano seriamente e concretamente all’esigenza di tante famiglie di poter riottenere il proprio loculo. Sarà la volta buona con l’amministrazione Di Sarno?

 

Nel 1938 il Commendatore Eduardo Martone fu Luigi vendette al Comune di Somma Vesuviana le costruzioni funerarie site nel cimitero cittadino al prezzo di Lire 55.000. Tale vendita fu ratificata con una delibera del Consiglio Comunale del 14 luglio del 1938 e approvata, successivamente, con un’altra delibera, stavolta, della Giunta Provinciale Amministrativa n°12040 dell’ 11 ottobre del1938. L’opera funeraria di gusto neoclassico, che costeggiava lo spigolo destro del perimetro dell’antico camposanto, comprendeva due cappelle gentilizie sorrette da colonne ioniche con 88 loculi, un sottoposto ipogeo provvisto di altare e la terrasanta per l’inumazione. All’atto della cessione il Martone aveva già concluso la vendita di quattro nicchie.

Più tardi, con verbale n°98 del 5 luglio del1944, il Municipio di Somma incaricò la Ditta Santacroce di costruire 24 nicchie per la tumulazione e 3 sepolture a sinistra dell’altare della Chiesa per la cifra di nove pini e lire 8000 in sostituzione di altre abbattute.

Con il trascorrere degli anni le pessime condizioni dello stabile e le precarie condizioni statiche, dovute alle continue infiltrazioni d’acqua nei muri, provocarono la chiusura definitiva della cappella. L’accesso al plesso ai parenti dei defunti venne sbarrato definitivamente con transenne per motivi di sicurezza. Addirittura al piano inferiore, nell’ipogeo, la maggior parte dei loculi non solo erano privi di una lapide, ma molte ossa giacevano sul pavimento nell’abbandono più assoluto. Sul muro laterale un cartello scritto a mano sollecitava i concessionari dei loculi a trasferire i resti mortali in un’altra destinazione e di prendere i dovuti contatti con il custode del cimitero Sig. Domenico Cimmino. Il Comune, per poter dar corso ad una immediata ristrutturazione, iniziò a visionare i vecchi contratti di acquisto e di cessione per poter risalire ai vecchi concessionari. L’impresa fu ardua in quanto i dati riportati sui contratti erano totalmente incompleti: molti intestatari delle nicchie erano già defunti e bisognava rintracciare i loro eredi. A tal riguardo, dopo una serie di accertamenti, furono individuati solo 23 eredi su 88. Molte nicchie erano vuote e senza nome. I primi eredi identificati, dopo il sollecito, provvidero a traslare i resti mortali dei propri antenati in altre sedi; mentre per tutti i resti mortali senza eredi fu disposta, con deliberazione di G.C. n°262 del 30/12/1999,  la traslazione in un apposito locale con nicchie comunali.

In considerazione dell’attenzione e della sensibilità dell’Amministrazione cittadina, l’assessore competente diede mandato all’ UTC di avviare, al più presto possibile, il restauro dello stabile con la rivalsa sugli eredi e di impegnare la somma di Lire 900.000, al capitolo 1659 del bilancio corrente, per l’acquisto di urne per conservare i resti mortali delle salme senza eredi. L’Ufficio Commercio, nella persona della Dott.ssa Maria Rosaria Rea, si impegnò nel frattempo a individuare gli altri eredi, destinando lettere d’ invito a presentarsi negli uffici competenti. All’ epoca molte furono le rinunce.

Da un sopralluogo, disposto il nove novembre del 2000 dall’Assessore competente ed effettuato dal Geometra Pasquale Terracciano, si confermò che la Cappella versava in precarie condizioni statiche. A tal uopo lo stesso Geometra stilò un preventivo di spesa per il riattamento, che prevedeva in primis il consolidamento della muratura portante in pietrame con iniezioni di cemento a pressione; la ristrutturazione totale dei loculi o nicchie; la demolizione e la ricostruzione del solaio intermedio e di copertura; infine, pavimenti, intonaci, interni ed esterni, piattabande ai vani, marmo e tutto ciò che occorreva per dare al lavoro compiuto una veste agibile. All’epoca la spesa presunta fu di Lire 150.000.000, prevedendo un costo di ristrutturazione di Lire 1.500.000/mq,  desunto in questo modo: 2 x 50= mq.100 x Lire 1.500.000= Lire  150.000.000. Il tutto, in attesa della presentazione e approvazione del nuovo progetto di ristrutturazione e valorizzazione, rimase incompiuto. Ancora oggi, dopo ben 18 anni, i circa 70 proprietari attendono un cenno dall’Amministrazione Cittadina per poter aderire al rifacimento della Cappelle e di dare, finalmente, una nuova o più degna sistemazione ai resti mortali dei loro avi.