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La Michelangelo Srl di Somma Vesuviana è un centro di formazione professionale rivolta in particolare al mondo della meccanica di precisione e della saldatura, a cui tutti possono accedere, che ha l’obbiettivo di preparare professionisti pronti al mondo del lavoro. Non solo, dopo il corso di preparazione, il gruppo Michelangelo si impegna ad aiutare i ragazzi nella ricerca di un lavoro.
Un ambito solitamente composto da uomini, o almeno questo è il pensiero comune, perché a sentire la parola “meccanica” in pochi riuscirebbero ad immaginare una donna al lavoro.

 

E invece no. Alcuni anni fa una donna ha svolto un corso di formazione in tornitura proprio alla Michelangelo diventando la prima e unica donna ad aver mai bussato a quella porta. Dopo aver svolto il corso di formazione come tutti gli altri, la ragazza era in grado di svolgere il lavoro di tornitura esattamente come i suoi compagni di corso uomini e, come da protocollo, la Michelangelo Srl, insieme all’agenzia del lavoro Tempjob di Nola, si è impegnata nella ricerca di un posto di lavoro per la ragazza trovando però molti, forse troppi ostacoli. Certo, tutti immaginavano sarebbe stato più difficile visto il sesso della persona in questione ma nessuno poteva aspettarsi un trattamento del genere. Alcune aziende hanno addirittura rifiutato di incontrare la ragazza, di parlarle, di sottoporla al classico colloquio di lavoro.
Un colloquio solitamente serve ad analizzare la conoscenza e la preparazione di una persona in un ambito lavorativo ma in questo caso non è stato ritenuto necessario perché probabilmente trattandosi di una donna il risultato sarebbe stato scontato: non era all’altezza.
Sconfortante, certo, ma i ragazzi della Tempjob non si sono fermati ai NO ricevuti da parte della aziende del sud e hanno deciso insieme alla ragazza di mettersi in contatto con un’agenzia della Tempjob del nord. Risultato finale? La ragazza, seppure dopo tantissime difficoltà anche dal punto di vista psicologico a causa dei recenti trascorsi, ha ottenuto il posto di lavoro per merito in una importante azienda di metalmeccanica in provincia di Padova e vive felicemente lì insieme a suo figlio da ormai due anni.

Non si tratta di voler essere moralisti, né utopisti ma è così sbagliato che una donna voglia lavorare? E soprattutto, chi decide quali lavori può svolgere una donna e perché non nel campo della meccanica?
Tutto questo ha un nome e si chiama sessismo. Discriminazioni, preconcetti, spesso insulti nei confronti delle donne nonostante ci troviamo nell’anno 2021. Esiste un concetto che pone l’uomo e la donna sulla stesso piano in tutte le azioni della vita, dove non vi è differenza tra l’uno e l’altra: la parità dei sessi. Perché una donna non può lavorare in un campo che per secoli è stato considerato maschile e perché un uomo non potrebbe fare ciò che per troppo tempo è stato forzatamente considerato di competenza della donna?
Anni di lotta, di emancipazione femminile, di rivolte per le strade eppure siamo ancora costretti ad ascoltare, e spesso a vivere, storie come quelle di questa ragazza che è stata giudicata non adatta al lavoro perché donna.

È una storia triste che ha però trovato un risvolto positivo seppure lontano dalla propria terra, dalla propria casa e dalla gente in mezzo alla quale è cresciuta che non ha voluto darle una possibilità. Ha trovato un futuro altrove, in questo caso al nord Italia, in un posto dove è stata considerata una persona e contemporaneamente una professionista, indipendentemente dal sesso.
E forse è stata la cosa migliore perché “se non trovi quello che cerchi forse a cambiare non deve essere COSA stai cercando ma semplicemente il LUOGO in cui lo cerchi“.