Pompe funebri e camorra: il prefetto chiude un’azienda di Pomigliano

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La Prefettura di Napoli

L’altro ieri ben 18 interdittive antimafia sono state notificate in un solo giorno dall’organo territoriale. Destinataria della misura anche una ditta pomiglianese 

 

Il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha emanato un’interdittiva antimafia ai danni di un’impresa di pompe funebri di Pomigliano. La ditta è stata considerata dalla prefettura a rischio di infiltrazioni da parte di un noto pregiudicato per associazione mafiosa del territorio. Adesso, dunque, poiché le pompe funebri svolgono un servizio soggetto ad autorizzazione pubblica, l’azienda in questione non può più operare. Si tratta di un’impresa che i funzionari del ministero dell’Interno ritengono condizionata dallo stesso pregiudicato a causa del quale nel 2022 furono contemporaneamente emanate dalla prefettura ben cinque interdittive ai danni di altrettante imprese funebri di Pomigliano, Casalnuovo e Castello di Cisterna. Alla base del provvedimento appena preso c’è il sospetto che la ditta interdetta l’altro giorno sia la naturale prosecuzione di una delle cinque aziende chiuse nel 2022, pur avendo leggermente modificato il nome originario. L’interdittiva è stata quindi fatta notificare al Comune per gli adempimenti di rito.

Misure a largo raggio

Nell’ambito della stessa raffica di interdittive ( ammontano a 18 , tutte fatte notificare dalla prefettura in un solo giorno, il 15 febbraio ) sono state raggiunte dai provvedimenti ostativi a carattere preventivo un’azienda di Napoli, due di Marano e ben quattordici che sono concentrate in due piccoli comuni della penisola sorrentina, a Piano di Sorrento e a Sant’Agnello. Le aziende della penisola che sono state interdette operano tutte nel settore dell’edilizia. Si tratta di immobiliari e ditte di costruzioni. Secondo il ministero dell’Interno sono imprese condizionate da un potente clan dell’area stabiese. L’operazione preventiva ai danni di queste aziende ubicate in costiera è scattata dopo che un ambientalista di Sorrento, in lotta per evitare una speculazione, era stato aggredito fisicamente dal titolare di fatto delle imprese poi interdette. Dopo l’aggressione l’ambientalista finì in ospedale a causa delle ferite riportate.