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il sequestro in via Toscano
il sequestro in via Toscano

Con l’ultima operazione salgono a 300 gli immobili sigillati per i presunti illeciti nel rilascio delle licenze del “Piano Casa”. Il silenzio della politica locale      

 

Piano casa a Pomigliano: ancora un sequestro. Si tratta di un cantiere per la realizzazione di 28 appartamenti e box in via Abate Felice Toscano, accanto al parco pubblico “Giardini d’Infanzia”, un bellissimo spazio verde per bambini e ragazzi di proprietà comunale  di cui i lavori hanno occupato una porzione. L’operazione, messa a segno dalla polizia municipale di Pomigliano su disposizione del gip del tribunale di Nola, porta a quota 300 il numero di appartamenti, da ultimare o in fase di realizzazione, sequestrati da ottobre. L’ipotesi di reato è che gli immobili siano stati costruiti violando la legge regionale “Piano Casa” grazie a licenze frutto di procedure illecite che hanno dato il via al sacco edilizio. C’è di più. “Sembrebbe che la ditta titolare dell’ultimo cantiere sequestrato – si scrive nel comunicato stampa del comandante della municipale, il colonnello Luigi Maiello – risulti già gravata da sottoposta interdittiva antimafia della prefettura di Napoli “. Non è finita. Accertamenti da parte delle forze dell’ordine sono in corso anche su una trentina di manifesti affissi in tutta la città venerdi scorso. Manifesti siglati con l’acronimo A.C.E.P.- Associazione Costruttori Edili di Pomigliano – ma che non sono firmati da nessuno e che non riportano nomi o riferimenti degli associati. Un giallo. Sono trapelate indiscrezioni secondi cui la presunta associazione pomiglianese avrebbe la sede a Casalnuovo e farebbe capo, almeno stando alla verifica di un codice fiscale, a un senza reddito originario di Aversa, in provincia di Caserta. Il messaggio contenuto nei manifesti è un sostanziale attacco alla stampa, che doverosamente sta seguendo l’inchiesta, divenuta ormai di dimensioni enormi a causa del numero elevatissimo di immobili sequestrati e del lungo elenco di indagati, 16 tra imprenditori e tecnici, alcuni dei quali politici, ex politici e loro parenti oppure congiunti di pregiudicati per associazione mafiosa. Ma nel suo messaggio l’A.C.E.P. stigmatizza “l’attenzione mediatica che già manifesta segni di distorsione della realtà parlando di scandalo di Pomigliano e insinuando chissà quali interessi criminali alla base di investimenti milionari. E’ del tutto ingiustificato e inammissibile – si aggiunge nei manifesti – oltraggiare un’intera città e singole persone che non risultano né condannate né imputate ma soggette a indagini della magistratura inquirente. Eppure sulle pagine dei giornali si danno per certe condanno e si giunge al delirio di prospettare la demolizione di immobili la cui legittimità è sottoposta al vaglio dei giudici”. Pesanti accuse senza fondamento in quanto peraltro finora, siccome si è ancora nella fase degli avvisi di garanzia notificati a una serie di persone, non risulta che siano mai stati pubblicati i nomi delle società edili coinvolte e quelli degli indagati. Né è mai stata affermata l’origine criminale degli investimenti edilizi. Da più parti si fa inoltre notare che raccontare gli avvenimenti non significa “oltraggiare la città”. Per quanto riguarda poi la lamentala, contenuta sempre nel manifesto, in base alla quale “i danni subiti dalle imprese associate e non associate sono ad oggi ingentissimi per cui si pretende chiarezza e correttezza”, ciò può essere riferibile alle conseguenze del contenzioso giudiziario in atto ma non al lavoro della stampa, che ha l’obbligo di pubblicare l’inchiesta. Resta il silenzio della politica: nessuna istituzione o compagine locale ha commentato il manifesto anti giornalisti.