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Un discorso, in particolare, merita il mercato ortofrutticolo che una volta si svolgeva a Somma Vesuviana con la pregiata e saporitissima frutta. Prodotta nelle campagne sommesi, era il vanto e la fortuna della città sin dai tempi più antichi.

 

La frutta sommese – albicocche, ciliegie, mele e uva catalanesca – veniva convogliata, in parte, nei vicini mercati di Sant’Anastasia e Napoli ed, in parte, in altri mercati più lontani. Sin dall’inizio del XX secolo, le ciliegie, in particolare, e le albicocche di varie qualità viaggiavano, in apposite gabbiette, non solo alla volta dei grandi mercati italiani di Roma, Bologna, Padova, Piacenza e così via, ma anche verso quelli internazionali della Germania, Svizzera, Austria e Polonia, grazie alle spiccate capacità degli esportatori locali. A Somma vi era una grande organizzazione del mercato delle mele annurche con tanti produttori, grossisti, prezzi, modi e mezzi di trasporto. Nel 1901 il Bollettino Nazionale dell’Agricoltura dedicò, addirittura, un lungo articolo al commercio di Somma Vesuviana. I più importanti produttori locali erano Baldassarre D’Avino alias ‘o carpone, Michelangelo Raja e Michele Giuliano. Vi era, addirittura, anche una politica dei dazi adottata, nei confronti delle annurche sommesi, dall’Austria e dalla Germania. Il mercato  di questo frutto, travolto dalla crisi dopo l’eruzione del 1906, fu salvato prima dai Ministri di Giolitti e poi dalla Grande Guerra, come riferisce il prof. Carmine Cimmino. L’albicocca di Somma Vesuviana, in particolare, sbarcò anche negli Stati Uniti grazie allo studioso svedese Gustav Eisen (1847-1940): lo scienziato – riferisce il prof. Domenico Parisi – presentò il frutto con tutte le sue proprietà all’Accademia dell’Agricoltura Americana in California nel luglio del 1914. L’uva catalanesca locale, invece, è stata sempre famosa. Questo frutto deve il suo nome alla sua origine geografica: fu importata qui dalla Catalogna, da Alfonso I d’Aragona nel XV secolo, e impiantato sulle pendici del Monte Somma. Su questi fertili terreni vulcanici l’uva fu presto sfruttata per vinificare dai contadini vesuviani negli imponenti cellai delle masserie, dove ancora oggi è possibile trovare torchi che risalgono al ‘600. Negli anni venti del Novecento, i nostri contadini si erano tramandati un metodo di conservazione molto efficace, descritto all’epoca dal dottor S. C. Del Giudice, direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura per la Provincia di Napoli. Tutto ciò fece avvertire la necessità di un mercato ortofrutticolo all’ingrosso a Somma. La nuova attività commerciale venne alla luce verso la metà del 1946 grazie all’iniziativa di alcuni imprenditori locali di frutta: Raffaele D’Avino, Giuseppe Allocca, Michele Ragosta, Giuseppina Iaponte, Clemente Feola, Nicola e Vincenzo D’Alessandro. Il mercato fu collocato nella piazza Sant’Angelo, località Valle (abbasc ‘a vall ai tre ponti), ove organizzò la sua attività quotidiana, escluso le festività ufficiali. Ogni imprenditore – come riferisce lo storico Giorgio Cocozza –  era rappresentante di una paranza o gruppo di vendita e svolgeva la sua attività sotto capannoni di fortuna, precariamente attrezzati. Nonostante la concorrenza di Napoli e di Sant’Anastasia, il volume d’affari del mercato ortofrutticolo sommese crebbe a dismisura, raggiungendo la punta massima intorno alla metà degli anni ’50 del Novecento. La consistente ed eccellente quantità di prodotti lo aveva fatto diventare un apprezzabile centro di raccolta e di smistamento a servizio di una vasta area geografica. Poi, all’improvviso, l’inizio della decadenza e la successiva e definitiva soppressione avvenuta verso la metà degli anni ’60. Le principali cause, che determinarono l’insuccesso, furono riscontrate in una scelta poco felice della fascia oraria, nella mancanza di spazi adeguati e di servizi di supporto, nel diniego dei concessionari di accordare prestiti ai produttori locali nel corso della stagione invernale e, infine, nell’ immobilismo dell’Amministrazione cittadina, che come sempre, nei momenti adatti, fece mancare l’apporto necessario per agevolare il decollo del mercato. Dagli atti deliberativi, tuttavia, non mancarono, però, le buone intenzioni dell’Ente locale, anche se rimasero tali. Il Consiglio cittadino, infatti, nel 1946, aveva già incluso nel programma delle opere pubbliche la sistemazione del mercato agricolo che, però, non fu realizzato. Otto anni dopo la Giunta cittadina, con delibera n°27/1955, incaricò l’ing. Luigi Magaldi di progettare e dirigere i lavori per la sistemazione del mercato agricolo di piazza Sant’Angelo – Valle. Ma anche stavolta nulla fu realizzato. Il Municipio ritornò nuovamente sull’argomento all’inizio del 1957 con due delibere di Giunta: la n° 19 e n° 106. A tal riguardo, l’Amministrazione decise di  affidare l’incarico di redigere un progetto di un mercato ortofrutticolo, dapprima, all’ ing. Magaldi e, successivamente, all’ ing. Sdino, Il lungo iter si concluse, però, con un mal riuscito tentativo di realizzare una struttura lungo la strada che conduceva al cimitero cittadino, a sud della linea ferroviaria della Circumvesuviana Napoli – Ottaviano. Il nuovo complesso – afferma l’ing. Vincenzo Romano –  fu realizzato con moderne strutture portanti in calcestruzzo armato e finanziato con un mutuo dalla Cassa per il Mezzogiorno. Realizzate le strutture portanti, al momento del disarmo ci fu un crollo di travi e solai, per fortuna senza vittime. Alla fine, per vari anni restarono in piedi solo i pilastri con tanti residui sparsi per terra. Il mercato non fu mai più realizzato, con la delusione dei cittadini, che oltre al danno dovettero subire la beffa di dover pagare il mutuo e lo smaltimento dei materiali di risulta. Oltretutto si aggiunsero anche le numerose spese giudiziarie. Dopo più decenni di abbandono, l’area fu poi ceduta all’Azienda della Plastica Vesuviana per la produzione di prodotti plastici.

 Nel 1975, infine, il discorso sul mercato ortofrutticolo tornò ancora in auge negli atti ufficiali del Municipio. Gli estensori della Relazione al Piano Regolatore Generale di Somma Vesuviana, nel maggio del 1975, sostennero che il problema della raccolta e della commercializzazione del prodotto agricolo avrebbe potuto trovare una soluzione mediante la costruzione di un centro all’uopo destinato, con funzione, in un primo momento, di mercato ortofrutticolo. Detta struttura fu ubicata in un area in prossimità della Somma – Marigliano (attuale mercato settimanale), a nord del centro abitato. Nella realtà, però, conclude Giorgio Cocozza, si era consolidata la tesi di coloro che sostenevano di essere opportuno ed economicamente vantaggioso ampliare e potenziare il mercato ortofrutticolo di Sant’Anastasia. E Somma rimase, ancora una volta, a mani vuote nel settore portante della sua economia.