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  1. Cinque liste, 80 candidati, ieri sera nell’apertura di campagna elettorale in piazza Cattaneo – stessa ora e poche centinaia di metri più in là dell’avversario Carmine Pone – il candidato sindaco e già primo cittadino dal 2010 al 2013, Carmine Esposito, ha parlato per un’ora e 24 minuti. Preceduto solo da un intervento di Luigi De Simone, medico, già consigliere comunale e candidato sindaco nel 1997 (quando vinse Enzo Iervolino) nonché assessore di Carmine Pone dal 2007 al 2009. «Carmine Esposito ha dimostrato – ha detto De Simone – di saper riaccendere entusiasmi, di saper fare squadra, di essere un leader e qui oggi non troviamo un libro dei sogni ma immagini che parlano da sole». Si riferisce, De Simone, alla brochure in cui Esposito ha voluto riversare, in 23 pagine, non solo le foto del «prima» e «dopo» di molti luoghi anastasiani per illustrare il programma futuro ma anche le realizzazioni compiute nei suoi tre anni di governo, prima che la vicenda giudiziaria che lo travolse, portando poi ad una condanna con pena sospesa ormai scontata, decapitasse la sua amministrazione aprendo le porte all’era Abete. E della sua vicenda giudiziaria, Esposito non ha mancato di parlare anche ieri sera, precisando e facendo riferimento a «illazioni», come le ha chiamate, che lo darebbero per candidabile ma non eleggibile. «Sono candidabile ed eleggibile, nonché disponibile a mostrare ogni singola carta della mia vicenda processuale, quella che mi ha precipitato in un inferno, a chiunque lo chieda. Se chi parla di me si degnasse di leggere gli atti giudiziari nella sua interezza, capirebbe molte cose».  

Ma non sono le vicende giudiziarie, quella di Esposito, come non era e non è quella che ancora vede coinvolto l’ex sindaco Abete in attesa di processo per lo scandalo Concorsopoli, l’argomento di questa campagna elettorale. Intanto, prima di passare la parola al candidato sindaco, Luigi De Simone ha rispolverato citazioni latine attagliandole alla situazione e al protagonista. «Per aspera ad astra», per dirne una. (Attraverso le asperità si giunge alle stelle) o, ancora, «post fata resurgo» per indicare la capacità di risorgere, magari dalle ceneri, come la leggendaria araba fenice.

Quanto all’esordio del candidato sindaco, è tutto per la squadra. Ottanta aspiranti ad un seggio in consiglio comunale. «Vi abbraccio uno ad uno e vi ringrazio, quest’anno era complicato mettersi in gioco, per l’asprezza e il degrado che abbiamo dovuto vivere nella passata competizione, solo un anno fa. Ma ci avete messo faccia e cuore e tutti sarete coinvolti». Si sofferma sull’emergenza Covid, sulla necessità di un governo stabile, sul bisogno di una lungimirante programmazione, sulle disfunzioni accumulate. «Sono l’uomo del futuro per costruire insieme a voi un luminoso presente, noi non distruggiamo ma tracciamo sentieri dove gli altri vedono solo aridità. Il nostro programma è concreto, scritto nel corso di questi anni e ancor più articolato di un anno fa. In politica, come nella vita, bisogna saper aspettare, affidarsi alle proprie convinzioni anche se tutto sembra remare contro e il tempo è stato fin troppo galantuomo se stiamo ancora qui a scegliere democraticamente». Si riferisce ad un metodo di amministrazione poi, Esposito. «Ho parlato con molti giovani, tento di parlare di politica in realtà ma mi dicono che sono disillusi, disincantati, perché per lunghi anni sono stati indotti, spesso con metodi quasi violenti dal punto di vista culturale e politico, a chiedere il “piacere”, la “cortesia”, con diritti che divenivano appunto, piaceri. Questa è una cosa ignobile, perpetrata da chi vorrebbe ancora condizionare la campagna elettorale». E mentre poco più in là il candidato Pone lo appella quale «Mago Otelma», Esposito il nome dell’avversario lo fa, come pure quello dell’altro competitor, Iervolino: «Diranno di tutto di me ma c’è una cosa che non possono dire: quello che hanno fatto. Non possono portare ad esempio la loro azione quando sono stati al governo di questa città».

 

«Le vicende che hanno di recente colpito questa comunità – prosegue – insegnano che amministrare non è occupare la casa pubblica per interessi personali, esercitare il potere per garantirsi sopravvivenza politica, non è incollarsi alle poltrone per giocare al tavolo del clientelismo. L’ascolto dei cittadini sarà al centro di ogni nostra azione, governare è condividere un progetto comune e realizzarlo senza pregiudizi. Nessuno verrà a salvarci, siamo noi come comunità che dobbiamo organizzarci, aprirci al mondo, stabilire cooperazione con i comuni vicini, se no non usciremo dal guado».

