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Pietro Menna
Pietro Menna

Pietro Menna, giovane lavoratore dell’Auchan di Nola, è un rappresentante sindacale aziendale iscritto al sindacato di categoria Uiltucs-Uil. Pietro è uno di quelli che lavorano tanto e che ha da sempre a cuore la difesa dei diritti dei lavoratori, quelli suoi e quelli di tutti i suoi colleghi. E’ per questo motivo che sta seguendo di persona dal mese di maggio la vertenza nazionale con la cooperativa finanziaria bolognese Conad, nelle cui mani è finito un comparto di 48 ipermercati e oltre 250 supermercati, abbandonati dalla multinazionale francese nell’ambito di una sconcertante fuga dall’Italia.  Nel frattempo, in vista dello sciopero di domattina, che si svilupperà in concomitanza con l’inizio del confronto sulla vertenza al MISE, Pietro fa un riassunto illuminante di tutto quello che è accaduto e che sta accadendo mettendo in guardia dai possibili pericoli che si nascondono in questa tormentata vicenda. Dal rischio di un’ondata di licenziamenti e ristrutturazioni a quello della perdita dell’articolo 18, del taglio dei salari e dei diritti, alla negazione delle agibilità sindacali nei luoghi di lavoro. Fino alla paura che i negrieri delle mafie possano impossessarsi di ipermercati e supermercati.                                   

“Il nostro obiettivo – spiega  – è di firmare un accordo sindacale al Ministero dello Sviluppo Economico. Finora, quando abbiamo tentato di stringere per sottoscriverlo, Conad è scappata. Ci ha risposto che non era possibile farlo nella maniera con cui lo voleva il sindacato. Quando siamo andati a scrivere il testo dell’ipotesi di accordo Conad infatti lo ha respinto, lo ha rifiutato ”

Puoi elencare, con parole semplici che possano cioè risultare chiare a tutti gli oltre 18mila lavoratori coinvolti in questa vertenza, quali sono stati i motivi del rifiuto di Conad a firmare l’accordo, che peraltro in un primo tempo proprio lei aveva proposto ?

“Primo motivo: la salvaguardia del posto di lavoro di tutti gli oltre 18mila dipendenti ex Auchan e Sma e di tutto il perimetro aziendale. A questo proposito la UGL ha firmato con Conad un più che discutibile accordo separato in cui si scrive di “massima salvaguardia occupazionale” e non  di ” totale salvaguardia”, il che dà il via ai licenziamenti. Ma noi di Cgil, Cisl e Uil non firmeremmo mai e poi mai un accordo del genere, che prevede licenziamenti. Nemmeno un lavoratore deve perdere il posto. Secondo motivo: tutte le cooperative aderenti a Conad devono essere vincolate da accordo alla salvaguardia dei diritti acquisiti finora goduti dai lavoratori Auchan: diritti salariali, diritti contrattuali e di agibilità sindacale nei luoghi di lavoro. Però Conad non ha voluto che nel patto fossero indicati i nomi delle cooperative con i relativi e specifici dettagli societari. E questo fa saltare ogni vincolo di responsabilità da parte delle cooperative. Terzo Motivo: l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che tutela il dipendente in caso di licenziamento senza giusta causa, il licenziamento arbitrario, discriminatorio. Conad ha dichiarato che vuole fare una ristrutturazione dei punti vendita ex SMA, molti dei quali si aggirano intorno ai 20-25 dipendenti. Ma se la ristrutturazione dovesse far abbassare gli organici di ogni singolo punto vendita ex SMA sotto i 15 dipendenti allora per legge i lavoratori del negozio ristrutturato si ritroverebbero senza più la tutela dell’articolo 18. E noi assolutamente non vogliamo questo. Anzi, vogliamo vincolare Conad, tutte le sue cooperative e tutte le aziende che potrebbero subentrare al rispetto dell’articolo 18 anche in caso di abbassamento sotto i 15 addetti del punto vendita. Come ? Nel contratto personale del lavoratore deve essere inserito l’articolo 18. Però anche su questo elemento, che noi riteniamo molto importante, Conad ci ha risposto picche.  Quarto motivo: vogliamo che chiunque gestisca il punto vendita deve garantire le agibilità sindacali. In ogni negozio dovrà essere garantito il diritto dei lavoratori a farsi tutelare dal sindacato, che a sua volta deve poter esercitare liberamente la sua azione all’interno dei luoghi di lavoro. Ciò perché sappiamo benissimo che in molti punti vendita della Conad il sindacato non c’è, non esiste proprio.  Quinto motivo: chiediamo precise garanzie sui rischi derivanti da eventuali sovrapposizioni dei punti vendita rilevate a seguito del futuro parere dell’antitrust. Questo perché l’autorità antitrust si dovrà esprimere sull’eventuale concentrazione eccessiva di punti vendita Conad. Per cui un negozio ex Auchan o ex Sma che si trova proprio vicino a un punto vendita “storico” della Conad rischierebbe di essere “eliminato” da Conad attraverso una cessione forzata a terzi.  Intanto in Italia ci sono esempi che vedono negozi Auchan e Conad uno di fronte all’altro e quindi è necessario che in caso di cessione a terzi di questi lavoratori vengano sottoscritte a priori anche per loro precise garanzie occupazionali, contrattuali e sindacali. Sesto punto, il più spinoso: che fine faranno gli appalti e i servizi ? Le imprese di pulizie del mondo Auchan che fine faranno ? I servizi del mondo Auchan che fine faranno ? Stiamo parlando di migliaia e migliaia di lavoratori. Abbiamo chiesto garanzie anche per loro ma pure su questo Conad non ha risposto. Per tutte queste ragioni è stato indetto lo sciopero del 30, per tutta la giornata”

E se si arrivasse a un mancato accordo ? Se l’accordo non si firmasse ?

