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Alcuni mesi fa ci siamo occupati della vecchia struttura abbandonata, dove ancora oggi si possono ammirare solo i ruderi di quella che fu una delle più antiche e potenti parrocchie della Diocesi di Nola. E’ di questi giorni la demolizione di un muro, accanto alla vecchia canonica, che sta suscitando parecchi interrogativi.  

 

L’antica chiesa di Santa Croce, ridotta ormai ad un desolato rudere, sorge nell’omonimo borgo ubicato a nord – est del paese. Di questa chiesa non si conosce l’epoca precisa della sua fondazione, ma sappiamo che esisteva già nel 1375. Proprio alle spalle esisteva nel 1799 un giardino di circa un moggio e un quarto, appartenente alla parrocchia e affittato a tale Scipione di Amato, come si evince dalla mappa catastale della Terra di Somma del cartografo Luigi Marchese di quell’epoca. Oltretutto, sul muro che va sulla strada e circonda la chiesa vi sono inglobate tegole e frammenti di dolia di epoca romana, come afferma l’appassionato di archeologia Gerardo Capasso.

Nel 1926 già non si celebrava messa in questa parrocchia, poiché diruta. Si arrivò, poi, al 1932, allorquando la struttura venne definitivamente chiusa su disposizione del Podestà di Somma, Waldimiro Del Giudice. Solo nell’ottobre del 1940 si ufficializzerà il passaggio definitivo del beneficio parrocchiale nella Chiesa francescana di Santa Maria del Pozzo su disposizione della Curia Vescovile di Nola.

Il 18 giugno del 2000 l’associazione Metanova, diretta dal legale rappresentante Dott. Antonio Coppola, chiese ed ottenne dalla Curia Vescovile di Nola in comodato d’uso, per 29 anni, l’intero complesso per istituire un ostello della gioventù. Il progetto, all’epoca, rientrava nel cosiddetto PIT VESEVO (Parco Nazionale del Vesuvio) e cercava di realizzare, coniugandole, la conservazione e tutela del patrimonio naturale con la crescita delle opportunità di sviluppo del territorio, valorizzando le numerose risorse endogene e sfruttando le opportunità localizzative per centri di ricerca e sviluppo e per imprese di produzione e servizi eco compatibili. Il progetto finanziato, purtroppo, non andò a buon fine in quanto mancarono le dovute autorizzazioni municipali. Certamente tutto si frenò in relazione, soprattutto, al forte interesse del potentato locale imprenditoriale di accaparrarsi quell’agognato suolo per poi poter edificare nuovi palazzi, come è avvenuto successivamente per il parco accanto. Ebbene, il 6 dicembre del 2016, l’associazione Metanova restituì a Sua Eccellenza Mons. Beniamino de Palma, Vescovo di Nola, l’intera struttura, dal momento ché erano venuti a mancare non solo tutti i presupposti progettuali, ma anche il denaro occorrente per la pulizia e per le dovute autorizzazioni legate alla sicurezza dello stabile.

Il complesso, in questi primi giorni di settembre, si presenta all’osservatore ancor più in precarie condizioni di degrado, poiché è stato demolito il vecchio muro di confine dell’antico giardino, attaccato alla ottocentesca casa canonica. Che cosa sarà successo? A risponderci è l’ing. Arcangelo Rianna che del caso si sta occupando: “Per la questione della Chiesetta di S. Croce, mi risulta personalmente che circa 3 anni fa la Polizia municipale di Somma Vesuviana ha più volte sollecitato la Curia Vescovile di Nola per un intervento rivolto alla pulizia dell’area circostante alla struttura. C’erano state diverse lamentele dei cittadini del posto per le cattive condizioni del luogo. Oltretutto l’area annessa, oggetto dei lavori di pulizia in corso, era stata attentamente monitorata per la presenza di ratti e vipere in azione. Mi risulta, inoltre, personalmente, da una mia attenta osservazione, che i rovi si erano talmente sviluppati lungo la strada che pendevano dal muro, fino ad altezza uomo, con pericoli per i passanti.

A seguito delle numerose denunce degli abitanti del posto, i proprietari del terreno adiacente la chiesetta, sono intervenuti per la pulizia dell’area e inavvertitamente l’impresa edile ha demolito parte del muro antico che separa l’area della chiesetta dall’area privata. Della pulizia in corso pare sia stata informata anche la Curia di Nola. Nel corso della pulizia, oltre alla demolizione di parte del detto muro, sono stati rimossi dall’area anche alcuni ruderi di casotti di blocchi che erano superfetazioni aggiunte alla Chiesa.

Considerato che a Somma Vesuviana sono state registrate  decine  e decine di associazioni culturali e simili che operano sul territorio, sarebbe auspicabile che, oltre a denunciare prontamente simili piccoli abusi, ci fosse da parte loro una maggiore sensibilità verso i beni storici della nostra città. Dove non è riuscita l’associazione Metanova, potrebbe essere propositivo un progetto di più associazioni per salvare la chiesetta e avviare anche un recupero strutturale. Lanciamo, quindi, in primis, questo messaggio e l’invito, sperando che sia accolto.

Per quanto riguarda il muretto demolito, interesseremo la Curia,  affinché, con i propri tecnici esperti, suggerisca ai proprietari del terreno di ripristinarlo con la stessa tipologia muraria”.

 Non voglio essere polemico, certamente se i proprietari si fossero avvalsi di un impresa con specifico riguardo ai requisiti di tecnica per la categoria OG2, tutto ciò non sarebbe successo. Tale demolizione, considerato che il paese è sottoposto a molti vincoli paesaggistici disciplinati dal Codice dei Beni Culturali, è stata comunque inaspettata soprattutto per chi ha vissuto in quel posto per una intera vita. Adesso l’aspetto, così come si presenta, evidenzia una bruttura dell’immagine, evidente anche agli occhi dell’osservatore più sprovveduto. Comunque resta da capire, ed è un dovere della Curia Vescovile, come mai sia stata permessa una cosa di questo genere e come mai non è presente una cartellonistica di individuazione del cantiere. A riguardo, potremo fare moltissime e maliziose illazioni, ma per mio costume mi astengo da polemiche inutili, poiché durante la giornata di ieri con le mie foto ho turbato l’ attività del cantiere, creando in qualche operatore un po’ di malumore. Accogliamo con felicità le parole dell’ing. Rianna, auspicando che sia questo il momento adatto per quel recupero della struttura, assegnandogli un ruolo sociale, certamente necessario, ad uno spazio che risulta privo di qualsiasi aggregazione socio-culturale.