E come l’avversario, dopo aver deprecato le clientele, parla di accattonaggio, ma il riferimento è ovviamente diverso. Parla di scuole distrutte, di rilancio, di nuovo orgoglio anastasiano. «Siamo pronti per per un nuovo piano di sviluppo, per infrastrutture degne di tal nome, per sostenere le famiglie e le fasce deboli, per ripristinare la biblioteca, strappata ad associazioni di diversamente abili e ragazzi a rischio, e farla diventare degna di tal nome, perché indicatore di civiltà di un paese».

E snocciola alcuni punti programmatici d’impatto sicuro: formazione che prepari i giovani al mondo del lavoro, approvazione del piano urbanistico comunale che, dalle sue parole, «Era pronto nel 2013 ma si è poi inabissato in un profondo mare di clientelismo, dell’accattonaggio, delle richieste e degli affari personali. Un obbligo morale rivisitare il Puc, con una differenza. A noi nessuno dirà che non si può approvare se non mettiamo una particella qui o una là. Chiunque sia eletto nelle nostre liste non ha e non avrà alcun interesse in merito.». Ancora: «Pensiamo ad una grande zona vesuviana detassata e, il mio impegno lo prendo qui stasera, aboliremo la quarta rata della Tari: i soldi in bilancio ci sono, quelli che provengono dalle sanzioni che il Comune ha fatto pagare alla ditta che gestisce i rifiuti, come penale per non aver raggiunto la quota prevista di raccolta differenziata».

Poi, Esposito punta sull’orgoglio identitario e mentre il suo competitor nella piazza poco lontana fa lo stesso, augurandosi che mai più Sant’Anastasia finisca nelle pagine di cronaca, il candidato sindaco di stanza a piazza Cattaneo, ex Ferrovia, rammenta: «Siamo stati per anni il faro di tutti i paesi vesuviani e dintorni, grazie ai sacrifici e all’operosità dei nostri genitori, questa sera desidero abbracciare la mia comunità e dire che credo fortemente nel risveglio delle nostre terre, così come gli 80 candidati, tra uomini e donne, che hanno deciso di condividere con me questa battaglia fino all’ultima goccia di energia. La nostra sarà un’offensiva culturale orgogliosamente identitaria, noi siamo anastasiani».

Si sa, Esposito non è stato un sindaco, nei tre anni del suo governo, a prescindere dalle sorti della sua amministrazione, propriamente «facile». Soprattutto e specialmente nel rapporto con la macchina comunale, anzi la cosiddetta «burocrazia» e il suddetto candidato sindaco hanno fatto, eufemisticamente, più volte a pugni. «Si finisce una volta per tutte di dire – incalza Esposito – che io sono contro gli impiegati. Negli anni da sindaco, e succederà ancora, io sono stato contro chi non sapeva e non voleva lavorare. La gran parte degli impiegati comunali non ha avuto la sensibilità di aggiornarsi come fa un medico, come fa un operaio, come fanno anche i contadini. Loro no. Vivevano la presenza del cittadino in municipio come un peso, invitavano gli imprenditori ad andarsene da Sant’Anastasia. Questa è la verità: se vuoi mettere un po’ di giustizia e altrettanta efficienza nella macchina comunale, diventi un mostro da criticare, si mette in moto la macchina del fango e la maldicenza».

Come in via Roma poi, anche in piazza Cattaneo diviene oggetto di campagna elettorale il cimitero cittadino. «La cosa più ignobile capitata in questo paese – dice Esposito – mi impegno a rivisitare il contratto con la ditta che gestisce il cimitero, rimetteremo tutto in discussione, la mia parola l’avete questa sera e io le parole le mantengo».

E di seguito: interventi sui sentieri del Parco Vesuvio, recupero del progetto per Palazzo Nicola Amore, la piscina comunale sulla quale si spende: «Vi do la mia parola, questa opera sarà realizzata, o comunque in importante stato di avanzamento nei primi cento giorni del nostro governo». Non manca, nel programma, il cavallo di battaglia targato Esposito: «Riuscirò, come ho già fatto, a mettere insieme tutti i sindaci della zona rossa per chiedere che ci sia dato quanto previsto dalla legge 21, ossia le misure compensative previste».

Conclude, il già sindaco Esposito: «Fermatevi cinque minuti prima di andare a votare, guardate indietro, pensate al paese, valutate chi ha amministrato meglio e decidete in piena libertà e coscienza chi è il sindaco che più ha dato a questo paese, chi tra i competitor è già riuscito a risvegliare orgoglio e identità».