“Sarebbe un atto gravissimo da parte di Conad. Ci sarà un’ulteriore mobilitazione dei lavoratori. In effetti un mancato accordo già c’è stato, quello sulla trattativa per il passaggio entro questo mese di ottobre alla gestione diretta Conad dei 109 negozi ex Auchan e Sma, che l’azienda bolognese aveva selezionato tra gli oltre 300 punti vendita acquisti dai francesi, selezionati perché giudicati quelli “sani e competitivi”. Allora ci chiediamo: se è saltato il primo accordo su quelli bravi e buoni che ne sarà di quest’altro tentativo di accordo che dovrà riguardare anche i negozi che Conad definisce brutti e cattivi ? Ora che andiamo a trattare anche per i cattivi, i fetenti, che succederà ? Ergo: se non si trova un accordo ci saranno nuove mobilitazioni”

Ma Conad non potrebbe già da ora essere propensa a un mancato accordo ? Un mancato accordo le darebbe infatti, da subito, il via libera ad affidare ai piccoli padroncini tutti i negozi che vuole e come vuole…

“E’ per questo che per noi tutti dovranno essere vincolati alle tutele che rivendichiamo. In caso di mancato accordo c’è il serio rischio che Conad continui a fare ciò che desidera”

A questo punto si potrebbe pensare che Conad non abbia interesse a firmare un patto con i sindacati. La coop finanziaria bolognese potrebbe avere tutto l’interesse a frammentare al massimo l’intero pacchetto di oltre 300 negozi che si ritrova tra le mani dopo l’abbandono di Auchan dell’Italia, per poi dare mano libera ai licenziamenti, ai ridimensionamenti strutturali e alle chiusure, mano a mano che “girerà” i punti vendita ai vari franchising sparsi nei territori. In questo modo si dividerà al massimo il fronte dei lavoratori, ormai “parcellizzato”, e i giochi saranno fatti. Frammentando al massimo la vertenza non sarà più possibile controllarla…

“E’ per questo che chiediamo una larga partecipazione dei lavoratori di tutto il Paese allo sciopero”

Frammentando le società responsabili dei vari negozi, creando una miriade di aziende e azienducole che gestiranno gli ex Auchan e Sma senza vincoli stabiliti da accordo, Conad e tutti i suoi satelliti non avranno più il problema di un blocco unitario che si potrebbe contrapporre efficacemente a un piano puntato solo ai soldi e a tutto discapito dei lavoratori…  

“Si, è così. Il rischio grosso è proprio questo”

Quindi con la frammentazione attraverso i franchising e senza nessun accordo di salvaguardia Conad e i padroncini faranno quello che vorranno e quando lo vorranno…

“Per questo è importantissimo che l’opinione pubblica si svegli. Questa è la vertenza più grande degli ultimi anni, perché coinvolge oltre 18mila lavoratori. Ma sta passando quasi in sordina. Sta passando come la Conad che ha salvato Auchan”

Ma quando il capo di Conad, Pugliese, parla di “virus in Auchan”, parla forse del fatto che i diritti acquisiti e i salari dignitosi che ancora caratterizzano i negozi Auchan-Sma siano un male ?

“Con Auchan, nonostante tutti i difetti dei francesi che abbiamo più volte rimarcato, la dignità e la qualità dei diritti e dei salari sono state nel complesso rispettate. Anzi, abbiamo anche più volte denunciato che un fattore che danneggiava Auchan in Italia, e particolarmente al Sud, era piuttosto la concorrenza sleale dei supermercati spesso border line, i supermercati della camorra, delle mafie, dello sfruttamento incontrollato”

Il grande rischio è dunque che tanti negozi possano finire nelle mani delle mafie ?

“Io spero di no. Ma ancora oggi un problema di questa trattativa è la mancata conoscenza delle reali prospettive”

Senza un accordo ben preciso, sostenuto e “benedetto” dal governo italiano, sarà la fine dell’occupazione, della legalità e della dignità del lavoro nella grande distribuzione italica ?

“E’ la nostra paura più grande. Il mancato accordo trasformerà questa vertenza in una trattativa per singolo negozio. A quel punto scatterà il classico si salvi chi può. Sicuramente sarà uno stillicidio, soprattutto per i negozi più piccoli”

Chi rischia di più ?

“Tre tipi di categorie: il piccolo negozio, l’aggregato appalti-servizi-logistica-sede Auchan e gli ipermercati ubicati in aree depresse, nel novanta per cento dei casi quelli del Sud. Basto pensare che Conad ha già una sua logistica e una sua sede. E l’attuale sede lombarda di Auchan ha 600 dipendenti. Per quanto riguarda le aree depresse c’è un esempio su tutti: all’area napoletana. Che in base ai dati Istat ha redditi da terzo mondo e dove ci sono 4 ipermercati Auchan che contano ben 700 dipendenti complessivi. Spero che nel frattempo la Regione Campania si faccia sentire. Nel Mezzogiorno il reddito di cittadinanza non ha dato un aiuto sufficiente. Il quadro sociale permane grave”