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Polo dei rifiuti: il TAR stoppa la Regione. Bocciato ampliamento ad Acerra per 100mila tonnellate

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Sindaci, ambientalisti, vescovi, comitati: è il fronte che in Campania combatte un giorno si e l’altro pure la realizzazione degli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti pericolosi, per intenderci gli scarti che infestano strade e campagne della Terra dei Fuochi. Intanto anche il Tar entra a piedi uniti nella faccenda. Il Tribunale amministrativo regionale ha appena bocciato tutte le autorizzazioni rilasciate dalla Regione per la realizzazione di un grande impianto privato destinato a ospitare decine di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, il “C-sette”, da realizzare a pochi passi dall’inceneritore di Acerra, nel polo di smaltimento in cui già si trovano una dozzina di ditte del settore. Motivo sostanziale dell’annullamento della decisione della Regione: l’ente non avrebbe informato durante l’iter autorizzativo il Comune e la cittadinanza di Acerra. Nella sentenza la quinta sezione del Tar parla di «mancata informazione preventiva sullo studio di impatto ambientale, che non è stato pubblicato, come invece prescritto dalle norme e dalle convenzioni internazionali, presso la sede comunale e sul sito regionale delle valutazioni ambientali. Conseguentemente – aggiungono i magistrati amministrativi – in assenza di una corretta informazione dei cittadini, non è stata resa possibile la partecipazione mediante le osservazioni». Questo pronunciamento potrebbe inoltre far saltare un’altra autorizzazione, concessa stavolta alla Eurometal, azienda che vuole ampliare il suo impianto di Acerra, anch’essa dislocata nel polo del Pantano, e che, aggiungendosi al progetto C-sette potrebbe far aumentare di 100mila tonnellate all’anno lo stoccaggio e il trattamento degli scarti speciali nel solo polo acerrano, che è il più grande della Campania. C’è pure in questo caso un ricorso che pende al Tar da parte del Comune, basato sempre sulle stesse obiezioni poste per il piano C-sette, e cioè che nel settembre del 2017, prima di rilasciare l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, la Regione non avrebbe coinvolto Comune e comitati. Non li avrebbe nemmeno informati. In ogni caso il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, si sente ringalluzzito dalla recente vittoria in sede giudiziaria. L’altro ieri ha postato un video su Facebook. «Il Tar – ha detto – ha accolto la tesi comunale tutta basata sul diritto all’informazione quale primo pilastro del diritto all’ambiente. Questa – ha aggiunto Lettieri – è sicuramente una sentenza storica sul diritto all’informazione ambientale. La Regione Campania dovrebbe prendere atto della superficialità con cui vengono condotte le proprie valutazioni ambientali e della contrarietà della comunità locale acerrana ad ulteriori localizzazioni inquinanti sul territorio». Lettieri non ha risparmiato allusioni al vetriolo condite di insulti.«Mentre qualche idiota – la stilettata del primo cittadino – con il solo fine di vivere qualche ora di notorietà sui social, infanga Acerra senza nessuna pietà, screditandola solo per far demagogia, questo risultato giudiziario dimostra che chi governa attualmente questa città attua l’indirizzo politico di contrasto a ogni nuovo insediamento inquinante e continua a lavorare nell’interesse della comunità ». La vicenda è zeppa di tensioni. Nel settembre dell’anno scorso era stato il leader ambientalista di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo, a lanciare per primo l’allarme territoriale sul via libera regionale al progetto C-sette e a quello Eurometal. Subito dopo il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha tuonato dall’altare del duomo contro l’arrivo dei due impianti. Quindi c’è stato un duro scontro sull’argomento, in consiglio comunale, tra l’unico consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Carmela Auriemma, e il sindaco e il presidente dell’assemblea cittadina, Andrea Piatto, accusati dai pentastellati di immobilismo. Infine è spuntato il ricorso al Tar del Comune contro il piano C-sette. «Fino al consiglio comunale del 29 settembre 2017 – racconta Auriemma – niente era stato fatto o detto dall’amministrazione comunale». Tensioni che rimangono. «Se essere definiti idioti – la stizza di Alessandro Cannavacciuolo – con l’accusa di infangare il territorio vuol dire proteggere la mia terra e la salute della mia gente ben venga allora l’accusa di essere un idiota. Il sindaco invece di borbottare farebbe bene a presentarsi puntualmente alle conferenze dei servizi per contrastare gli impianti insalubri». C’è anche un giallo in questa vicenda. Riguarda una terza autorizzazione, per un altro impianto di stoccaggio degli speciali rilasciata dalla Regione nel marzo di quest’anno alla Tony costruzioni. Nell’autorizzazione palazzo Santa Lucia ha scritto che il Comune di Acerra e l’Arpac «pur essendo stati regolarmente convocati e sollecitati non hanno partecipato alle sedute della conferenza dei servizi né hanno mai inviato il proprio parere di competenza». «E ad oggi – conclude Cannavacciuolo – non c’è un ricorso del Comune contro la Tony costruzioni». Insomma, la faccenda oltre che tecnica è anche politica. Resta sullo sfondo il problema di come smaltire i rifiuti. In casa propria nessuno li vuole ma da qualche parte devono pur andare.