Il tempo dei regali natalizi rappresenta una buona occasione per riflettere sul nostro modo di stringere relazioni con gli altri e sviluppare così la consapevolezza del come interpretiamo le tradizioni e del perché consentiamo volentieri ad un rito collettivo augurale. La spinta a regalare qualcosa o a richiedere un regalo, magari mediante la famosa letterina, manifesta il desiderio di stabilire un legame o di confermarlo e, in qualche modo, di offrire agli altri un assaggio delle proprie preferenze, di ciò a cui si tiene di più, caricandolo di un messaggio su noi stessi, come fosse una finestra che apriamo sulla nostra coscienza.
Il regalo, quindi, è il segnale di un mondo, il nostro mondo, quello che ci distingue e attraverso cui raccontiamo chi siamo, quali sono i principi in cui crediamo, quale visione abbiamo della vita, quali ideali ci fanno ancora fremere. Ecco perché parlare di regali non deve sembrare inutile ed effimero, soprattutto in questo nostro drammatico tempo, perché anche attraverso uno scambio reciproco di cose, di parole, di desideri possiamo partecipare alla definizione sociale di un impegno, ad una progettualità alternativa, alla costruzione di una novità nonviolenta nei rapporti.
Tuttavia, è proprio in riferimento a questo orizzonte di significato che cominciano i problemi. Il mondo che regaliamo, infatti, dipinge assai di frequente più un inferno di stordimento che un paradiso di intima letizia, e questo indipendentemente dalla coscienza percepita del pericolo.
Regali costosi e ipertecnologici, soprattutto rivolti alle fasce infantili e adolescenziali, oltre al danno diseducativo, comunicano una visione del mondo legata alla ricchezza come status symbol, al servilismo informatico, al capriccio di moda.
Dimentichiamo che tra regalo e dono qualche piccola differenza c’è, se il primo ci richiama allo standard prestazionale, al lusso esibito come valore, mentre il secondo alla condivisione gioiosa di ciò che si è. Siamo pronti a ripetere che ci si scambia segni e simboli più che veramente oggetti, ma non ci crediamo più di tanto.
A volte per comprendere fino a che punto siamo influenzati da una mentalità mercantilistica basta riflettere su quanti di noi, regalando un oggetto, curano di cancellare il prezzo o di eliminarne il cartellino, segno inequivocabile che un regalo è, quasi sempre legato al valore del suo costo, mai a quello di un messaggio in bottiglia: ehi, sono l’ultimo degli amanti; mi serve una bella scialuppa colma di libri, prima di perdermi in questo mare!
Si possono violentare le persone in mille modi, anche pensando di esercitare la più bella delle funzioni umane: quella della gratuità, confondendola con la competizione e la vanità.
Tentare un’inversione è possibile; forse questo è il periodo migliore per farlo. E poi tentare non costa molto.
Michele Montella
L’immagine: Gentile da Fabriano, “Adorazione dei magi” (particolare).



