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La Giornata della Memoria a Somma Vesuviana proporrà nei prossimi giorni momenti di riflessione con dibattiti e spettacoli.

Il primo appuntamento è fissato il 23 gennaio al Teatro Summarte in via Roma alle ore 20:30 con musica dal vivo e disegni con la sabbia, ispirato al libro La Città che sussurrò di Jennifer Elvegren e Fabio Santomauro. Questa storia, fatta di coraggio e solidarietà, è basata su una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, un episodio che tiene accesa fino ad oggi la luce della speranza nella bontà umana. Con la partecipazione di Clelia Liguori (voce), Salvatore Di Russo (clarinetto), Pietro Bentivenga (fisarmonica) e Simona Gandola (Sand Art). La manifestazione è organizzata dall’ARCI di Somma Vesuviana con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il 25 gennaio, invece, a partire dalle ore 18:00 nella Sala Santa Caterina in Piazza Vittorio Emanuele III sarà la volta dell’ampio dibattito dal titolo Dire l’indicibile – Testimonianze dalla Shoah, organizzato dalla locale sezione del PD in collaborazione con l’Istituto Regionale Studi Comunità Locali. Interverranno: Giuseppe Mosca, membro dell’Istituto Regionale Studi Comunità Locali; Giuseppe Auriemma, Segretario PD Somma Vesuviana; Diana Pezza Borrelli, componente dell’ Associazione Amicizia Ebraico – Cristiana; Pasquale Lubrano, scrittore e saggista;  Ciro Raia, Presidente dell’ Irescol; Salvatore Di Fede, Segretario Nazionale Psichiatria Democratica.

Il termine Shoah – Olocausto –  è un termine ebraico e si  riferisce a quel determinato periodo compreso fra il 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l’8 Maggio 1945, fine della guerra in Europa: in quel periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale. Le statistiche indicano oltre 10 milioni di persone uccise dall’odio nazionalsocialista. Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi furono zingari, serbi, polacchi, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, o persone definite anti sociali, come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti. Ogni individuo, che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo, correva il rischio di essere perseguitato, ma alla fine solo gli ebrei furono l’unico gruppo destinato ad un totale e sistematico annientamento. Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai nazisti, gli ebrei potettero solamente abbandonare l’Europa. Il piano prevedeva che ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. La spiegazione di questo implacabile odio contro gli ebrei nasceva dalla distorta visione del mondo che considerava la storia come una lotta razziale. I nazisti, infatti, consideravano gli ebrei una razza che da un momento all’altro poteva dominare il mondo e, quindi, rappresentava un ostacolo per il dominio ariano. Inoltre, ai loro occhi, l’origine razziale degli ebrei li identificava come i delinquenti abituali, irrimediabilmente corrotti e considerati inferiori, la cui riabilitazione era ritenuta impossibile. Non ci sono dubbi che ci furono anche altri fattori che contribuirono all’odio nazista contro gli ebrei ritenuti gli assassini di Cristo, inviati del diavolo e praticanti di arti magiche. Altri fattori, invece, consideravano  gli ebrei come una minaccia per la stabilità sociale ed economica. La combinazione di tutti questi fattori scatenò quella grande persecuzione, che rimane ancora oggi l’estremo orrore della storia umana.